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The Boys: da grandi poteri derivano probabili pessimi umani

The Boys: da grandi poteri derivano probabili pessimi umani My rating: 5 out of 5

Il primo sentore percepito a inizio visione di The Boys è quel profumo di sagace crudeltà a là “Who watches the watchemen?”, ma la serie televisiva tratta dal fumetto di Garth Ennis e Darick Robertson si allontana da quel tipo di visione, anche se altrettanto spietata. Ciò che interessa a The Boys sono proprio le insidie che galleggiano in superficie quando nella società odierna la cultura supereroistica deve mantenersi tale a tutti i costi.

Portata sullo schermo da Eric Kripke (Supernatural) e disponibile su Amazon Prime, The Boys non vi molla un secondo e alcune scene (una in particolare, agghiacciante) potrebbero ingoiarsi tranquillamente molte altre visioni annacquate da cinecomics.

Il primo dei livelli su cui gioca la serie è immediato: nel mondo i supereroi, i supes, sono un dato di fatto.
Non solo semplici vigilantes, sono parte dell’opinione pubblica, fatturano (chi più chi meno) milioni di dollari, cercano di entrare nell’esercito. Tutti i supes fanno parte di un’agenzia, la Vought, che oltre a curare la loro immagine, apparizioni in pubblico, il merchandise e tutto ciò che permette loro di essere un gradino sopra la vita che conducono i comuni mortali, gestisce anche le loro missioni. Paladini della Vought sono i Seven, capitanati da Homelander (Antony Starr), il Superman della situazione, addobbato con un bel mantello a stelle e strisce.

I sette sono chiari archetipi: Il Bello Potentissimo, La Regina, Tizio Divertente Superveloce, Bello Più Stupido, Tizio Invisibile, Tizio Silenzioso e Letale.
New entry del gruppo è Annie, ovvero Starlight (Erin Moriarty), il vettore che farà scoprire allo spettatore parte di ciò che succede davvero alla Vought.

Dall’altra parte ci sono i Boys: un quartetto che riprende forma quando il loro capo, Billy Butcher (uno straordinario e convincente Karl Urban), assolda Hugh Campbell (Jack Quaid). Hughie è il nostro protagonista, perché Hughie un giorno capisce di cosa sono davvero capaci i supes. Quando uno dei Seven travolge la sua ragazza uccidendola Hughie riconosce cosa sono davvero i supes. Non solo dotati di poteri fuori dal normale, neanche mostri nel vero senso della parola. Riconosce nei supes il pessimo essere umano, che tuttavia, essendo un supereroe, può permettersi tutto ciò che vuole.

– This is like that scene in The Matrix. Now, you could take the fucking red pill, right?
Spend the rest of your life jacking off, crying into your chai tea green latte, what the fuck. Or… You could take the blue pill. Or is it the red pill? Anyway, take the other pill and quit being a cunt.

-Which pill do you want me to take?
– Just quit being a cunt. That’s what I’m saying.

Questo è l’altro livello, perfido, di The Boys. Anche quando la satira è prepotente e super evidente (pun not intended) va bene così, perché è questo che serve. La critica ai supereroi passa attraverso la loro decostruzione: Homelander sorride alle telecamere (e quel sorriso di Starr fa paura, davvero), con abili orazioni conquista il suo immenso pubblico e non si ferma di fronte a niente pur di salvare qualcuno, ma è anche arrogante, soffre di un disturbo edipico, ma è soprattutto un pessimo essere umano e sta a lui compiere il più crudele atto (sicuramente il più maestosamente crudele) di questa prima stagione.
Archetipo o meno qualsiasi supereroe non viene distrutto ma ridimensionato in uno scenario reale.
Con questa verità devono confrontare Hughie e gli altri. Non sarebbe meglio una società senza supereroi? Si può far senza? E se si volesse eliminarli, come farlo?

La risposta sta nel black humor e nei violent delights che The Boys offre allo spettatore, rendendola forse la serie più godibile e divertente di quest’anno.
Dalla cultura dei supereroi, passando per il movimento #metoo, la corse folle della serie non concede tregua e i suoi personaggi, portati in scena da un cast eccezionale, sono il fuoco che tiene sempre vivo un intreccio gustosamente compatto.

La chiave finale sarà evidente non stare nella domanda “E se i supereroi esistessero davvero?”, ma in una realtà ben più complessa. Ovvero: certo, i supereroi esistono. E se fossero loro a impedire che la verità venga a galla? Che non si tratta di rendere i supereroi cattivi, si tratta di renderli ancora più invincibili.

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Classe '91. Pur avendo studiato Beni Culturali ed editing credo di saperne di più sui viaggi nel tempo e sulle zone infestate. Leggo un sacco di libri e cerco sempre di avere ragione, bevo tanto caffè, e provo piacere nell'essere un’insopportabile so-tutto-io. Per intrattenervi posso recitare diversi sketch dei Monthy Python.

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