Serie TV

Ho visto tutto Game of Thrones per la prima volta, dopo che è finito.

Dopo il clamore per l’ultima stagione, ho deciso di vedere Game of Thrones per la prima volta. La mia storia fatta di emozioni, impressioni a caldo e spoiler, vecchi e nuovi.

Premesse.

Questa è la maxi-storia di come ho deciso di vedere Game of Thrones per la prima volta, tutto d’un fiato, dopo che è finito, dopo che tutta la bagarre mediatica e social era conclusa. Non è una storia semplice, è stata irta di difficoltà, non è andata come mi sarei aspettato e forse mi ha aiutato a capire qualcosa in più dei social moderni, dell’evoluzione del linguaggio seriale e soprattutto del valore di uno spoiler.

Ma andiamo con ordine.

Un’anticipazione: non sono un divoratore seriale. Si può dire che il mio abbonamento Netflix sia utile principalmente ai miei compagni di piattaforma, che si possono permettere un caffè in più al mese per non dover pagare la mia parte. Tant’è, però, è lì, vale il tempo che mi risparmio a non dover cercare sui siti di streaming bielorusso quando, ogni tanto, guardo qualche serie.

Ma le alzi ‘ste sopracciglia?

La mia storia inizia tanti anni fa, in un tempo indefinito. Non ricordo esattamente quando per la prima volta ho sentito parlare di Game of Thrones. Sono abbastanza sicuro di essermi fatto qualche domanda quando ho cominciato ad avvistare certi nomi di amiche su Facebook, tipo “Egidia Khaleesi Vrenzole” (attenzione: nome modificato per motivi di privacy). Forse devo aver sbroccato alla seconda o terza volta che vedevo il commento “Non sai niente Jon Snow” sotto i post di Roberto Burioni. Sicuramente mi sono fatto delle domande quando ho visto una storia di ZeroCalcare con menzionato un fantomatico giovane re, biondo e cattivissimo.

Il punto è che, da non divoratore seriale, non ho mai voluto vedere Game of Thrones.

Le indecisioni e l’esperimento.

Non chiedetemi perché, non lo so nemmeno io. Dev’essere stato un insieme di concause. Non sono mai stato tanto appassionato di fantasy e robe medievaleggianti in generale; questo può essere stato un fattore, ma comunque odio pormi dei limiti con i generi. Anche il mio odio per i flow social e per il mainstream ha contribuito a farmi ignorare questo prodotto. Intendiamoci, non ho mai avuto il rifiuto verso Game of Thrones, né l’ho vomitato nei social e nelle conversazioni per puro gusto del bastiancontrario.

Ho sempre solo glissato l’argomento, stando al mio posto quando la conversazione al bar mi escludeva, rifugiandomi nel mio bicchiere. Questo perché, appunto, non era un rifiuto, ma un semplice guardarsi da lontano, impaurito anche dalla possibilità di cadere in qualcosa di più grande di me, che poteva trascinarmi nel baratro del binge watching, come Breaking Bad.

L’uscita dell’attesa ultima stagione è stato l’apice di questo sentimento. Con la fierezza arrogante di chi beve solo un bicchiere di spumante a capodanno o non ha mai fumato una sigaretta, ho visto la gente scannarsi per problemi di sceneggiatura che non sapevo e fare riferimenti che non capivo.

Ero al di sopra di tutto ciò.

A riportarmi sulla terra ci ha pensato la mia ragazza, che, dopo aver insistito per mesi perché vedessi questa serie e aver incassato i miei mugugni indistinti di risposta, ha capito la tattica migliore: mi ha mollato i dvd delle prime due stagioni sul cuscino.

Così una sera in cui dovevo riordinare casa e togliere la roba stesa, ho fatto partire la prima puntata e ho capito subito che potevo autosottopormi a un esperimento folle.

Ho capito che potevo dare un giudizio definitivo su Game of Thrones.

Non avevo letto i libri, non sapevo niente Jon Sn…, nulla di nulla, ero privo di informazioni e di inclinazioni. Non amavo il genere, e non lo odiavo. Non ero condizionato dai social, perché la bagarre era finita, le fomentate discussioni al bar pure. Ero libero. Libero e perfetto per giudicare.

