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How to Get Away with Murder – Le regole della serie potenzialmente perfetta

How to Get Away with Murder – Le regole della serie potenzialmente perfetta My rating: 3 out of 5

  DUE PAROLE

Shonda Rhimes.

Se c’è lei dietro non può che essere un capolavoro, giusto? Dopotutto Shondaland è una garanzia. Possiamo con sicurezza iniziare a goderci un suo prodotto certi che stiamo per assistere al miracolo, con i Kleenex a portata di mano. Giusto? Beh, no.

Io voglio credere di non essere l’unica ad associare le due parole lassù all’espressione “latte alle ginocchia“. L’hanno creata apposta per te Shonda.

Senza prendervela con mia mamma, parliamone. Grey’s Anatomy arriva all’importante traguardo dei 300 episodi, i social sono letteralmente invasi dalle scene più toccanti che si siano viste al Seattle Grace Hospital (perché, perché so come si chiama??) e chiunque tu sia, ovunque ti trovi, non puoi non aver pianto quando Meredith e Derek si sono scritti i voti matrimoniali sui post-it, giusto? E se hai un cuore che batte nel petto, puoi non esserti commosso per l’impossibile storia d’amore tra Olivia Pope e il Presidente Grant in Scandal? Puoi?

Ragazzi io sarò strana, ma dieci e dico solo dieci minuti di Grey’s Anatomy bastano per farmi venire venire voglia di uccidere le persone. Ditemi voi se è mai possibile propinare alla povera gente millemila stagioni di storie d’amore tra dottori giunti direttamente dai libri Harmony.

Ad ogni modo, nonostante tutti i premi del mondo, per me Shonda Rhimes significava solo latte alle ginocchia. Fino a How to Get Away with Murder.

COME COMMETTERE OMICIDIO E FARLA FRANCA

spoiler free

“How to get away with murder”: così si chiama il corso di diritto penale di Annalise Keating alla Middleton University. La prof, una Viola Davis così eccezionale che ora piango, “non insegna come studiare la legge, ma come praticarla”. Per questo motivo ogni anno sceglie i cinque studenti più brillanti del corso per assisterla nei casi che affronta come avvocato difensore. I prescelti hanno fatto di tutto per entrare in squadra ma, come si scopre nella primissima scena, questa potrebbe non essere stata un’idea così brillante. Prima ancora di sapere come tutto è iniziato, infatti, ben prima di conoscere i nomi e le storie dei protagonisti, ci viene detta una cosa: è andata male.

Shonda, avevi la mia curiosità, ora hai la mia attenzione.

“SMILE OR GO TO JAIL”

Con quella che credo davvero sia una delle aperture di serie migliori che abbia visto, il pilot si apre nel bel mezzo della notte più affollata del campus con quattro dei cinque studenti in piena crisi isterica, a domandarsi cosa fare con un cadavere. Non sappiamo chi sia morto né dove si trovi il corpo, chi abbia ucciso e perché, non sappiamo nemmeno chi abbiamo davanti ma riusciamo subito ad immedesimarci perché si tratta di ragazzi terrorizzati che non hanno idea di cosa fare. Tanto è vero che, nel panico, affidano a una moneta la decisione fondamentale: lasciare il corpo dove si trova o tornare a prenderlo.

That’s it. 2 minuti e 14 secondi e sei fregato. La narrazione a ritmo serrato si sposta subito a tre mesi prima e da questo momento sarà un continuo avanti e indietro, scoprendo ogni volta un pezzetto di antefatto e una parte di verità. Non saremo mai pienamente soddisfatti, ma inesorabilmente tutti i nodi verranno al pettine.

Io ve lo dico: questa è una di quelle serie che ti tiene imbambolato per un tempo indeterminato con il dito sul tasto “prossimo episodio”. La prima stagione la seguivo con un’amica e alla fine di ogni puntata c’erano quei canonici 40 minuti di ipotesi e possibili soluzioni che puntualmente andavano a farsi benedire con l’episodio successivo. Mi ripeto: la inizi e sei fregato.

Come hanno fatto questi ragazzi, studenti modello che preferirebbero farsi del male piuttosto che compromettere le proprie future carriere, a trovarsi nella situazione di dover occultare un cadavere? Si sopportano a malapena, sono di estrazione sociale differente e hanno caratteri completamente diversi; l’unica cosa che sembra accomunarli è l’arrivismo estremo, la volontà di mettersi in mostra agli occhi della prof a scapito degli altri.

Ma la prof poi, c’entra qualcosa?

MENS REA

La domanda che mi fanno più spesso come avvocato difensore è se capisco se il mio cliente è innocente o colpevole. E la mia risposta è sempre la stessa: non mi importa. E non perché io sia senza cuore — anche se potremmo parlarne — ma perché i miei clienti sono esattamente come tutti noi qui: bugiardi.

