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L’attacco dei Giganti: una terribile bellezza

L’attacco dei Giganti: una terribile bellezza My rating: 5 out of 5

 

Premete pure play per entrare nel mood della recensione. Chi ha visto l’anime de L’attacco dei Giganti avrà appena avuto un’erezione mentale sentendo le prime note. Vergogna invece a tutti gli altri che non sono ancora sprofondati nel mondo creato da quel genio malato di Hajime Isayama. Fatelo tipo subito, mi ringrazierete. Ah, gli episodi potrebbero essere una droga legalizzata, siete avvertiti. Bene, grazie per aver letto, ci vediamo la prossima volta. Cosa? Volete una recensione? Sicuri? Vabbé dai, però siete stati voi a chiederla, io me ne lavo le mani, Pilato style.

Piccola premessa prima di iniziare: io non ho letto il manga. Sono uno che ne ha divorati parecchi, intendiamoci, ma quel giorno in edicola il destino ha deciso di punirmi per aver ucciso qualcuno in una vita passata. O era in questa? Dettagli. Comunque, ricordo come fosse ieri i due volumi nelle mie mani: L’attacco dei Giganti e ULTIMO, il manga creato dallo Hiroyki Takei di Shaman King e Stan Lee. Cioè, Stan Lee. Stan QUELLODELLAMARVEL Lee. I disegni di entrambi non mi entusiasmavano, quindi avrete già capito quale manga io abbia scelto. Aspettate che ho la mia sessione di cilicio e autoflagellazione giornaliera, un attimo e torno.

Bene, rieccoci qua. Ora posso pure lanciarmi nel miei sproloqui sulla prima stagione dell’anime L’attacco dei Giganti. Penso che dividerò l’articolo in blocchi, ognuno dei quali rappresenta un motivo per vedere questo capolavoro dell’animazione contemporanea. Ci potrebbero essere spoilerz qua e là, quindi siete avvertiti. Non mi mangiate.

l'attacco dei giganti eren titano

– LA BRUTALE REALTÀ

In un mondo fittizio l’umanità è costretta a vivere dietro mura enormi, perché al di fuori di esse ci sono i Giganti, esseri antropomorfi che si cibano delle persone. Ok, la premessa è questa, detta in maniera estremamente semplicistica. Tolto infatti il preambolo squisitamente fantasy, L’attacco dei Giganti è quanto di più reale possa esistere. Immaginate di vivere anche voi al riparo di quelle mura, immaginate di non poter vedere il mondo esterno neanche alzando lo sguardo, costretti a ripetere le vostre azioni giorno per giorno, come un animale in gabbia. E se i Giganti riuscissero ad entrare? E se voi viveste proprio nel punto più esterno delle mura? (Ah, allego un immagine senza starvi a spiegare a parole come sono state costruite).

l'attacco dei giganti mappa città

Bene, pensate per un solo istante di trovarvi in quella situazione, dove Giganti di 6/8 metri e via entrano distruggendo tutto e tutti, con un solo ed unico scopo: mangiarvi vivi. L’attacco dei Giganti inizia infatti così, con il protagonista Eren Jaeger che vede la madre divorata da uno di questi mostri, e decide di arruolarsi nell’esercito per combatterli. Dicevo, l’anime è tremendamente reale, plausibile nella costruzione di un mondo dove la speranza è praticamente nulla, dove o si vive come un topo o si muore.

– L’OPPRIMENTE SENSO DI IMPOTENZA

Che va di pari passo con il punto precedente. Perché L’attacco dei Giganti ci ricorda sempre una terribile verità: l’umanità non può vincere. Ci può provare in ogni modo, ma se appare un Gigante Colossale che con un calcio sfonda le mura, facendo entrare tutti gli altri più “piccoli”, che speranze hai di sopravvivere? Dei Giganti si sa poco, ma possono rigenerare velocemente tutte le parti del loro corpo, a parte la nuca, unico punto debole che, se tagliata, li uccide all’istante. Se sei meno di due metri però valla a colpire la nuca di un essere alto il triplo o il quadruplo di te. Vai vai, io ti aspetto qua, poi dimmi com’è andata.

l'attacco dei giganti mangiato vivo

Non solo, lo stesso genere umano sa ben poco di queste creature, soprattutto non sa come mai si comportano così, come mai sentono il bisogno impellente di cibarsi della loro carne. E come si fa a tentare di scoprire tutte queste cose? Si esce dalle mura. Ma chi varca quelle porte mette in conto che ha pochissime possibilità di tornare. Nonostante l’addestramento, la forza di volontà, il lavoro di squadra, basta un piccolo errore e la tua vita finisce, spesso e volentieri nel modo peggiore possibile, mentre un Gigante ti tiene stretto tra le mani e ti avvicina alla sua bocca per staccarti la testa in un morso. Sentite anche voi una certa stretta allo stomaco?

