Serie TV

Preacher – Quando hai voglia di pizza con l’ananas

Preacher, Stagione 1-2.

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Fermi. Chiarisco subito che non sto paragonando una serie TV alla pizza con l’ananas, non direttamente almeno, ma tra poco ci arriveremo. La premessa è doverosa, perché lo so, credetemi lo so, che a certi individui puoi toccargli la madre, la ragazza, il cane, il lavoro ma non la pizza. Toccagli la pizza e te li ritrovi sotto casa a inveire sulla acquisita religiosità di quest’ultima. E a proposito di religiosità, oggi vi parlerò di Preacher.

Preacher è una serie televisiva prodotta dal network americano AMC (gli stessi di The Walking Dead per intenderci), sviluppata da Evan Goldberg e Seth Rogen, tratta dal fumetto cult omonimo. Preacher si distacca in modo netto, ma coerente, nella prima stagione, facendo da ampio prologo, per poi tornare a calcare grossomodo l’ombra degli eventi classici nella seconda. La trovate per intero su Amazon Prime Video.

Ritornando a noi, la trama di Preacher è semplice. Un predicatore del Texas con uno strano passato (te pareva), riceve un misterioso potere, il dono della parola, e unitosi alla sua ex-fiamma e a un vampiro irlandese di nome Cassidy, parte alla ricerca di Dio che pare essere scomparso dall’alto dei cieli.

Ora, siccome in genere quando si parla di una serie o film, si tende ad iniziare con i lati positivi e terminare con i negativi, lasciando in chi legge la sensazione di aver accentuato quest’ultimi, voglio iniziare con le cose che non mi sono piaciute e poi parlarvi dei punti di forza. Così. Prima che li dimentico. Perché la memoria fa brutti scherzi, ma non ricordo quali…

Iniziamo parlando del gruppo. Di fatto elemento portante delle vicende è il gruppo principale dei tre personaggi, il predicatore Jesse Custer, la sua ragazza Tulip, e il vampirio Cassidy. In molte situazioni si pone l’accento sull’unione di questi tre e sul loro strano rapporto di amicizia, amicizia che a mio parere poteva essere resa meglio, dato che mi è capitato di non avere sempre un riscontro così effettivo tra la forza delle parole spese e quello che stavo vedendo.

L’effetto Jack di LostIn diversi casi sapevo già cosa avrebbe fatto il nostro bastardo predicatore, il modo di pensare ed agire risulta in certi momenti troppo conforme, seppur coerente, con gli scopi del personaggio.(Attenzione, questo non vuol dire che non ci saranno colpi di scena, ce ne saranno eccome). Personaggio dal passato insolito (che sarà  approfondito nella stagione 3), e che ha molto di più da offrire rispetto a queste scelte così unidirezionali.

Ritmo che a metà di entrambe le stagioni, per chi non è abituato ad overdose di serie TV, potrebbe risultare un pelo stagnante.

In ultimo, una cosa che personalmente non reputo negativa e che colloco nel mezzo. La differenza tra opera originaria e serie TV.

Ci sono differenze che agli amanti della saga potrebbero far storcere il naso, ma di fondo lo spirito rimane intatto. Inoltre come nel mio caso, sono state queste differenze che mi hanno portato a scoprire l’opera madre, il che è sempre un bene. In ogni caso la coerenza c’è, le citazioni pure, i fatti narrati per ora seguono la direzione giusta e avranno lo stesso finale (probabilmente), raccontandosi però a modo loro, un po’ come per Game of Thrones, se vogliamo.

E adesso arriviamo al perché ho deciso di dare questo titolo. Preacher non me la sentirei di consigliarla a tutti, non è per un pubblico qualunque. È sopra le righe, dissacrante, blasfema, grottesca in certi punti, ma soprattutto decisamente fottuta di testa. Volevano sospenderla per colpa dell’inizio dell’episodio 10 della seconda stagione. Il protagonista della scena era il buon Gesù, ne avrete sentito parlare, per buona coscienza non vi dirò di più. Oltre questa appena citata, molte scene vi lasceranno interdetti, divertiti o disgustati, spesso contemporaneamenteRisultati immagini per the preacher dog
(Ve la vorrei tanto spiegare questa, ma effettivamente non saprei come fare.)

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(Un sobrio combattimento con la motosega in chiesa.)

Per questo, se vi va di provare qualcosa di diverso da guardare, se volete assaggiare l’insolito senza pregiudizi, Preacher è quello che fa per voi. Magari non vi piace, magari l’adorate. Nel dubbio vi direi di provarla solo per la sua qualità.

Inoltre, avere il dono della parola apre, effettivamente, a una marea di strade. Questo potere di cui è in possesso Jesse Custer (scopriremo abbastanza presto di che si tratta), obbliga chiunque ad eseguire i suoi ordini. Ogni comando, detto con La Voce, sarà portato a termine da chi lo ascolta, a volte con conseguenze impreviste. Un dono tanto diabolico quanto divino. Provate solo ad immaginare cosa può far compiere al malcapitato dicendogli un semplice “fottiti”. Già, non è proprio una bella scena.

La regia è ottima, ci sono almeno una/due inquadrature a episodio che rimangono impresse a fuoco e che sarebbero in grado di rendere epiche anche le banalità.

La fotografia gioca molto con i colori densi, trasportandoci con veemenza in ogni ambiente scelto, con la stessa forza con cui vostra madre vi obbliga ad andare a fare spesa al supermercato. Il Texas c’è, e si sente tutto.

Il vampiro Cassidy diventerà a forza di cose il vostro personaggio preferito. Non sappiamo molto di lui, è immortale, avanguardista su ogni tipo di droga uscita dal 1800 a oggi, odia Il grande Lebowsky. Ma nonostante questo sarà il personaggio che più farà smuovere in voi pensieri del tipo: “cosa avrei fatto al suo posto?”.

I personaggi secondari li ho adorati, scritti in modo per nulla banale, hanno una loro complessità e una loro ragione personale di esserci. Se poi tra i personaggi di contorno figurano: un ragazzo con la faccia a buco di culo, Angeli, Killer, Gesù e perfino Hitler, capirete che c’è da divertirsi. Vi faranno stare simpatico Hitler, non scherzo. Tiferete per lui. Vi sentirete delle brutte persone, ma alla fine sapevate già di esserlo.

Perché in Preacher il concetto di bene o male viene affrontato in modo inusuale, portando a spunti di riflessioni non banali per una serie con toni così sopra le righe. Insomma per un motivo o per un altro ne sentiremo parlare.

La messa è finita, andate in pace.

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Di giorno filantropo miliardario, di notte tenta di diventare il vostro amichevole scrittore di quartiere. Citazioni improprie a parte, Pierluigi Mautone non sa chi è, non sa cosa fa, ma diventa metodico solo quando scrive (male). Guarda al futuro con l'inguaribile ottimismo di un Dodo.

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