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Sherlock – Quarta stagione, la migliore di sempre?

Sherlock – Quarta stagione, la migliore di sempre? My rating: 5 out of 5

Sherlock Holmes, il detective più famoso di Londra, è tornato. E noi non vedevamo l’ora.

L’abbiamo aspettata per anni, e alla fine la quarta stagione di Sherlock è arrivata. È anche volata velocemente, accidenti a lei e ai suoi soli tre episodi. Da un’ora e mezzo, mi direte, ma comunque tre episodi!

Cos’è successo al duo più bizzarro di Londra questa volta? Sherlock, come serie, si è mantenuta splendida e perfetta come la ricordavamo? Continuate a leggere e vedremo di indagare a riguardo! (Ahaha, quanta simpatia).

SPOILER, TANTI SPOILER.

In breve

Allora, innanzitutto ancora una volta si ringrazia Netflix per il gentile servizio offertoci: già, perché dopo aver aggiunto le tre precedenti stagioni e L’abominevole sposa ai suoi contenuti, ha trasmesso, in queste tre settimane, i tre episodi di Sherlock con un solo giorno di ritardo. Un po’ come la HBO con Game Of Thrones, insomma. Grazie Netflix, ti ameremo per sempre.

I tre episodi dicevo, della durata di circa 90 minuti ciascuno, recavano i seguenti titoli: The Six Thatchers, The Lying Detective e The Final Problem.

Avevamo lasciato i nostri detective preferiti nel lontano 2014, quando Watson era prossimo a diventare padre, Sherlock rischiava l’esilio e Moriarty rifaceva la sua comparsa sugli schermi di tutta Londra, al grido di una sola frase: “Vi sono mancato?” (“Miss me?”)

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Decisamente Jim, decisamente.

Ritroviamo così un Watson alle prese con la neonata Rosie, con una Mary sempre più strafottente e con il nostro amato, ingestibile, saccente e sociopatico Sherlock.

Non crediate, però, che tutto sia rimasto uguale. Come sempre, la serie TV firmata Moffat riesce a sconvolgere tutto all’interno di un solo episodio, figuratevi in tre.

Le sei Thatcher

Mentre Mycroft lavora per insabbiare l’omicidio compiuto dal nostro Sherlock, lui lavora su un caso apparentemente semplice da risolvere, ma che invece va a legarsi a qualcuno di letteralmente inaspettato: Mary. Il passato della signora Watson torna, prepotente, nella sua vita, e con esso i suoi vecchi colleghi… e una segretaria.

Dei tre episodi di questa quarta stagione è stato quello meno apprezzato, ed essendo il primo, la cosa ha turbato molti fan. Se da una parte è uno degli episodi più densi di azione, che addirittura dà a Sherlock la sua, tanto nota dei libri, abilità nel combattimento corpo a corpo, dall’altra parte l’episodio è effettivamente velocissimo, quasi troppo persino per lo standard della serie. Tuttavia, grazie anche e soprattutto alle interpretazioni Freeman-Cumberbatch che sono stellari come sempre, viene messa in evidenza quella che è la tematica centrale della stagione: le debolezze di Sherlock. Di fronte al ritorno di Moriarty, il detective diventa letteralmente ossessionato, e talvolta persino la sua mente brillante vacilla. Se poi si arriva alla morte della stessa Mary (sigh) che farà sì che lui e Watson si dividano in modo apparentemente definitivo, si scopre allora un lato di Sherlock che mai ci era stato messo di fronte così chiaramente: la sua fragilità.

“As ever, Watson, you see but do not observe.” Che comunque Ben ci può provare quanto vuole a fare quello che non ha mai avuto a che fare coi bambini, ma con quel faccino paterno…

Il detective morente

(Diiiiio, odio le traduzioni italiane.) La stessa fragilità ci porta dritti al secondo episodio. Sherlock, rimasto completamente solo, precipita nuovamente nella droga. Sarà proprio la droga e i suoi effetti che ci regaleranno quello che è forse il miglior episodio dell’intera serie, che ci ha tranquillizzati rispetto alla (pur se leggermente) minor portata della premiere. Il secondo episodio di questa stagione ci trascina nel tunnel della dipendenza di Sherlock, e con esso, ci porta dritti dentro la sua psiche tormentata: il bisogno di amici, di Watson, di Molly, di Mrs. Hudson, di qualcuno accanto che non lo faccia sentire completamente perso e inutile.

Contemporaneamente però non ci lascia pensare che, molto banalmente (credo che la banalità in questa serie non esista), un litigio con Watson sottragga a Sherlock tutto il suo modo di essere. Per quanto più umano, Sherlock Holmes è Sherlock Holmes, e persino il suo drogarsi fino a sfiorare la morte può voler dire altro, può condurre a qualcosa di più importante. Persino il suo mettere a rischio la propria vita, talvolta, può salvarlo.

