la casa di carta
Serie TV

La casa di carta, la bellezza della sindrome di Stoccolma a Madrid

La casa di carta, la bellezza della sindrome di Stoccolma a Madrid My rating: 4 out of 5

Pensate se Netflix non avesse comprato e distribuito in giro per il mondo questa perla della televisione spagnola! Perché voi l’avete vista La casa di carta vero? No? Allora fatevi un tè e mettevi comodi perché vi sto per raccontare di una splendida storia d’amore…

(QUELLA TRA ME E I PERSONAGGI DI QUESTA SERIE)

Eh già, non è stato un colpo di fulmine e quasi me ne pento adesso che ho capito i veri sentimenti che provo per questa sceneggiatura e i suoi interpreti.

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“E la maquette ce l’avete?”
“Certo, Prof!”

I motivi del perché mi abbia preso così sono tanti e tarderei nell’elencarli tutti; cercherò quindi di farlo man mano che vi racconterò de La casa di carta, una serie prodotta nel 2017 dall’emittente spagnolo Atresmedia e andato in onda sul canale in pay per view Antena3. Già in patria La casa de papel era stato un successo ben oltre le aspettative, ma il salto alla ribalta mondiale arriva con l’acquisto dei diritti della serie da parte di Netflix.

Che ormai sta diventando un po’ il Mino Raiola del mondo dei prodotti audiovisuali: “Hai il 10% di share nel tuo Paese? Allora ti compro e ti metto nel mio harem di calciatori/puttane serie tv e tutto il mondo mi pagherà per vederti” anche perché se puoi puntare alla Champions League non rimarresti mai in una squadra che lotta solo per la Liga.

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“Senti un po’ Casa de Papel, cosa ne pensi della Premier?”

E su questo, Netflix come Raiola, hanno ragione! La casa di carta è una serie 100% made in Spain ma con il potenziale di una bomba atomica pronta a deflagrare in tutto il mondo. Questo perché, a differenza di cose come Suburra – La serie, mette sul tavolo temi comprensibili a qualsiasi essere umano: rabbia, violenza, amore, paura, rassegnazione, debolezza, orgoglio, pentimento e felicità, libera da preconcetti derivanti dalle categorizzazioni.

LA CASA DI CARTA È UNA GIOSTRA DALLA QUALE NON POTRETE PIÙ SCENDERE

Un vero e proprio turbinio di emozioni che vengono messi in scena da uno stuolo di attori perfetti per ciò che sono stati scritturati. Non siamo davanti a nessun Leonardo DiCaprio in versione tortillas de patatas però ognuno dà il meglio di sé e questo lo spettatore lo percepisce. La trama è apparentemente semplice: un tipo molto intelligente mette insieme un gruppo di criminali e reietti per assaltare e prendere il controllo della Fabrica de Moneda y Timbre di Madrid, la Zecca spagnola. L’inizio del colpo dà il via a una cascata di eventi e flashback che diventano sempre più emozionanti di puntata in puntata.

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Tutto molto tranquillo eh

Il vero protagonista è il Profesor (Álvaro Morte), che guida una banda di persone che tra di loro dovrebbero rimanere anonime e quindi si danno nomi di città: Berlín (Pedro Alonso) è il responsabile esecutivo del colpo mentre Tokio (Úrsula Corberó) è la protagonista femminile e voce narrante della serie. Con loro ci sono Río, Moscú, Nairobi, Helsinki e Oslo, tra i quali forse solo quest’ultimo si può definire davvero “personaggio secondario”.

La forza de La casa di carta è proprio la credibilità dei personaggi, sequestratori, sequestrati e poliziotti, tutti accomunati da una fragilità emotiva imbarazzante mentre la linea sottilissima che li divide si flette come un filo con troppi panni stesi. La retorica messa in piedi dal Profesor è magistrale come il suo personaggio, capace di far vibrare queste prime 13 puntate. Non senza fatica, è bene ricordarlo, perché il trasporto vero comincia all’incirca a metà, momento in cui smetterete di guardare una puntata al giorno e non riuscirete più a staccare gli occhi dall’assedio fisico e psicologico che avrete davanti.

A mio parere il risvolto poliziesco della vicenda è puro contorno, insalata verde scondita in confronto alla succosissima portata fatta di sentimenti puri e crudi, tanto nella felicità quanto nella tristezza. Alla fine tutti i tasselli si incastrano per bene: l’azione, la sdolcinatezza, ironia e serietà, agitazione e sospiri di sollievo.

Il senso è tutto qui, un gioco di contrasti tra buoni e cattivi, legge e crimine, menzogna e verità, aspettative e realtà. Insomma una delle migliori serie che io abbia visto negli ultimi tempi.

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Detto questo il consiglio che mi sento di dare a tutti è di fare un piccolo sforzo e guardare La casa di carta in lingua originale (con i sottotitoli al massimo) perché guardarla doppiata farebbe perdere molto del pathos che i personaggi riescono a dare con termini ora gergali e ora forbitissimi. Che poi diciamocelo, tra questa e Gomorra probabilmente avrete meno difficoltà a guardare La casa di carta!

E LA SECONDA STAGIONE?? – DA QUI IN POI SPOILERRRRRRR –

Se stai continuando a leggere è perché sei tra quelli che si sono già lasciati avvolgere da La casa di carta e probabilmente sei rimasto a bocca spalancata come il sottoscritto nel momento della scena finale della prima stagione! E qui faccio i miei complimenti al señor Álex Pina perché passare da produrre gli adattamenti spagnoli di Tre metri sopra il cielo e Ho voglia di te a La casa di carta è un bel passo avanti per l’integrità morale di una persona.

Álex Pina, a sinistra nel pieno del suo momento Moccia, a destra dopo il percorso di recupero

A questo punto però cosa può succedere? Diciamo che anche il trailer della seconda stagione non lascia troppo spazio alla fantasia, nel senso che è ovvio che le cose andranno a rotoli con la scoperta della villa dove avevano preparato il colpo.

EPPURE! Non ci credo che el Profesor non abbia pensato anche a questa eventualità dai! Ormai tutte le volte che sembrava stesse arrivando il peggio dal cappello ha sempre tirato fuori il coniglio, perché stavolta non dovrebbe essere così?

O forse il punto di svolta sta proprio qui! Chissà, magari alla fine finisce tutto ammerda e la morale è che non puoi controllare le cose per quanto tu ti ci possa impegnare, perché alla fine l’imprevedibilità vince sempre.

Beh queste non sono nient’altro che speculazioni gratuite indotte dall’astinenza quindi non fateci troppo caso. Però sì, se non si fosse capito non vedo l’ora di vedere come possa andare a finire questa faccenda. E tra l’altro sono molto grato agli sceneggiatori che abbiano fatto finire il tutto prima di renderlo stucchevole, bravi ragazzi!

In ogni caso sfruttate i commenti di Facebook per farci sapere come potrebbe finire questo piccolo gioiellino della televisione spagnola e ricordatevi di fare un giro anche sulla pagina dei nostri amici di Serie Tv News.

Article written by:

Stefano Ghiotto

Studio Architettura e si sa, al giorno d'oggi non ci si può più mantenere facendo l'architetto. Quindi cerco di fare qualsiasi altra cosa nella speranza di non arrivare mai alla prostituzione. Mi piacciono i film con trame complicatissime (che alla fine ti danno la stessa sensazione di benessere del bagno di casa tua dopo una giornata in Università) e le serie che non si caga nessuno come le patatine gusto "Cocco e curcuma".

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