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Testimone d’accusa: quando la BBC si supera da sola

Testimone d’accusa: quando la BBC si supera da sola My rating: 5 out of 5

Siccome siete dei fan accaniti di The MacGuffin, di certo vi ricorderete di quella volta in cui me medesima fece un utilissimo appello a Giallo TV per convincerli a mandare in onda, dopo lo splendido adattamento by BBC di Dieci piccoli indiani di Agatha Christie, anche Testimone d’accusa.

Ebbene, a un anno esatto di distanza, la congiunzione astrale miracolosa è avvenuta – ed è tutto merito delle mie preghiere, sicuramente.

Visione obbligatoria

In realtà, Testimone d’accusa uscì l’anno scorso sotto Natale, e ora che la messa in onda italiana finalmente c’è stata non avevate (avete, via) più scuse per non recuperarvelo – e NO, spiare Malgioglio sull’altro canale non era un motivo valido, tanto i meme li capite lo stesso anche se saltate una settimana di GF Vip. La BBC era partita in quarta, anzi, diciamo pure in quinta, con Dieci piccoli indiani, e rilanciare con un secondo adattamento che mantenesse quel livello di perfezione non era affatto un’operazione facile. Però, siccome la BBC ha evidentemente qualcuno con i poteri soprannaturali nascosto nel suo team, Testimone d’accusa non solo si dimostra all’altezza di Dieci piccoli indiani, ma va addirittura oltre.

Trattandosi di qualcosa di imprescindibile, io l’ho chiaramente rivisto, nonostante il fato avverso manifestatosi in lavoro da sbrigare + decoder digitale mancante fino a due ore prima. Tazza fumante di tè alla mano, altrettanto chiaramente.

L’omicidio di Emily French

Testimone d’accusa comincia, e in poco tempo ecco il delitto: una ricca donna di nome Emily French (interpretata da Kim Cattrall – sì, Samantha di Sex and the City), dopo aver preso come amante a pagamento il giovane Leonard Vole, viene trovata morta in casa sua.

La casa passa subito da elegante dimora a scena del crimine tutta flash di fotografie, oggetti insanguinati, gatti bianchi che calpestano il sangue e che se lo leccano via dalle zampe. Mentre il corpo senza vita di Emily French giace in salotto, la domestica Janet McIntire è seduta in fondo alle scale, sotto shock, e tenta di ripulirsi le mani dal sangue strofinandole fra loro, quasi fosse Lady Macbeth.

Attenzione, però: noi spettatori non sappiamo che cosa è successo. Questo brusco salto temporale fra il giorno in cui Leonard entra per la prima volta in casa e il giorno del delitto, suggerito soltanto dallo scorrere tipo slot-machine del calendario soprammobile dell’ingresso, è solo il primo di una serie di flashback-and-forth, che, insieme a una intricata rosa di sospettati, renderà la narrazione ancora più criptica.

Sospettati, accusati, difesi

Un punto di forza di Testimone d’accusa è che si tratta di una storia con cinque personaggi, una vicenda giocata intorno a cinque protagonisti – anzi, considerando che Miss French muore praticamente subito, diciamo pure quattro. Tutti a loro modo colpevoli di qualcosa. Tutti sospettabili, se non del delitto in sé, di qualcosa di brutto, di inquietante. Tutti spaventosi, da far gelare il sangue.

Leonard Vole, ex soldato, sembra avere ancora lo sguardo appannato da qualche ombra della guerra. Accusato dell’omicidio di Miss French dalla domestica Janet, dà l’idea di chi si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Assumendo il presupposto che in Testimone d’accusa nessuno è del tutto innocente, anche per Leonard arriverà il momento di gettare la maschera.

Janet McIntire è la domestica di Miss French, verso la quale dimostra un attaccamento morboso che rasenta l’ossessione. Anche lei condotta in tribunale, ne parla come se il suo unico compito, la sua missione, fosse quella di proteggere Miss French dal mondo, accudendola anche dopo la morte (esemplare la scena in cui Janet si rifiuta di lasciare la scena del delitto perché il corpo di Miss French va lavato e risistemato), sottolineando continuamente come la signora fosse la sua padrona.

John Mayhew è l’avvocato per la difesa di Leonard. Anche lui, come Leonard, è scampato alla guerra, che gli ha lasciato come disturbo post-traumatico una seria tosse. Quest’uomo, che dovrebbe impersonare la giustizia, nasconde un’ambiguità morale e un oscuro segreto che non lo rendono dissimile dagli accusati. In più, a rendere il personaggio di John Mayhew ancora più terrificante, sono le scene con la moglie, dalle quali traspare tutto lo squallore e l’angoscia di un matrimonio che sta in piedi a fatica basandosi su un amore malato e sul senso del dovere.

Romaine Heilger, la moglie di Leonard Vole, è il testimone d’accusa. Sembra impensabile che la moglie di un uomo (o meglio, compagna, perché si scoprirà che i due convivono senza essere sposati) possa testimoniare contro di lui, eppure questo personaggio ci dà, almeno all’inizio, tutte le ragioni per schierarci dalla sua parte. Essendo un’attrice di varietà, Romaine sa simulare e dissimulare qualsiasi emozione, e le sorti dei protagonisti vengono ribaltate quasi senza che nessuno se ne accorga.

Un thriller anche per l’udito

Quello che rende veramente ma veramente inquietante Testimone d’accusa è la colonna sonora, e con colonna sonora intendo qualsiasi effetto di suono prodotto lungo tutto l’arco della storia: oltre la sovrabbondanza di grammofoni, di musica dolente anni ’20 e di languidi motivetti cantati (penso che quel Let Me Call You Sweetheart mi risuonerà nella testa finché campo), la parte del leone la fanno i rumori molesti, quelli che quando li senti vorresti tapparti le orecchie con la prima cosa a portata di mano: posate che stridono sul piatto, orologi che ticchettano insistentemente, il lugubre tintinnio del campanellino del gatto (ragazzi, il gatto è forse la cosa più terrificante in assoluto), i suoni alienanti e ripetitivi dei macchinari, la tosse sofferente di John Mayhew. In più, certi momenti topici sono sottolineati dalla totale assenza di tutto questo frastuono, come quando si toglie l’audio di colpo, o come quando si va sott’acqua.

testimone

Testimone d’accusa è una storia cupa e fumosa (sensazioni riprodotte perfettamente nella fotografia), che pur nascondendoci quanto più possibile fino al sorprendente finale, nel frattempo ci mostra come spesso la verità sia solo una versione a cui siamo disperatamente disposti a credere.

Dopotutto, è Agatha Christie, mica Forum.

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La mia data di nascita è il primo pezzetto della tabellina del 3. Campo di grammar nazismo in più lingue, teatro amatoriale, tè e altre splendide cose che non fanno curriculum. Finché non mi crasha photoshop faccio anche l’illustratrice. Se esistesse un posto con i tramonti del Lago Trasimeno e le porte di Bologna, abiterei lì. Guardo film per poter dire che vabè comunque il libro era meglio.

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