Il risultato è un episodio che fa girare la testa come le giostre dei luna park, quando hai il terrore di stare malissimo ma vuoi rifarle mille volte: paura, commozione, risate, tristezza, rabbia, ansia, persino la noia nei punti giusti, tali da farci rimanere poi ad occhi sbarrati. Un’ora e mezza di episodio che sembra un film di sei ore, e un’ulteriore approfondimento sul rapporto tra Sherlock e Watson, di quelli che ti strappano un po’ il cuore. Giusto in tempo per la tachicardia degli ultimi due minuti di episodio, in vista di un finale passato ad abbracciare il cuscino.

Il numero di momenti meravigliosi di questo episodio non è quantificabile. Così come il numero di feels, ma questa gif è già abbastanza significativa.

 

E anche questa. Scusate.

Il problema finale

Cosa dire. Di questo season finale si può dire solo che è talmente forte emotivamente parlando che anche se sicuramente avrà dei difetti io ho faticato a notarli, davvero. Siamo arrivati a scoprire che Sherlock e Mycroft hanno una sorella, Eurus, il famoso “vento dell’Est” che tanto spaventava il detective da bambino. Inspiegabilmente però, Sherlock ha rimosso ogni ricordo inerente alla sorella, che viene fuori essere di famiglia: un genio, ma psicopatica.

Ecco, forse una cosa la possiamo dire: siamo sicuri che Eurus sia una Holmes, e non la sorella di Kilgrave direttamente da Jessica Jones? Perché a quanto pare la sua mente è tale da manipolare le azioni e la volontà altrui. Quantomeno mi ricorda qualcosa.Risultati immagini per kilgrave gif

Insomma che questa è rinchiusa in un posto che dovrebbe essere impenetrabile, che ovviamente è di proprietà di Mycroft. Lui, Sherlock e Watson vanno a farle una visitina, dato che l’adorabile sorellina si è presentata sia a Sherlock che a Watson in diversi travestimenti, e scoprono che questa controlla tutto, grazie a… sì, grazie a Moriarty. Perché dovete sapere che Mycroft ha bellamente deciso di presentarli, i due. Complimenti. (Però l’entrata di Moriarty è stupenda, una cosa che amo di Sherlock è che non si riesce proprio ad odiare il suo antagonista).

Riassunto dell’episodio.

Così la sorellina adorata sbatte i nostri tre amici in una specie di percorso a ostacoli, dove ogni prova comporta la morte di qualcuno. La nostra come spettatori, ad esempio. Sono riusciti a creare una tensione e un’incertezza tali che ho temuto di non riuscire a guardare l’episodio fino alla fine.

“My Baker Street boys”

E alla fine ci sono arrivata invece, scoprendo così che  anche quando Moffat e Gatiss fanno i paraculo con svolte un po’ scontate e condite di feels in pacchetti con su scritto “proprio come piace a voi”, lo fanno davvero come piace a noi, senza risultare stomachevoli, senza, come per tutta la serie, sbavature. Sherlock si risolve in una chiusura che recupera tutti gli elementi chiave di tutta la serie, svela significati nascosti persino ne L’abominevole sposa (altro esempio dell’abilità nel collegare tutto, persino un film-episodio uscito in sala).

Una serie TV che ho definito perfetta, senza sbavature, sin dall’inizio. Regia straordinaria, effetti speciali stupendi, cast non definibile a parole, dialoghi geniali (vi prego però, guardatela in lingua originale. La voce di Cumberbatch è necessaria). Una serie che si è mantenuta tale, con solo un leggero calo nella premiere.

Ma più di tutto, con questa quarta stagione in particolare, Sherlock lavora sul lato umano dei personaggi, che nelle precedenti stagioni era meno evidente. In particolar modo, ci regala un ritratto intimo di Sherlock Holmes, come essere umano e non come detective. Un ritratto nel quale veniamo scaraventati in prima persona, come si diceva, e questo anche grazie alla performance strabiliante di Benedict Cumberbatch, che non smette di essere sorprendente. Il cervello-macchina di Holmes ha anche un lato emotivo, e quel lato emotivo finalmente emerge, sempre di più, fino ad esplodere in questo season finale, dove viene manipolato dalla sorella dapprima, e secondariamente, lo salva. Sherlock è quasi infallibile, e diventa tale quando fa pace con la parte tenera di sé.

“Seek my room”

Forse qualcuno si lamenterà del fatto che si sia cercato un lieto fine di questo tipo, e probabilmente avrà ragione. Io dico che questa serie, in 12 episodi ed un film, ci ha dato una gamma di emozioni così varia e densa, culminante in questo Final Problem così intimo, che con Sherlock non c’è davvero il tempo, di lamentarsi.

P.s. se siete fan di Sherlock, fate un salto dai nostri amici di Sherlock (BBC) Italia e di Benedict Cumberbatch Italia!

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1994, ma nessuno ci crede e ancora bersi una birra è complicato. Cinema, libri, videogiochi e soprattutto cartoni animati sono nella mia vita da prima che me ne possa rendere conto, sono stata fregata. Non ho ancora deciso se sembro più stupida di quello che sono, o più furba; pare però che il cinema mi renda, quantomeno, sveglia. Ah, non so fare battute simpatiche.

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