***** ATTENZIONE: SPOILER TOTALE SU TUTTA LA SERIE DA QUI IN POI *****

Stagioni 1 e 2: L’inizio.

Le prime puntate della storia dei Sette regni di Westeros sono noiose. Non giriamoci troppo attorno. Sì ok, Jamie Lannister spinge Bran giù dalla torre perché quest’ultimo lo ha visto farsi la sorella Cersei, nonché moglie di Re Robert. Scioccante, ma al momento non abbiamo ancora capito bene di che serie stiamo parlando. Non ci siamo ancora affezionati a nessuno. Fortunatamente ho la minima comprensione del valore di un prodotto per capire che le migliori serie sono così: per essere veramente fighe devono preparare il piatto con calma, non basta infornare e accendere i nostri entusiasmi subito. Ci vuole una lunga preparazione.

I primi episodi certamente servono a delineare le parti che, si è capito, andranno a concorrere per sedersi sul trono. I Lannister sono, evidentemente, dei maledetti figli di puttana, ma con, dalla loro parte, il fascino di chi sa cosa vuole e come ottenerlo (Serpeverde is that you?). I Baratheon sono lì, sono importanti, ma danno fin da subito la sensazione che saranno un po’ inutili (Corvonero? Va bene, la smetto subito). Daenerys è a Essos,  lontana e costantemente denudata di vestiti e dignità, vittima di un adolescente isterico (suo fratello). Gli Stark, con a capo quello che pare il protagonista della serie, Ned, sono quelli giusti, tontoloni, teste di cazzo, ma corretti e buoni. Punto su di loro subito.

Dopo 5 puntate di chiacchiere, giochi di palazzo e miei “Dai che mò inizia qualcosa di interessante”, alzo finalmente il sopracciglio alla sesta quando Khal Drogo “incorona” Viserys con l’oro fuso. Forse si comincia a ragionare.

Soprattutto però muore Re Robert Baratheon, Ned scopre che i principini sono in realtà nati dall’incestuoso rapporto di Cersei con suo fratello, e sceglie erroneamente di essere onesto con lei, un’arrogantissima stronza a cui importa solo dei figli e del potere, causando, di fatto, la propria cattura.

Ned Stark il buono viene portato al patibolo e c’è un momento in cui tutto il mondo si è reso conto che non si era davanti a una serie normale perché… IL DRAMMA.

Non mi riferisco a ciò che succede subito dopo. Vi ricordate la ragazza cui sopra che ha insistito tanto perché io vedessi questa serie? In quel precisissimo istante mi ricordo di qualcosa che mi aveva detto mesi prima in una delle conversazioni atte a convincermi di ciò.

Devi vedere questa serie perché distrugge ogni canone, ammazza i personaggi anche quando sembra che siano intoccabili.

30 secondi prima che la lama tagliasse la testa di Ned Stark, personaggio più amato da tutti fin lì, avevo capito che non sarebbe arrivato nessuno a salvarlo. Il rumore della testa cadente di Eddard mi ha turbato, non scioccato. Quei 30 secondi di anticipazione furono pochi, ma mi fecero capire una cosa: non ero immune agli spoiler come pensavo.

Nel frattempo, puff, Daenerys fa spuntare tre draghetti.

Segue una seconda stagione sulla stessa linea. Chiacchiere, intrighi di palazzo, atti a far succedere di tutto nelle successive. Attendo pazientemente quel momento. Le fazioni si delineano. Robb Stark e Daenerys emergono. Jon Snow il bastardo è alla barriera. Ah, muore Renly Baratheon in modo molto figo.

Stagione 3: Lo stallo.

Dopo la fine della seconda stagione ero motivato ad arrivare alla fine, ma non ero entusiasta, né innamorato. Ammettevo il suo valore, grandissimo in termini di struttura e nell’essere Breaker of Chains dei cliché narrativi, pioniere di una narrazione televisiva totale, mai”personaggiocentrica”, mai scevra di evoluzione dei personaggi stessi. Spuntava anche Ygritte, autrice dei commenti sotto i post di Burioni di cui sopra, “You know nothing Jon Snow”;  wow, ecco perchè.

Però i miei ragionamenti erano totalmente razionali, mai emotivi.