– LA RAPPRESENTAZIONE DELL’ESERCITO

Ci sono tre divisioni militari all’interno del mondo de L’attacco dei Giganti:

La Legione Esplorativa, che si occupa esclusivamente delle missioni al di fuori delle mura.

Il Corpo di Guarnigione, che ha il compito di pattugliare le mura e difenderle in caso di attacco.

La Polizia Militare, scelti ogni anno tra i cadetti migliori, che serve appunto da polizia nei vari distretti della città, molto spesso nella parte più interna e protetta di tutte.

l'attacco dei giganti armata di ricognizione

Secondo voi qual è il motivo che nella stragrande maggioranza dei casi spinge una persona a voler entrare nell’esercito? No, non passano Yvan eht nioj, non ci sono televisioni. Semplice: fare di tutto per venire scelti dalla Polizia Militare, così da vivere una vita lontana dal pericolo e relativamente tranquilla. L’esercito diventa quindi un microcosmo corrotto e meschino, dove l’onore e il coraggio albergano solo in parte, e quasi tutti concentrati nella Legione Esplorativa. Che è ovviamente quella che Eren sceglierà, dato che il suo odio verso i Giganti è così radicato da non potergli permettere di pensare ad altro. E poi, ironia della sorte, è l’unico modo per uscire dalle mura e vedere il mondo.

– IL DISPOSITIVO DI MANOVRA TRIDIMENSIONALE

l'attacco dei giganti mikasa

Se i Giganti si possono uccidere è solo grazie a questo dispositivo, magistralmente inventato da Isayama, che ha anche ammesso che nell’anime viene reso molto meglio della versione cartacea. Un sistema che, tramite cavi e gas, permette di svolazzare tra case e palazzi, o in mezzo agli alberi, riuscendo a raggiungere la nuca dei Giganti e poterla aprire a metà con le spade che si hanno in dotazione. Poesia in movimento, la cui padronanza è ovviamente solo per pochi. Qual è la triste verità? Che funziona al meglio in città, esattamente dove i Giganti non devono entrare, perché in campo aperto sono proprio loro gli unici appigli a cui aggrapparsi. Isn’t it ironic, don’t you think? Canterebbe Alanis Morissette.

– IL NON ESSERE COMPLETAMENTE UNO SHŌNEN

Lo shōnen è un manga per ragazzi under 18, il seinen per gli over. Così ci capiamo subito. L’attacco dei Giganti, a mio avviso, si inserisce a metà fra i due generi. Pur restando all’interno dell’ambito shōnen, riesce a prendere in prestito temi e situazioni molto più adulte rispetto ai suoi contemporanei Naruto, One Piece e compagnia cantante. La brutale violenza, il senso di vuoto e disperazione, i giochi di potere e le dinamiche tra i personaggi lo elevano decisamente dalla zona in cui viene incasellato, rendendolo un prodotto ibrido che prende il meglio da una parte e dall’altra.

l'attacco dei giganti rivaille

Quasi avesse sentito la lezione del/dei Muto Ashirogi di Bakuman., Isayama attinge a piene mani dalla tradizione del suo genere, soprattutto con la caratterizzazione di Eren e la sua evoluzione nel combattimento (ha ha), con l’ombroso ma micidiale Rivaille (o Levi, come diavolo si chiama non ho ancora capito), e con gli scontri tra umani e Giganti. Ma riesce ad aggiungere tutta una serie di elementi adulti che fanno leva sulla mente del lettore, portandolo ad una riflessione sul mondo de L’attacco dei Giganti, un mondo dove, se davvero quei mostri esistessero, non ci stupiremmo di come l’umanità si comporterebbe, con i buoni che si sacrificano per il bene dei cattivi.

Se siete fan de L’Attacco Dei Giganti, fate assolutamente un salto dai nostri amici di Vogliamo le sfere del drago per Shingeki no Kyojin!

Article written by:

Edoardo Ferrarese

Folgorato sul Viale del Tramonto da Charles Foster Kane. Bene, ora che vi ho fatto vedere quanto ne so di cinema e vi starò già sulle balle, passiamo alle cagate: classe 1992, fagocito libri da quando sono nato. Con i film il feeling è più recente, ma non posso farne a meno, un po' come con la birra. Scrivere è l'unica cosa che so e amo fare. (Beh, poteva andare peggio. Poteva piovere).

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