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Modern Love: dal NYT una frivola e scintillante serenata alla Grande Mela

Modern Love: dal NYT una frivola e scintillante serenata alla Grande Mela My rating: 3 out of 5

Andare a New York fa malissimo. Soprattutto se di mezzo c’è un oceano. Perché poi, uno vorrebbe tornarci ogni weekend. Io ci sono stata per la prima, e purtroppo finora unica volta, dieci anni fa, e ancora non mi è passata. Per fortuna che in mancanza di un jet privato – ma tranquilli, ci sto lavorando – ci pensa l’arte a regalarci qualche surrogato della Grande Mela. L’ultima chicca in ordine di tempo è Modern Love, serie prodotta per Amazon alla fine del 2019 e tratta dall’omonima rubrica del New York Times, nella quale perfetti sconosciuti riversano gioie, dolori, speranze, frustrazioni, vicissitudini – in una parola, la loro vita, perché spedire una mail è infinitamente più economico che frequentare regolarmente un analista.

Se America Oggi prendeva i piccoli capolavori di Carver e li trasportava dalla carta alla celluloide, Modern Love fa più o meno lo stesso, ma con una differenza sostanziale: con Carver eravamo negli Stati Uniti più beceri e incattiviti, mentre con la rubrica del NYT siamo nella metropoli più scintillante, fantasmagorica e per certi versi europea del pianeta. E dunque, se con il primo il tono era amaro, Modern Love sembra voler urlare ai quattro venti che sì, la vita ogni tanto può essere complicata, ma a tutto c’è rimedio, soprattutto se uscendo di casa puoi farti una passeggiata sulla Fifth Avenue.

Otto episodi da una mezz’oretta ciascuno, tutti scritti e diretti da John Carney, Modern Love è perfetta per chi ha voglia di un binge watching, sì, ma poco impegnativo, per assaporare intrecci di vite, per immergersi in una cartolina senza fine. Perché questa serie è soprattutto questo: una vetrina patinatissima e ammiccante, che a guardarla con occhio critico ci si accorge che è più fumo che arrosto – ma d’altronde, chi guarda mai con occhio critico le vetrine di Macy’s?

Partiamo dal primo episodio, When the Doorman is Your Main Man: dove Maggie (Cristin Milioti), che nella vita recensisce libri, vive in uno splendido palazzo con tanto di portiere nel centro della città. Per dirvi, io faccio qualcosa del genere nell’infinitamente più economica Milano, solo come hobby perché di qualcosa di un po’ più sostanzioso bisogna pur campare, e la portineria tutt’ora rimane uno dei miei sogni proibiti. Ma hey, siamo a New York, la città dove tutto è possibile, e anche se le storie di Modern Love sono tratte dalla vita vera a chi non è concesso un minimo di licenza poetica? Comunque, Maggie esce con vari ragazzi, ma il severo Guzmin (Laurentiu Possa), portiere esteuropeo con un passato nei campi di rieducazione, non ne approva mezzo. Quando la nostra paladina della letteratura rimane accidentalmente incinta, indovinate chi sarà l’eroe discreto che si prenderà cura di lei e della bimba da dietro le quinte – o meglio, da sotto la livrea?

Tono a metà fra lo scanzonato e lo speranzoso anche per il secondo episodio di Modern Love, When Cupid is a Prying Journalist – se posso, il mio preferito: l’imbranatissimo genietto dell’informatica Joshua (Dev Patel) ha appena sviluppato una app di incontri e viene intervistato dalla saggia Julie (Catherine Keener), che gli riporta alla mente Emma (Caitlin McGee), un amore passato mai del tutto sopito. Parallelamente, Julie ripercorre la sua possibile e mai realizzata storia con Michael (nientemeno che Andy Garcìa). Un intreccio di esistenze agrodolce, che ci ricorda che i sentimenti sono frastagliati, che volersi bene è difficile, che mantenersi saldi lo è ancora di più. Ma che si può fare.

 

Un po’ quello che sembra volerci dire una superba Anne Hathaway in Take Me As I Am, Whoever I Am, terzo episodio di Modern Love. Tema centrale: la malattia mentale. Ma raccontata in modo così luccicante, ironico e toccante da risultare solamente un intoppo fra tanti, come ritrovarsi senza ombrello durante un temporale estivo. Qualcosa con cui si può convivere, e persino scherzarci su.

Grandiosi anche Tina Fey e John Slattery in Rallying to Keep the Game Alive: coppia di mezza età che naturalmente quando i figli crescono si ritrova in crisi, che altrettanto naturalmente decide di andare da un terapeuta con vista grattacieli perché suvvia, siamo a New York, che sempre più naturalmente sembra condannata al divorzio, che infine, naturalmente?, se la caverà da sola. Un episodio che vale la pena di vedere, non fosse altro che per le partite a tennis in mezzo a Central Park.

A New York può succedere di tutto, ci dice Modern Love: anche di conficcarsi un pezzo di vetro in un braccio durante un appuntamento, farsi portare in ospedale e approfittarne per fare un riassunto tragicomico della propria vita alla – forse – futura anima gemella. È quanto capita a Rob (John Gallagher Jr.) e Yasmine (Sofia Boutella) in At the Hospital, an Iterlude of Clarity, e come si fa a non adorarli con una storia così?

E a proposito di stranezze, vincono tutto Maddy (Julia Garner) e Peter (Shea Whigham), protagonisti di So He Looked Like Dad. It Was Just Dinner, Right?, che già solo per la lunghezza del titolo dà un’idea delle turbe che affliggono la protagonista, orfana praticamente da sempre e alla costante ricerca di una figura paterna.

Chi invece padre lo vorrebbe proprio diventare è Tobin (Andrew Scott) insieme al suo compagno Andy (Brandon Kyle Goodman): due strabilianti hipster liberal, come li definisce Karla (Olivia Kooke), homeless con un pargolo in arrivo a cui i due decidono di affidarsi in Hers Was a World of One. Questa mezz’ora di Modern Love ridefinisce l’idea di famiglia meglio di qualsiasi studio, convegno o parata.

Famiglia, che può anche essere una coppia non più giovane: come Margot (Jane Alexander) e Kenji (James Saito) in The Race Grows Sweeter Near its Final Lap: si incontrano durante una maratona, si innamorano consapevoli che il tempo a disposizione sarà poco, e proprio per questo lo renderanno indimenticabile. Quasi una summa di tutte le storie d’amore, e non per nulla vede due anziani come protagonisti.

Modern Love non è un capolavoro: non è fantasioso come New York Stories, né brillante come Sex and the City. Ma ha una cosa in comune con loro: la serenata per una città. In quasi ogni episodio riecheggiano le note di I Happen to Like New York: bastano queste a far dimenticare tutto il resto. Modern Love ci dice proprio questo: l’amore al giorno d’oggi è complicato. Ma divertente, proprio per questo. Soprattutto quando si hanno a disposizione Harlem, il MoMA e Times Square.  

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Classe 1990, internazionalista di professione e giornalista per passione, si laurea nel 2014 saltellando tra Pavia, Pechino e Bordeaux, dove impara ad affrontare ombre e nebbia, temperature tropicali e acquazzoni improvvisi. Ama l'arte, i viaggi, la letteratura, l'arte e guess what?, il cinema; si diletta di fotografia, e per dirla con Steve McCurry vorrebbe riuscire ad essere "part of the conversation".

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