Nel frattempo ho fatto uno dei più grandi errori possibili. Ho cercato un video su YouTube per rivedere la morte di Ned Stark.

Teniamo da parte questo momento, ci sarà utile più tardi.

La terza stagione, forte di un probabile aumento del budget, stava vedendo alzarsi anche la qualità delle scenografie, degli effetti speciali e della regia. la sceneggiatura rimaneva il punto forte: i personaggi sullo schermo erano veri, le loro evoluzioni erano viscerali, sentite.

Però…

Non voglio sputare nessuna sentenza, ma ero profondamente annoiato da chiacchiere e intrighi. Se non avessi avuto qualcuno che insisteva attorno a me di continuare, da non fanatico di serie tv, né di fantasy, avrei probabilmente mollato. Se fossi almeno uno di questi due profili probabilmente parlerei diversamente, ma stiamo facendo le pulci alla serie del decennio, quindi devo dirlo.

Metto come eccezione la mossa Kansas City di Daenerys per prendersi gli immacolati dagli schiavisti, che rimane uno dei momenti più fighi di tutta la serie.

Ah, come shock metterei il Red Wedding, ma, per via dell’impostazione mentale datami dallo spoiler maledetto di cui sopra, diciamo che, per dirla alla americana, purtroppo l’ho visto arrivare qualche minuto prima. Credo che se avessi visto la serie mentre stava uscendo, senza quell’idea inculcatami in testa durante tutta la visione, pur sapendo, a quel punto, di potermi aspettare un po’ di tutto da GoT, non  avrei previsto una cosa del genere.

Sarebbe stato un sacco figo. Non lo è stato per me. DANNAZIONE.

Stagione 4: La svolta.

Con l’inizio della 4 invece le cose cambiano profondamente. Vederle così velocemente, vi assicuro, mi ha fatto rendere conto del balzo enorme di budget che c’è stato dalla prima alla quarta stagione. Guardatevi la differenza delle inquadrature di King’s Landing e ad Essos in generale tra i primi episodi e questi per farvene un’idea.

Già dalla prima puntata, ancora prima che succedesse qualcosa di particolarmente interessante, sentivo qualcosa di diverso: il ritmo sembrava accelerato, quel tanto che basta per tenermi più incollato allo schermo.

E infatti, seconda puntata e SBAM, muore quel grandissimo figlio di meretrice di Jeoffrey. GODURIA IMMENSA.

A volte mi è capitato di pensare, volendo essere critici, che questo personaggio fosse rappresentato in modo veramente troppo odioso, quasi forzatamente, ma in quel momento mi sono lasciato andare completamente alla sospensione dell’incredulità e ho belato di piacere.

La quarta stagione è proseguita poi alla grande, tra personaggi epici, tipo Lady Olenna e Oberyn, e momenti spettacolari, tra cui purtroppo la morte di quest’ultimo. Tutta la fase del processo a Tyrion, accusato della morte di Jeoffrey, è incredibile e ha due tra le più alte scene della storia della narrazione visiva: la sua arringa disperatamente incazzata in cui sfoga tutte le umiliazioni che la sua vita di nano malefico ha subito e il momento in cui vede l’amata Shea nel letto del padre Tywin, personaggio tanto spietato quanto complesso e affascinante, e uccide entrambi tra le lacrime; uno dei momenti più intensi che io abbia mai visto su uno schermo.

La quarta stagione è stata quella che mi ha fatto entrare nel baratro di Game of Thrones, che ha cominciato a farmi canticchiare il tema principale, ciondolando entusiasta, ogni volta che partiva la sigla.

Parlando con persone che hanno letto i libri, molti ritengono che qui inizino i problemi della serie e che le prime tre stagioni siano le migliori perché, al contrario di quelle successive, non si distaccano troppo dalle opere di Martin. Per i motivi che ho spiegato sopra, essendo totalmente libero dall’influenza dei libri e della passione per il fantasy, voglio invece dire che, a livello meramente televisivo, qui si toccano livelli altissimi.

Fanno eccezione tutti i momenti in cui la scena si sposta sul filo narrativo del viaggio di Bran e della sua assurda compagnia. Ogni volta che inquadravano quella faccia, personalmente, avevo le coliche, ma perdonavo tutto, pensando che sicuramente c’era un motivo più alto per sviluppare quella parte di storia. Chi è arrivato alla fine della serie starà già ridendo, o piangendo.

