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Lucifer – Il diavolo è stato frainteso

Lucifer – Il diavolo è stato frainteso My rating: 2 out of 5

Please allow me to introduce myself, I’m a man of wealth and taste…

Così cantavano gli Stones già nel 1968, in Sympathy for the Devil. Si tratta di una canzone perfetta per introdurvi a Lucifer, serie del 2016 trasmessa negli USA da Fox. Vi consiglio di proseguire la lettura ascoltandovela. Scegliete pure la versione che preferite, quella originale o le ottime cover dei Guns e dei Jane’s Addiction.

Traducete pure “sympathy” come più vi aggrada. Simpatia, compassione, affetto, supporto. Sono tutti termini che danno l’idea che il diavolo non sia poi tutto sto cattivone. Anzi, magari è pure uno con cui si potrebbe andare a bere uno scotch. “Non sono cattiva, è che mi disegnano così” e “Sono stato frainteso” l’hanno detto due tra i personaggi più influenti del Novecento. Una citazione simile potrebbe essere pronunciata anche dal Lucifer di questa serie tv. Personalmente, non sono sicuro che mi vada bene così.

L’ANGELO CADUTO VA IN VACANZA

Come tutti sanno, Lucifero è un angelo ribelle, che osò ritenersi pari a Dio. Il Padre lo punì bandendolo dal Paradiso e facendolo precipitare sulla Terra. La voragine provocata dalla caduta diventerà l’Inferno, sede delle anime dannate. Lucifero, da allora, regna sull’Inferno ed è il simbolo del male e del peccato.

La serie Lucifer immagina che Satana si sia stancato di occuparsi di tormentare i dannati, giù agli inferi. Infatti, il nostro diavolo ha deciso di prendersi una vacanza a Los Angeles, dove è divenuto titolare di un locale notturno e si è dato alla vita edonistica, studiando al contempo l’umanità.

Nel primo episodio decide di aiutare la polizia a risolvere l’omicidio di una donna con cui aveva stretto un patto. Da allora in poi, sarà spalla fissa della detective della omicidi Chloe Decker, con cui stringerà un rapporto particolare. Nel frattempo, cercherà di sfuggire all’angelo Amenadiel, che vuole riportarlo all’Inferno.

La serie è basata su un fumetto di Mike Carey. Il personaggio di Lucifer è già presente in Sandman, del grande Neil Gaiman.

LE “ISPIRAZIONI” DI LUCIFER

Premetto che non conosco il fumetto, che potrebbe essere molto diverso dalla serie. Baserò le mie valutazioni esclusivamente su quest’ultima.

Lucifer, a mio parere, manca di originalità e ripropone un po’ troppo schemi e situazioni già viste in altre serie di questo tipo. Un procedurale strutturato a “casi della settimana” è già di per sé scarsamente originale. Aggiungo però almeno tre influenze nette che ho riconosciuto:

1 – Supernatural: il diavolo di Lucifer è estremamente simile a Crowley, nemico dei fratelli Winchester. Entrambi sono signori degli inferi. Entrambi sono personaggi estrosi, edonistici, dotati di grande senso dello humor e inclini, tra i peccati capitali, soprattutto alla lussuria.

2 – I Zombie: la serie con Rose McIver, iniziata nel 2015, vede una creatura soprannaturale impegnata a risolvere casi di omicidio, mettendo al servizio della legge i propri poteri sovraumani. Lucifer è un procedurale che parte dalla stesse premesse.

3 – Doctor Who: Lucifer è, per molti versi, un one-man show di Tom Ellis, nel ruolo di Satana. L’attore offre un’interpretazione brillante e sopra le righe di un essere potentissimo alle prese con i problemi, i limiti e i valori dell’umanità. Umanità che lo affascina e lo intriga. Uno schema del genere è già presente nel caso del celeberrimo Time Lord della BBC.

A queste influenze fin troppo riconoscibili, si aggiungano trame scontate e colpi di scena telefonatissimi, tranne forse il cliffhanger finale. Ma la mancanza di originalità non è il solo problema, né il più grande. Vi dicevo in apertura che non so se mi va troppo a genio questa storia del diavolo buono…

IO NON SONO MOLLO!

Per quanto Lucifer tenti di convincere tutti di essere badass, peccaminoso e spietato quanto solo il diavolo sa essere, risulta sempre irrimediabilmente MOLLO. Troppo mollo. Non è neppure il risultato di un processo evolutivo del personaggio. Il diavolo di Ellis è fin da subito una specie di boy-scout. Si batte per la giustizia, si impietosisce per le vittime, riprende la sua amica-demone quando fa qualcosa di troppo fuori dall’ordinario, fa gli occhioni dolci alla detective Decker. Non regge per nulla la sua scusa “risolvo omicidi per punire i colpevoli”. A ogni minimo cenno di incazzatura verso gli assassini, basta un rimprovero della bella Decker per fare tornare il cagnolino al suo posto. L’unico sintomo della sua diabolica peccaminosità è che fa molto sesso occasionale. E, come si sa, fare sesso occasionale è la cosa più maligna che esista.

Io immagino che questo ritratto del diavolo nasca dalla volontà di fare qualcosa di diverso dal solito. Si vorrebbe dire che Satana non è il male assoluto, non è responsabile dei peccati dell’umanità e, anzi, è costretto in un ruolo che non sente affatto suo. Però ragazzi, qui abbiamo di fronte un bamboccione. Sia chiaro, non sto criticando la prova di Tom Ellis. L’attore protagonista offre una performance solida, divertente, oserei dire sprecata per il contesto mediocre della serie. Critico la scrittura scialba del personaggio, un piagnucolone salvato solo dal carisma personale dell’interprete.

Sono forse io a essere troppo tradizionalista, ma il diavolo lo vedo come malvagio, amorale, spietato. L’umanità lo cambia? Benissimo, ci può stare, ma questo non può avvenire così presto nella serie. Immagino comunque che le mie obiezioni siano destinate a restare inascoltate. Il personaggio di Lucifer, come ritratto dalla serie, è accattivante per il grande pubblico, per merito principalmente di Ellis. È decisamente una versione troppo edulcorata per i miei gusti, ma non siamo su un canale cable, forse era impossibile sperare in una rappresentazione diversa. Nel frattempo, mi accontento di questo Lucifer, che resta un prodotto discretamente divertente e la cui esile trama orizzontale prende una piega interessante in vista della seconda stagione.

Fatemi sapere la vostra su TheMacguffin. Fate anche un salto dagli amici SerieTv News e Serie TV la nostra droga.

Article written by:

Mattia Carrea

Nato nel 1988, passa buona parte dei suoi 28 anni a seguire le più grandi nerdate mai prodotte nella storia del cinema e della televisione. Difficilmente scriverà di grandi film d'autore, siete avvisati!

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