Serie TV

Sharp Objects – Una ferita aperta che non potrà mai cicatrizzarsi

Sharp Objects – Una ferita aperta che non potrà mai cicatrizzarsi My rating: 4 out of 5

Ci risiamo… Eccoci di nuovo qua. Da quanto tempo, amici miei. Mi mancava proprio parlarvi di film e serie TV gustosissime! Maaa, se non ricordo male, ho lasciato in sospeso qualcosa, ho un conto aperto con qualcuno di voi (come da abitudine)… Giuuuuusssto, vi dovevo due chiacchiere su Sharp Objects, ora che l’ho finita! Quindi, prima di proseguire con la visione, andate a leggere l’altro articolo se non lo avete fatto. *Occhiolino*.

Ma sì, la serie con Amy Adams… con regista Jean-Marc Vallée… Avete capito no? Ottavo episodio concluso, stomaco sottosopra e bocca ancora spalancata. Che dite, vi ho incuriosito? Venite, che vi racconto due cosette, senza spoiler.

‘Namo, dai

Siamo sicuro che sia solo per la tv?

Dopo un doppio pilot davvero molto interessante, Sharp Objects continua coerentemente su tutta la linea: storia drammatico/thriller molto enigmatica, che vive di ogni più piccolo dettaglio, tutto avvolto da un magnifico alone di mistero e da quel contesto kitsch e fastidiosamente borghesuccio. Inutile ripetere ancora una volta quanto sia splendido esteticamente e registicamente; mai nulla fuori posto… E poi, una fotografia dalle tinte mozzafiato, in grado di mescolare perfettamente caldo/freddo e per la quale avrei quasi pagato oro per goderne appieno sul grande schermo.

Dopo Demolition e Dallas Buyers Club, Vallée si conferma un MAESTRO della macchina a mano: immersivo e mai invasivo, pochi registi sono in grado di portarti al centro di una vicenda con tanto trasporto ed eleganza quanto il canadese; un maniaco del particolare, attestato dall’ennesima colonna sonora specchio di un raro e raffinato gusto musicale. Sharp Objects si riconferma, a visione ultimata, una gemma rara e merce preziosa per il mercato televisivo. A dirla tutta, anche in maniera provocatoria, è il miglior prodotto HBO dell’anno… O no, Westworld 2?

Personaggi schiavi del passato e delle convenzioni

Dal baffuto sceriffo Vickery alla sorellina fattona Amma, dall’odiosa (sì ma odiosa per davvero) mamma Adora al maestro di musica, ognuno ha la sua storia, ognuno ha un ruolo chiave nel racconto e poi… nessuno potrà starvi sulle palle più di Adora. Parola di lupetto. Un lavoro davvero buono e solido in fase di scrittura, che rende ogni personaggio umano, vulnerabile, detestabile e non troppo lontano dalla sua controparte cartacea. Almeno, così dicono. Ma poi, quanto è stronza Adora?

Donne alcoolizzate e tendenze autolesioniste

Come le scatole cinesi, a poco a poco gli abitanti di Wind Gap faranno emergere dettagli inquietanti di un mondo così apparentemente perfetto, ma allo stesso tempo così putrido e malato. Nella verde cittadina della Pennsylvania si annida un virus, una malattia contagiosa di cui tutti sembrano esserne affetti; l’immagine prima d’ogni cosa, l’uso di una maschera per poter nascondere i propri demoni, rinnegare il passato o celare il male assoluto. Una realtà intransigente e conservatrice, che non ha paura di togliersi di dosso lo stereotipo della serie a tinte femminili e che, anzi, mostra un’inaspettata brutalità e un lato horror sorprendente. Una caccia all’assassino piena di personaggi tutti da scoprire.

Però, c’è un però…

In mezzo a questo oro luccicante, non fatevi però ammaliare anche da qualche diamante contraffatto: il ritmo degli episodi centrali è soporifero, mi duole ammetterlo. La tensione accumulata fin dall’inizio scema per dare spazio a momenti riflessivi, importanti, ma non così coinvolgenti come si possa credere, per poi impennarsi nuovamente verso fine episodi con dei cliffhanger un po’ bastardelli. D’altronde, nessuno è perfetto… tranne Amy Adams.

Oltre ai momenti vuoti, la serie tende a premere troppo sull’acceleratore sul più bello, lasciando in sospeso alcune domande chiave. Volete le risposte? Allora guardatevelo. Si parla, in ogni caso, di alcuni dettagli negativi… sto cercando il capello nell’uovo, solo perché oggi mi va di essere stronzo.

Sharp Objetcs è la triste vittoria della convenzioni, del nuovo spietato universo al femminile di Jean-Marc Vallée e del dolore che ci si porta appresso, di generazione in generazione. È il trionfo di Amy Adams e del suo personaggio struggente; è la triste sconfitta di una finta famiglia felice e dell’amicizia. Sharp Objects è il male, è una droga allucinogena di cui non potrete liberarvi tanto facilmente; è la verità che non vogliamo accettare come se fosse uno sciroppo maleodorante e rimarrà una ferita aperta ancora per un bel po’. Nessuno potrà essere ancora felice.

sharp objects

Non ditelo a mamma.

Article written by:

Davide Casarotti

sono un ergastolano from Val d'Ossola; nella mia prigione fatta di montagne e natura, sogno ad occhi aperti di vivere in un film di Scorsese. Nei weekend, volo sul pianeta dei fratelli Coen e una volta al mese faccio tappa sul satellite Tarantino. Potrebbe sembrare, ma non faccio uso di sostanze stupefacenti. Do solo sfogo alle mie visioni scrivendo di cinema, pur non capendoci un tubo.

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