Stagioni 5 e 6: I più alti picchi della narrazione televisiva.

Dopo la quarta stagione ormai sono del gatto: faccio domande, approfondisco la storia, sto incollato al pc e provo a cogliere ogni dettaglio, ogni sfumatura.

Non ho più bisogno che mi si riepiloghino le casate, gli eventi passati o i personaggi; sono talmente dentro che comincio a preoccuparmi di diventare un maniaco di quelli che si cambiano il nome su Facebook (non lo farei mai, ma per la cronaca sarebbe Riccardo Davos Cavagnaro).

Tutto bene dunque? Non proprio.

Vi ricordate quando vi ho detto che avevo cercato il video dell’esecuzione di Ned Stark (lo faccio spesso con le scene che mi piacciono)? Ecco, ero stato bacchettato da molti, perché stimolare i cookies di Google può essere molto, molto pericoloso, il primo errore da evitare se si vuole evitare spoiler.

Dopo quella lavata di capo generale, mi ero reso conto dell’errore e avevo evitato altre ricerche. Il signor Google mi ha voluto punire comunque, proponendomi nelle settimane successive, mentre guardavo tutt’altro contenuto, due video suggeriti, con i seguenti titoli:

  • Cersei & Jamie Lannister Death Scene

Ma soprattutto…

  • Kit Harington’s Reaction to Jon Snow Killing Daenerys Targaryen in Game of Thrones Finale

NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO.

E così che imparai la prima grande lezione sull’internet che, da ex menefreghista delle serie, non sapevo: The Web is dark and full of spoilers.

Dopo questa delusione andai avanti comunque, ovviamente.

Anche perché le stagioni 5 e 6 mi stavano riempendo di soddisfazioni, di sentimenti in evoluzione verso i personaggi, come l’odio e il fascino verso Ramsay Bolton, o il disprezzo e basta verso Lord Baelish, e di scene che sono entrate nel mio immaginario visivo in maniera potentissima, come quella del massacro dell’armata dei morti a Hardhome oltre la barriera; credo forse la scena più impressionante, spaventevole, suggestiva e ben riuscita registicamente che io abbia mai visto. Ho ancora i brividi se ci ripenso.

Non menzioniamo poi il trauma di Shireen. Mio Dio le lacrime.

Lo spoiler è entrato in gioco ancora però, sia in forma web che in forma limitless. 

Sapere che Jon Snow, bene o male, sarebbe arrivato fino alla fine, mi ha tolto il sapore di chiedermi se era stato veramente ucciso dai guardiani della notte traditori, alla fine della quinta stagione.

E cosa intendo per spoiler limitless? Beh, sapete quella storia che usiamo solo il 10% del cervello? E che, come nel film Limitless, tutte le informazioni da noi recepite nella vita sono sopite in qualche angolo del cervello senza che noi riusciamo ad utilizzarle? Ecco, ho avuto esperienza diretta di questa teoria, perché, durante il finale della sesta stagione, mi sono improvvisamente ricordato di uno spezzone di conversazione che devo aver captato durante una di quelle serate al bar in cui facevo l’escluso dal discorso:

E poi nel finale c’è la regina che, quando non se lo aspettava nessuno, fa esplodere il tempio con tutti i suoi nemici dentro…

Porca. di quella. p…..

Un’altra volta ho visto almeno due minuti prima l’esplosione del tempio di Baelor con Cersei che guarda il tutto senza emozioni.

L’amarezza per questi momenti è stata molta, ma non ha cancellato il picco di hype emotivo che ho raggiunto durante queste stagioni. La cosa più magistrale che ho mai visto su uno schermo. Uno schema preparato alla perfezione, che è rotolato come un masso in un dirupo in un tripudio registico.

Stagioni 7 e 8: Jesus Christ. 

E poi, puff. Sono arrivate le ultime due stagioni.

Chi ha letto questo lunghissimo articolo certamente è arrivato fin qua  perché ha visto tutta la serie, l’ha amata e, con buona probabilità, ha odiato come hanno gestito le ultime due stagioni, a prescindere della conclusione, che per estremissimo scrupolo, non scriverò espressamente.

