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L’attacco dei Giganti – Seconda stagione: bestemmie sparse e perfezione

L’attacco dei Giganti – Seconda stagione: bestemmie sparse e perfezione My rating: 4.5 out of 5

Sono qui che devo ancora capire se era meglio scrivere questo articolo appena finita la seconda stagione de L’attacco dei Giganti o farlo adesso a mente un po’ più lucida. È dura, dato che l’unica cosa a cui riesco a pensare è DATEMI LA CAZZO DI TERZA STAGIONE E FATELA DA VENTIMILA EPISODI GRAZIE. Ok, sfogo andato.

Ora, per non caricare troppo l’articolo vi rimando alla recensione della prima stagione, la trovate qui. Al suo interno sugose indiscrezioni tra cui “perché sono nato stronzo e non ho comprato il primo volume del manga”. Esatto, non ho letto il manga. Sto ancora provando a non farmi spoilerz. Lo so, finirà male, ma almeno permettetemi di credere ancora in qualcosa.

Quindi capite bene perché ora vi scriverò questo simpatico disclaimer da tenere bene a mente:

DA QUI IN POI SPOILERZ CAZZUTI COME IL GIGANTE CORAZZATO

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L’attacco dei Giganti riprende esattamente dove lo avevamo lasciato: con Annie diventata una Bestia Cristallo di Yu-Gi-Oh. E sono subito bestemmie perché il Gigante apparso dalle mura dopo lo scontro con Eren magari non doveva venir fuori.

Bene: quesito namber uan. Le mura sono quindi state costruite grazie alla peculiarità dei Giganti di sembrare cristalli di Sailor Moon. Manca solo che sti esseri facciano il caffè al mattino e poi sono full optional. Ma la domanda è: sono state costruite dai Giganti? O in collaborazione con l’umanità? Oppure i tizi in grado di trasformarsi le hanno costruite salvo poi lasciarle agli umani? Una roba alla mitologia greca insomma. Sono umani ma ci innamoriamo di loro eccetera eccetera.

Quesito namber tu. È ormai innegabile che si possa diventare Giganti. Ma di quelli stronzi che non sanno muoversi. La scena straziante della mamma di Connie conferma da subito che la transizione è possibile. Ma si può tornare indietro? Ymir l’ha fatto, ma solo perché era già stata “infettata” con il germe Gigante. Perciò ecco il domandone: erano sempre tutti essere umani quelli che sono stati uccisi come Giganti?

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Facciamo assorbire un attimo questa cosa. Il Gigante Bestia lo dice chiaro e tondo quando ruba il congegno per la manovra tridimensionale: “sapete che siamo nella nuca”. Quindi non si uccide un Gigante, ma l’umano che lo è diventato (consapevole o meno). Tolto il WTF totale quando parla per la prima volta, lui aiuta gli altri Giganti, a differenza del Corazzato e del Colossale che non sembrano avere questo gran rapporto con i cugini ritardati.

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Veniamo a loro dai. Alla strana coppia di questa seconda stagione de L’attacco dei Giganti. Reiner e Berthold(o).

Unpopular opinion: a me la gestione del grosso colpo di scena non ha fatto impazzire. Capisco benissimo la volontà di creare un meccanismo di contrasto tra la rivelazione in sé e la maniera in cui Reiner lo spiattella a Eren, ma io per queste cose così enormi prediligo la classicità: sipario che si alza ed ecco a voi la dura verità. Perché mentre Reiner parlava io ero convinto che stesse bluffando per testare la lealtà di Eren al genere umano e, capendo invece il contrario, ho sentito il tutto un po’ smorzato. Come la faccia di Bertoldo insomma. Caro mio ripigliati perché sembra ti abbiano abbandonato in autostrada.

E quindi loro due hanno dato inizio a tutto sto casino. Per riprendersi Eren. Perché ha sta benedetta Coordinata, cioè il potere di controllare i Giganti non senzienti. Suo padre si è divertito parecchio in quella cantina eh? Sempre che sia lui ad aver infilato i power-up al figlio perché evidentemente andare a funghi o guardare la partita non era abbastanza. Ma oh, ci sta, se impara a controllarlo (cosa che immagino sarà molto più complessa del previsto), ha risolto parecchi problemi all’umanità. Tipo: bisogna andare in quella cantina con sta cazzo di chiave che tira fuori ogni attimo e va bene ok abbiamo tutti i nostri problemi? Te la fai easy a piedi spostando i Giganti come fossero i carri armati di RisiKo!. Nel mentre pigli pure la Kamchatka e con la combo cavaliere, fante, cannone la vinci facile.

Altre considerazioni.

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Se nella prossima stagione non c’è una percentuale di Levi/Rivaille che rasenta il milione mi do fuoco alle dita dei piedi. Davvero, ho sincero bisogno di rivedere quella perfetta macchina di morte in azione. “Poesia in movimento”, diceva qualcuno.

Quello che ha reso perfetta la prima stagione c’è anche nella seconda? Cazzo sì. Di nuovo, andate all’altro articolo, non ha senso ripetere tutti i motivi per cui questo anime è incredibile.

Il dualismo di Reiner e Berthold è un lato de L’attacco dei Giganti da sviluppare assolutamente. Sono entrambi convinti della propria missione ma allo stesso tempo spaccati a metà nel profondo. Soldato o guerriero? La seconda prevale, ma sarà sempre così?

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Magistrale la morte di Hannes. Racchiude tutto L’attacco dei Giganti. Eren che convulsamente prova a fare qualcosa mentre tutto attorno a lui sta crollando. E non ci riesce, e il suo spirito viene frantumato ancora e ancora e… si rialza. Con la forza della disperazione, quella vera, viscerale, capace di stravolgere le carte in tavola perché il mix di totale resa, vendetta e persone da proteggere brucia l’anima di Eren così a fondo da permettergli di essere il vero baluardo dell’umanità. Perché sì, c’è speranza, ma il prezzo da pagare sarà sempre più alto.

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E il tizio che esce dalla schiena del Gigante Bestia? Eh, porco mondo, VOGLIO RISPOSTE. Avrà raggiunto una perfezione tale da potersi “staccare” dal suo gigante? O è un semplice passeggero? O lo stava solo azzimando? Anche se… quegli occhialetti… no dai, il papà di Eren ha i capelli scuri.

Per fortuna dobbiamo solo aspettare aprile 2018. Solo. Merde. Vi voglio bene.


P.s. se siete fan de L’Attacco Dei Giganti, fate assolutamente un salto dai nostri amici di Vogliamo le sfere del drago per Shingeki no Kyojin!

Article written by:

Edoardo Ferrarese

Folgorato sul Viale del Tramonto da Charles Foster Kane. Bene, ora che vi ho fatto vedere quanto ne so di cinema e vi starò già sulle balle, passiamo alle cagate: classe 1992, fagocito libri da quando sono nato. Con i film il feeling è più recente, ma non posso farne a meno, un po' come con la birra. Scrivere è l'unica cosa che so e amo fare. (Beh, poteva andare peggio. Poteva piovere).

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