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Olive Kitteridge: intrecci di vite sulle coste del Maine

Olive Kitteridge: intrecci di vite sulle coste del Maine My rating: 4 out of 5

Prendete il premio Pulitzer 2009 e uniteci Frances McDormand e Bill Murray. Presentate il tutto alla Mostra del Cinema di Venezia del 2014 e fate incetta di premi in ogni continente.

Non vi sembrano già quattro ragioni più che sufficienti per immergervi nella serie tratta dall’omonimo libro di Elizabeth Strout – e già che ci siete, anche nello stesso libro?

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Per coloro che ancora sono inspiegabilmente scettici, approfondiamo: Olive Kitteridge racconta le vicende di una professoressa di matematica ormai in pensione e della cittadina in cui vive – la ridente Crosby, nel Maine. Sposata con Henry (Richard Jenkins), farmacista tanto benvoluto quanto Olive è temuta, e con un figlio, Christopher (John Gallagher Jr.), desideroso di fuggire dalla provincia, ma soprattutto dalla madre, Olive ripercorre gli ultimi venticinque anni della sua vita, tra lutti, depressioni e solitudine.

Nonostante le apparenze, quella di Olive Kitteridge non è una storia triste. E non è nemmeno la solita storia di grigiore e noia da provincia americana, sebbene le coste dell’Atlantico del nord siano lo scenario perfetto per una simile narrazione. Niente di tutto ciò. Olive Kitteridge è semplicemente la storia di una vita, o meglio, di un intreccio di vite, esattamente come accadono, tra speranze, illusioni e sogni infranti.

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A partire da Denise (Zoe Kazan), giovane e impacciata aiutante di Henry in grado di suscitare istinto paterno e desiderio sfrenato nella stessa persona, destinata ad un lutto precoce e ad un matrimonio di compromesso che la renderà vagamente malinconica fino alla fine dei suoi giorni. O ancora: Jim (Peter Mullan), probabilmente il ragazzo più brillante di Crosby eppure costantemente depresso e insoddisfatto, al punto di dover essere salvato dalla sua vecchia professoressa. O lo stesso Christopher, aspirante medico ma, con buona pace della madre, solo podologo, emigrato nella scintillante New York dove però non tutto è scintillante come sembra, a partire dalla perfetta (?) moglie Rachel (Rosemarie DeWitt). E per finire, Jack Kennison: conoscenza tardiva di Olive, disilluso e cinico come lei, ma capace, in qualche modo, di salvarla. In nessun ruolo lo sguardo dolente e umido di Bill Murray è stato più appropriato.

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Articolata in sole quattro puntate, la serie non riesce ad analizzare tutte le esistenze descritte nel libro; e del resto, come potrebbe? Le quattro ore in cui si sviluppa sono appena sufficienti per dipingere una parte del mondo di Olive. Quasi una sorta di Antologia di Spoon River per immagini, Olive Kitteridge ci mostra le infinite sfaccettature dell’animo umano come pochi lavori hanno saputo fare. A partire proprio dalla professoressa di matematica, non per nulla personaggio principale: acida, egoista e scorbutica, ma capace di accantonare i suoi bisogni per migliorare le vite altrui, senza che nessuno se ne accorga o le mostri un po’ di riconoscenza. Perché questo è il filo conduttore di tutta l’opera: prendere fiato e agire, sbagliando o forse no, in ogni caso andando avanti. In fondo, è quello che si dice “vivere”.

E proposito di serie tv, date un’occhiata anche a Serie Tv News e Serie tv, la nostra droga.

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Classe 1990, internazionalista di professione e giornalista per passione, si laurea nel 2014 saltellando tra Pavia, Pechino e Bordeaux, dove impara ad affrontare ombre e nebbia, temperature tropicali e acquazzoni improvvisi. Ama l'arte, i viaggi, la letteratura, l'arte e guess what?, il cinema; si diletta di fotografia, e per dirla con Steve McCurry vorrebbe riuscire ad essere "part of the conversation".

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