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Penny Dreadful e il fascino del male

Penny Dreadful e il fascino del male My rating: 4 out of 5

Ossia, come unire i personaggi della letteratura inglese, l’epoca vittoriana, il fascino del noir, gli elementi horror e ottenere una roba fighissima e accattivante.

Oggi vi voglio parlare del fascino oscuro di Penny Dreadful, una delle serie tv che più mi sono piaciute negli ultimi anni, e invogliarvi a guardarla elencandovi una serie di motivi. Perché? Perchè vado matta per gli elenchi e le liste.
Adoro fare liste, faccio liste di ogni cosa!
Vabbé, non divaghiamo.

Prima di tutto, bisogna fare una breve parentesi riguardo al titolo. Nella cultura popolare britannica, i “penny dreadful” (o “penny horrible”, o ancora “penny awful”), traducibili come “spaventi da un penny”, sono un tipo di pubblicazione periodica, solitamente settimanale, diffusasi nel Regno Unito nel XIX secolo. Si tratta di brevi racconti horror, talvolta a puntate, rivolti al proletariato e alla piccola borghesia. Questo spiega, infatti, il basso costo (un solo penny). I penny dreadful hanno contribuito alla creazione di molte leggende e luoghi comuni (per esempio, i vampiri) e ci hanno regalato Sweeney Todd. Perciò, thank you very much.

Un accenno di trama

Anche la serie tv, come i very e propry penny dreadful, è carica di elementi gotici. Interamente ideata e scritta da John Logan, è ambientata nella Londra del XIX secolo, si svolge in tre stagioni e ci illustra, sin dai primi episodi, le vicende di un gruppo variegato di personaggi.
Protagonista indiscussa è la misteriosa Vanessa Ives, interpretata dalla bellissima Eva Green (della quale ti innamori in tempo zero), una donna elegante, raffinata (che fighi i costumi!!) ma che nasconde un lato oscuro e un passato che ancora la tormenta. Ma la cara Miss Ives non affronta i suoi demoni da sola: ha al suo fianco, infatti, l’austero esploratore Sir Malcom Murray (aka un Timothy Dalton invecchiato strabene) che, quando non è impegnato a setacciare le terre selvagge dell’Africa, si prende cura della ragazza e la aiuta a cacciare le creature soprannaturali che infestano Londra. Tra i due si è instaurato un rapporto molto profondo a partire da un terribile episodio avvenuto nel loro passato. Non aggiungo altro, iniziate a guardare la serie, forza.
La storia di Miss Ives e Sir Murray si intreccia con quelle di un gruppo di personaggi che, sono sicura, conoscete già piuttosto bene. Ma di questo parleremo più avanti.

Adesso andiamo con ordine e partiamo dal primo elemento che ci fa subire il fascino dell’oscurità.

 

La sigla

 

Iniziamo dunque con la sigla, che potete guardare qui: creata da Abel Korzeniowski, compositore di successo (sua è la colonna sonora di A Single Man), ci propone un motivo incalzante e angosciante che si accorda alla perfezione con l’atmosfera cupa della serie. Azzeccatissimo, a mio dire, è anche il montaggio. Alternata ai primi piani dei protagonisti, vi è una sequenza di soggetti tetri: scarafaggi, scorpioni, ragni e pipistrelli (animali non proprio carini e coccolosi); le carte dei tarocchi; il sangue, che ricopre mani, fiori e tazzine da tè; un bisturi che incide la pelle di una misteriosa creatura, eccetera. Insomma, una risma di elementi appartenenti al mondo delle tenebre e dell’occulto. Quando guardai il primo episodio mi salì l’hype già dalla sigla. Raga, che sballo le cose dark.

 

L’ambientazione

Ci tengo a evidenziare questo elemento perché una buona serie tv deve avere, tra le tante cose, un buona scenografia, e Penny Dreadful non si fa mancare nulla. Siamo nella Londra vittoriana (questo a me può già bastare perché è la mia epoca preferita), un periodo storico ricco di contraddizioni, che nella serie vediamo tutte: ci viene mostrato lo sfarzo dei quartieri ricchi della città, le strade pulite, le luminose case adornate di mobili pregiati, in forte contrapposizione con la decadenza dei sudici sobborghi industriali, soffocati dal fumo delle fabbriche. Questa doppia natura della vita cittadina di Londra si insedia anche nelle personalità di chi la abita.