Viola Davis è semplicemente sensazionale nel ruolo della professoressa Keating, un personaggio che si svela puntata dopo puntata sempre più complesso e pieno di contraddizioni.

La prima immagine che abbiamo di lei, la prima impressione che ne ricaviamo, è quella del tipico avvocato stronzo e senza scrupoli. Ma accanto alla trama episodica, che segue in tribunale i casi della Keating e della sua squadra e che ci mostra solo una faccia della medaglia, se ne sviluppa una seconda parallela.

 

Il ritrovamento del corpo di Lila Stangard, una studentessa legata in modo ambiguo al marito della Keating, dà il via a una caccia all’uomo che finisce inevitabilmente per sconvolgere la vita professionale e matrimoniale della professoressa. Il tremendo avvocato si rivela un cucciolo spaurito in casa propria, una moglie infelice che si sforza di credere alle parole del marito senza in realtà riuscire a liberarsi della sensazione di avere accanto un assassino.

E qui si vede tutta la grandezza di Viola Davis che per il ruolo ha vinto il premio Emmy come migliore attrice protagonista per una serie drammatica: la Keating incute timore, incenerisce con lo sguardo e un attimo dopo piange, singhiozza e sembra accartocciarsi su se stessa per il dolore. E per tutto il tempo tu la guardi e non riesci a decidere se sei più inorridito da ciò che è disposta a fare per proteggere se stessa e i suoi… o più ammirato. Sensazionale.

UNA SERIE QUASI PERFETTA

Impariamo via via a conoscere i protagonisti sempre più a fondo, ci sembra di mettere dei punti fermi che subito dopo vengono spazzati via dai capovolgimenti della trama, costruita sopra un castello di carte di bugie e segreti.

Alla fine tu non vuoi più solo sapere chi ha fatto cosa e perché, ma vuoi capire come farà a “farla franca”, a venire fuori lindo e profumato dalla montagna di liquami in cui si trovava fino a poco prima. E non è solo una questione di dimostrare la propria innocenza, si tratta di non impazzire mentre la tua vita si sgretola davanti ai tuoi occhi con la consapevolezza di essere sempre più colpevole.

Lo avrete ben capito, io adoro questa serie. Però…

Perché c’è un però! Shonda, hai dovuto ricascarci di nuovo! Stava andando tutto meravigliosamente ma come sempre ti sei lasciata prendere la mano.

 

WE’RE GOOD PEOPLE NOW (spoilerrr)

Secondo la mia personalissima opinione, questa doveva essere una di quelle ormai rare perle del panorama seriale che, oltre a una trama avvincente, un cast fantastico e un ritmo serrato, poteva contare sulla forza di un numero per amor del cielo limitato di puntate. Per intenderci, per me la prima stagione da 15 puntate ci stava tutta, una seconda va bene dai, stiamo parlando di una vicenda “alquanto ingarbugliata” e io odio i finali frettolosi… ma quattro, Shonda? Quattro??

scusate ora la smetto

Non siamo ovviamente ai livelli di Grey’s Anatomy, ma la patologia è la stessa (e io adoro questi meme…). Le storie d’amore improbabili tra i personaggi giusto per provare tutte le combinazioni possibili non sono che uno dei sintomi! (Vi prego spiegatemi la progressione Sam-Asher-Frank di Bonnie, vi prego). Una storia del genere, con tutti gli ingressi in prigione senza passare dal via, le accuse rivolte, i rapporti che si incrinano e le morti spiegate in modo sempre più discutibile, non poteva e non doveva reggere così a lungo.

Se prima vedendo la soluzione del caso dei fratelli Hapstall e gli espedienti usati per coprire l’omicidio della procuratrice Sinclair pensavi “Ok questo è puro genio”, dalla terza stagione in poi la reazione standard è andata sempre più assomigliando a “Seeeeeee come no”.

Mi hai messo in campo l’avvocato più temibile del mondo e la tua bravura è stata nel farmi vedere come crolla miseramente sotto il peso dei troppi segreti, delle troppe bugie usate per venire fuori dai guai. In How to Get Away with Murder i personaggi, dal primo all’ultimo, con il susseguirsi delle puntate sembrano tendersi sempre più fino ad arrivare al punto di rottura. Ma non si rompono. Ed è qui che viene a mancare la credibilità.

E questo è male Shonda, non credi?

Article written by:

Rosa Bartolone

Lettrice appassionata, fotografa dilettante, ladra di cioccolata con l'inutile talento di ricordare a memoria ogni battuta dei film che più le piacciono. Habitat naturale: primo volo per ovunque (o divano e Netflix, dipende..)

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