Serie TV

Sons of Anarchy (2008 – 2014)

Sons of Anarchy (2008 – 2014) My rating: 5 out of 5

ATTENZIONE: i Figli dell’Anarchia creano dipendenza

Come lo scrivono sui pacchetti di sigarette, per correttezza, dovrebbero scriverlo da qualche parte che i Sons of Anarchy (SOA) creano una forte dipendenza. Da buona samaritana, mi assumerò io questo compito.

Vi sconsiglio vivamente di iniziare la serie nei seguenti periodi: sessione esami, laurea, periodo di merda a lavoro, organizzazione del vostro matrimonio e soprattutto durante la crisi di mezza età (chi lo sa che non vi venga voglia di comprarvi una Harley e mollare tutto e tutti).

Per anni la gente ha cercato invano di consigliarmi la serie creata da Kurt Sutter, ma io sono famosa per la mia testa in puro marmo di Carrara quindi più lodavano la serie più me la facevano stare sulle palle. La trama onestamente non mi sembrava tutta questa figata: le avventure di un club di motociclisti californiani che gestisce loschi affari quali spaccio di droga, armi e puttane, trovando anche il tempo per stringere alleanze con gli altri club e ammazzarsi barbaramente con i rivali. Nah, non faceva decisamente per me.

Ma un giorno ho ceduto, per un motivo davvero cretino: una foto di Charlie Hunnam (il protagonista) con la faccia da stronzo e la pettorata possente. Santo Ormone. Quel giorno inconsapevolmente ho firmato la mia condanna a morte.

Mi sono sbranata avidamente 7 stagioni da 13 episodi in poco più di un mese e non di certo per merito della figaggine di Hunnam. Ho sperimentato la clausura e l’ossessione: uscivo di casa solamente per andare a lavoro e durante il weekend si ripeteva continuamente la stessa scena: “Sarah esci per una birra?” No devo vedere i Sons” . Vivevo per i Sons.

Ma che ha di speciale questa maledetta serie per avermi rincoglionito a tal punto?

Tutto, a partire dall’estremo realismo. È una di quelle serie vere e sincere: non esistono filtri e i personaggi sono persone normali con cui finisci inevitabilmente per immedesimarti. Tu sei amico dei SOA, anzi fai parte del loro Club e tramite le loro avventure anche tu finisci con il sentirti un pò biker. Non vedi l’ora di vedere la puntata successiva per fare parte del loro mondo. Un mondo molto violento e duro certo ma fatto anche di lealtà, amore, famiglia e  specialmente di personaggi estremamente interessanti. Ho apprezzato moltissimo il conflitto interiore che ogni singolo personaggio vive, io definirei la serie prevalentemente drammatica e non di sola azione come pensavo all’inizio. Molti l’hanno paragonata addirittura ad una tragedia shakespeariana.

E allora facciamo la conoscenza dei SOA per capire meglio.

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Sono legati gli uni agli altri come una grande famiglia, in cui vige una regola fondamentale: “fare il bene del Club a tutti i costi” non guardando in faccia nessuno, neanche gli stessi membri.

Troviamo Clay Morrow (Ron Perlman), lo spietato capo che speri muoia malamente già dopo la prima stagione, in perenne contrasto con il figliastro Jax Teller (Charlie Hunnam) vice presidente e figlio di John Teller, vecchio fondatore dei Sons. Jax è il personaggio più contraddittorio e tormentato della serie, diviso tra la fedeltà al Club e l’essere un buon padre. Vorrebbe lasciare i Sons ma non ci riesce, vorrebbe sapere la verità sulla morte di John Teller ma potrebbe costargli caro. Poi ci sono i fedelissimi Chibs, Tig, Juice, Piney e Bobby, molto diversi tra loro ma accumunati dalle tragedie e difficoltà che la vita ha deciso di mettere sul loro cammino. E infine lui, il mio preferito Opie Winston ( Ryan Hurst), il gigante buono e il migliore amico di Jax, la spalla che tutti noi vorremo avere nella nostra vita. È il personaggio più sfigato nella serie, ne patisce di ogni poveraccio ma soffre in silenzio e morirebbe per i suoi fratelli.

Le donne dei Sons sono toste e in costante rivalità: in primis, Gemma Teller Morrow (Katey Sagal), una vera e propria forza della natura, incredibilmente stronza e manipolatrice, che farebbe di tutto per amore del figlio Jax. Odia profondamente sua nuora, la Dottoressa Tara Knowles-Teller (Maggie Siff)il suo esatto contrario e il personaggio che più si evolve durante la serie. Nelle prime stagioni non capisci cosa ci azzecchi con gli altri, troppo insicura e fragile, ma a poco per volta, spinta dall’amore per  Jax e i suoi bambini, tira finalmente fuori le palle finendo per contrastare apertamente quella vipera di Gemma.

Ti affezioni a tutti inevitabilmente e come Jax, per quanto anche tu voglia lasciare quella famiglia non ci riesci.

Le prime quattro stagioni sono bellissime, poi dalla quinta inizia un lento declino che si arresta bruscamente durante la puntata finale della settima e conclusiva stagione: l’apoteosi del dramma, un finale di serie pazzesco. A dire il vero tutti e sette i “season finale” sono una bomba e vi consiglio di preparare i fazzoletti perché si piange, eccome se si piange.

Da segnalare l’ampia schiera di comparsate famose tra i quali ricordiamo Marilyn Manson, Courtney Love, Henry Rollins, Stephen King, David Hasselholf, Jenna Jameson e lo stesso Sutter.

Trovo scandaloso che la serie sia stata ingiustamente estromessa da qualsiasi premio (ad eccezione di Katy Sagal) , ma forse l’eccessivo realismo era un boccone troppo amaro da mandare giù.

Signori, io vi ho avvisato, ora sono cacchi vostri

Fate un salto su Sons of Anarchy Italia e su Serie tv, la nostra droga

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Article written by:

Sarah Tavella

25anni (+3). Novese per nascita, londinese d'adozione. Lavora nel Marketing e come direbbe Amélie Poulain, "a Sarah Tavella piace": perdere la voce ai concerti rock, i film dove vince il cattivo, guidare senza una meta.

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