 

I personaggi

Prima vi ho brevemente introdotto i due protagonisti della serie, Vanessa Ives e Sir Malcolm Murray. Oltre a loro, facciamo la conoscenza di personaggi enigmatici e affascinanti, che abbiamo già incontrato nella letteratura inglese: Dorian Gray, il Dottor Victor Frankenstein e la sua Creatura sono alcuni di questi.
Al signor Logan, sopratutto nella prima stagione, piace svelare i dettagli col contagocce, facendoci salire la curiosità a mille.
Ma cos’hanno in comune la maggior parte di queste persone? L’ambiguità dei loro pensieri e delle loro azioni.

Vanessa è profondamente cristiana ma al contempo affascinata dal diavolo, dal quale viene spesso posseduta. È dotata di poteri sovrannaturali che le permettono di avere delle visioni, che la lasciano confusa e smarrita. La sua esistenza è un continuo oscillare tra la salvezza e il regno degli inferi; nella terza e ultima stagione finalmente capirà qual è il suo scopo. No spoiler, promesso.

Victor Frankenstein (interpretato dal bravissimo Harry Treadaway), come nell’opera originale, ha anch’egli un carattere piuttosto incoerente: affascinato dalle possibilità della scienza (vi ricordo che siamo in piena Rivoluzione Industriale), dopo vari tentativi riesce a dare vita alla sua famosa Creatura, che dapprima accoglie con entusiasmo, ma che poco dopo rifiuta e la abbandona. Fa un altro tentativo, ma anche in questa occasione non è in grado di gestire le proprie emozioni e il proprio comportamento. Victor è un uomo colto e illuminato ma al contempo poco empatico.

La Creatura è forse il più chiaro esempio di ambiguità: comprendiamo subito il contrasto tra il suo aspetto raccapricciante (tra l’altro, faccio un plauso ai costumisti, che hanno seguito alla lettera la descrizione data da Mary Shelley) e il suo animo inizialmente buono e limpido. Nel corso della storia, anche la personalità della Creatura subisce l’influenza della società e si fa più articolata.

Un altro personaggio caratterizzato da una lampante doppia personalità è Ethan Chandler (cioè quel gran tronco di pino che è Josh Hartnett). Dapprima ci viene presentato come il tipico pistolero americano emigrato a Londra, ma rapidamente scopriamo che di notte è pervaso da istinti incontrollabili, non capisce più una cippa e si trasforma in un lupo mannaro.

Tra gli antagonisti e personaggi secondari possiamo incontrare cartomanti, demoni, prostitute, streghe, psicoterapeuti, vampiri… Una perfetta miscela tra le creature del buio e i tipici cittadini londinesi.

 

Ma, veniamo al dunque

Ciò che conferisce tanto fascino a questa serie è l’infinita presenza di tutti quegli elementi sovrannaturali appartenenti all’immaginario gotico della cultura occidentale. I vampiri, i mannari, i demoni, le streghe si insediano nella città e nella vita dei singoli personaggi. E anche tu, spettatore, ti abitui alla presenza del male.
Non riesci a disprezzare Dorian Gray quando approfitta del suo patto col diavolo per sedurre le donne. Non condanni il lato violento e feroce di Mr. Chandler. Resti del tutto incantato dalla personalità di Vanessa: quasi ti esalta vederla contorcersi e farneticare mentre è posseduta. Ti innamori, poco a poco, anche degli aspetti più cupi dell’intera vicenda. Insomma, in questo horror a puntate la luce e il buio non sono elementi separati ma si intrecciano continuamente.

Penny Dreadful ti fa capire che non vi è mai una distinzione netta tra bene e male, tra buono e cattivo, tra giusto e sbagliato. Anzi, spesso l’oscurità ci affascina molto più di quanto siamo pronti ad ammettere.

E se gli horror sono la vostra passione, fate un salto dai nostri amici di Horror Italia 24 !

 

Article written by:

Elena Grandi

Elena doveva descriversi, ma si è dimenticata cosa voleva dire.

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