Non voglio entrare in polemica riguardo le scelte fatte dagli sceneggiatori per questa ultima parte di quella che è INDUBBIAMENTE la serie del decennio e tra i migliori prodotti televisivi di sempre. Penso si sia scritto tanto a riguardo, da parte di chi è molto più indicato di me a farlo, anche da noi di MacGuffin.

Voglio invece concentrarmi rapidamente su come ho vissuto io, nelle mie condizioni, questa conclusione, soprattutto con la spada di Damocle dello spoiler malefico sopra la testa, che mi ha rovinato probabilmente uno dei colpi di scena principali.

Da utente dell’internet, mi era arrivata a piena voce l’opinione comune sul fallimento degli sceneggiatori delle ultime stagioni, non più supportate dalla narrazione di Martin, ma interamente originali. Durante l’intera visione sono stato bombardato dalle opinioni di chi conosceva i problemi e che ha rovesciato su di me tutte le sue frustrazioni (senza spoiler). Ho così affrontato la visione con così tanto senso di consapevolezza di stare vedendo un prodotto deludente, da rischiare di apprezzarlo.

Ho infatti adorato la settima stagione mentre la guardavo, soprattutto perché mi ha regalato i momenti di goduria più alta: la distruzione della casata Frey da parte dell’amore della mia vita Arya e, soprattutto, l’esecuzione a sorpresa di Lord Baelish. Riguardiamola per favore prima di concludere.

Oh sì.

A voi che mi state insultando, non preoccupatevi: l’ottava stagione, il finale e, soprattutto, la distruzione del lavoro fatto in 8 anni per fare arrivare Daenerys a King’s Landing, per poi farla impazzire così, ha convinto anche me a bocciare le ultime due.

La domanda che ci dobbiamo porre prima di concludere, a questo punto, è la seguente: hanno queste due stagioni rovinato tutto ciò che è stato fatto in 8 anni pazzeschi ?

Conclusioni.

La risposta è no.

Se Game of Thrones è riuscito a prendere un non guardatore di serie che, nella vita, di fantasy, ha apprezzato solo Il Signore degli Anelli e ha rischiato anche solo lontanamente di trasformarlo in un piccolo fan da Comicon, vuol dire che è una storia pazzesca, presa è portata su schermo in una maniera impeccabile.

La fortuna di questa serie è stata quella di attingere da un libro che aveva già un profondo fandom, che gli ha permesso di avere una fetta di pubblico tale da lavorare con calma nelle prime stagioni, conscio di non essere tagliato per scarsi ascolti tv, per preparare un prodotto televisivo e narrativo senza eguali, che son felice di aver visto, e che mi ha confermato come non ci si debba mai porre limiti davanti a nessun tipo di preconcetto di genere: se un prodotto è fatto coi controc. allora vale la pena vederlo. Punto.

Mi permetto però, prima di concludere, di dare un piccolo consiglio a Google:

Caro Google,

so che stai investendo molto sulla sicurezza informatica, un settore che sarebbe molto importante per sviluppare un mondo web che ci faciliti la vita, senza rischi dovuti ad hacker e ad aziende che ci rubano i dati.

Ecco, tutto ciò è meraviglioso, ma io ti dico che là, oltre la barriera di fuoco, c’è un pericolo più importante da sconfiggere.

Per questo ti chiedo: sposta TUTTO il tuo budget allo sviluppo di un filtro antispoiler. Non ti chiedo molto. Una piccola iconcina, che io clicco e che mi fa inserire un argomento di cui io non voglio vedere niente: video correlati, suggerimenti di ricerca e chi più ne ha più ne metta.

Sarebbe fantastico.

Ti ringrazio in anticipo.

Tuo Riccardo Davos Cavagnaro

Game Of Thrones

Ed è durato pochissimo

Article written by:

Riccardo Cavagnaro

Vede la luce nell'anno 1991. Da quando ha visto "Jurassic Park" all'età di 3 anni sogna segretamente di toccare un dinosauro vivo. Appassionato lettore, viaggiatore, ascoltatore di musica e bevitore. Tutte queste attività arricchiscono sicuramente il suo bagaglio culturale, ma assottigliano pericolosamente il suo portafogli.

By continuing to use the site, you agree to the use of cookies. more information

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi