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Peaky Blinders: lunga vita alla malavita

Peaky Blinders: lunga vita alla malavita My rating: 5 out of 5

Peaky Blinders è una delle migliori serie tv degli ultimi anni. Non ci viene risparmiato nulla: sex, drugs and malavita.

Oggi voglio parlarvi di Peaky Blinders, un’eccellente serie tv nata nel 2015 dalla mente di Steven Knight (il regista di Locke).
Ci troviamo a Birmingham, negli anni successivi al primo conflitto mondiale, anni molto difficili a causa della lenta ripresa economica. Assistiamo alle vicende della famiglia Shelby, il cui capofamiglia, Thomas Shelby, è anche il boss di una gang della malavita inglese, chiamata “Peaky Blinders“.

Ma chi sono i Peaky Blinders?

I Peaky Blinders, da cui la serie prende il nome, furono una delle varie gang criminali attive a Birmingham tra fine XIX e inizio XX secolo. Di origine irlandese, emersi da un ambiente di violenza e miseria, i Peaky Blinders arrivarono ben presto a controllare tutto il quartiere di Small Heath, coltivando ogni sorta di attività illecita: furto, scasso, aggressioni, disturbi dell’ordine pubblico e chi più ne ha più ne metta.
Secondo gli storici, il termine “peaky blinders” probabilmente deriva dal fatto che i membri della gang erano soliti cucire dei rasoi nella visiera dei loro cappelli, che potevano quindi diventare, all’occorrenza, delle armi. La banda era infatti famosa per l’uso di armi improvvisate come, appunto, rasoi, coltelli e attrezzi da lavoro.

I Peaky Blinders realmente esistiti.

La serie tv

La serie è composta da due stagioni (attendiamo l’uscita della terza per questo autunno, su Netflix) e si focalizza sulle vite dei membri più importanti della famiglia Shelby: i tre fratelli Arthur, Thomas e John Shelby, la sorella Ada, la zia Polly.
Mentre il resto della famiglia si occupa di scommesse clandestine, Thomas Shelby cerca di ampliare la sua leadership in tutto il quartiere. I suoi successi sono ostacolati dall’arrivo in città dello spietato poliziotto Chester Campbell, pronto a tutto pur di ripulire Birmingham dalla malavita, da una donna misteriosa, Grace, e da altre bande criminali, che non sono disposte ad accettare la scalata al potere dei Peaky Blinders.

Un’attenta sceneggiatura, accompagnata da un’ottima recitazione

Uno degli aspetti che più ho apprezzato della serie è stata la caratterizzazione dei personaggi: più si va avanti con gli episodi, più è difficile definire un personaggio completamente buono o cattivo, grazie a una sceneggiatura ricca di colpi di scena e ad attori che ci regalano interpretazioni molto convincenti e per nulla banali, sopratutto nelle scene di violenza e di sesso.
Thomas, il boss, impersonato dall’affascinante Cillian Murphy, è un anti-eroe. Di lui sappiamo ben poco, solo che è tormentato dai traumi della guerra. Sa essere sì un gangster spietato e glaciale, ma ha un profondo attaccamento alla famiglia, che cerca di proteggere sempre.
Nella seconda stagione Thomas sarà affiancato da un gangster, ambiguo leader di una gang ebrea, interpretato da un altro straordinario attore, Tom Hardy.
Helen McCrory (sì, la Narcissa Black di Harry Potter) è zia Polly, una vera e propria leonessa: è molto materna ma sa tirare fuori gli artigli quando fiuta il pericolo.
In generale, in Peaky Blinders, anche i personaggi (apparentemente) più buoni, come il capo della polizia Campbell (Sam Neill), sono pronti a compiere azioni deplorevoli pur di vendicarsi o di salvarsi la pelle.
La sceneggiatura è ineccepibile, grazie a dialoghi brillanti alternati a scene d’azione molto intense.
10 punti a Grifondoro anche per il particolare (e incomprensibile) accento irlandese dei personaggi, che arricchisce le già ottime interpretazioni degli attori. Vi consiglio perciò di guardare le puntate in lingua originale e godervi le sfumature linguistiche.

La perfezione tecnica

Mi è capitato di guardare alcune serie tv che, nonostante avessero personaggi molto ben strutturati, si sono rivelate scarne e povere. Non è il caso di Peaky Blinders, che ha invece un sorprendente impatto visivo.
Le location e le scenografie sono attentamente studiate, ti sembra di osservare davvero le piccole città industriali inglesi del primo dopoguerra: l’aria è satura dei fumi delle fabbriche, i canali salmastri, le strade umide.
La fotografia (scusate, ne parlo in ogni recensione, è un mio feticcio) è impeccabile: precise sono le scelte delle inquadrature, dei colori e delle luci. Molto efficaci le scene lente e i close-up, che aumentano la tensione.
Anche i costumi sono accurati e rispecchiano le mode di quegli anni.
Arriviamo, infine, alla colonna sonora: ci si aspetta di ascoltare musiche dell’epoca, invece è un tripudio del rock, per nulla fuori luogo. Troviamo artisti del calibro di Tom Waits e The White Stripes. Inoltre, ogni episodio inizia e termina con la bellissima canzone Red Right Hand di Nick Cave, ascoltatela qui.


Insomma, sotto ogni punto di vista, ogni dettaglio è curato alla perfezione e nulla viene lasciato al caso. Si può tranquillamente affermare che Peaky Blinders è un vero e proprio capolavoro.
Quindi, cosa aspettate a iniziare il primo episodio?

Volate sulle pagine dei nostri amici di Serie Tv la nostra droga e Serie Tv News.

Article written by:

Elena Grandi

Elena doveva descriversi, ma si è dimenticata cosa voleva dire.

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