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The Defenders: volevo un gatto nero, me l’avete dato a pois

The Defenders: volevo un gatto nero, me l’avete dato a pois My rating: 3 out of 5

Ho procrastinato questa recensione come il peggiore degli ignavi. Ci fosse il Sommo qua accanto a me mi starebbe già sparando api da un qualche fucile urlando “corri”. Ma non divaghiamo, non me lo posso permettere (cit.). Perché qualche settimana fa, come un bambino in procinto di spacchettare una grossa scatola sotto l’albero di natale, ho cominciato a vedere The Defenders, l’ennesimo featuring Marvel/Netflix che unisce i supereroi seriali Daredevil, Jessica Jones, Luke Cage e Iron Fist. Ero in visibilio. Finalmente tutti assieme, finalmente il supergruppo pronto a scassare di botte i cattivi, finalmente una controparte televisiva degli Avengers che avrebbe fatto gemere il Marvel fan che è in me come una pornostar circondata da omoni senza mutande. (No, non faccio nomi che poi passo per il sommelier del lavoro manuale e non faccio così bella figura).

Ecco, avete presente quando state guardando qualcosa che avete atteso, per la quale avete sudato (un saluto a Iron Fist), che volete a tutti i costi sia splendida e vi faccia saltare dal divano come una scimmia strafatta di crack? Bene, perché così ho iniziato a vedere The Defenders. Poi quella vocina maledetta che mi rosicchia dietro la testa ha iniziato a parlare. L’illusione è finita. Il Marvel fan (ma anche un po’ fag, con moderazione) è tornato a sedersi al buio tenendosi la testa fra le mani. E gli otto episodi (comunque visti in pochi giorni) sono scivolati via senza colpo ferire. Pure spernacchiandomi appena mi sono girato.

Quindi, prima di andare ad analizzare i problemi di The Defenders vi avverto dei possibili spoilerz in cui incapperete, così almeno siete tranquilli e potete smettere di leggere. O continuare. Continuate, dai. Sono carino e coccoloso.

LA LENTEZZA

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“E quindi mi sono praticamente trombato tutto il cast della serie”

Sono otto episodi. Otto. Ma il senso di lentezza li permea tutti. Netflix ci ha abituati a botte di tredici puntate per i singoli scegliendo di usarne otto per il gruppo. Eppure i quattro ci mettono comunque quasi metà serie ad incontrarsi, restando praticamente una puntata dentro quel maledetto ristorante cinese. Che va bene all’inizio, la chimica deve crearsi, gli scontri verbali ci stanno, ma se su otto puntate questi sono tutti assieme alla fine della terza inizio a sentire puzza di bruciato. E infatti. Però in quel momento stavo ancora friggendo perché mi aspettavo le mazzate di gruppo, nella mia testa The Defenders cominciava con loro tutti assieme.

E poi in effetti comincia. Davvero? Beh, sì, ci sono i cattivi da combattere…

LA MANCANZA DI UN VERO E PROPRIO CATTIVO CAZZUTO

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“Caruccia che sei, fatte dà ‘n bacetto”

O “effetto Kingpin”, chiamatelo come volete. Sigourney Weaver splendida come sempre eh, ma la sua Alexandra capadellaMano Reid è praticamente Madame Gao con più di mobilità nelle gambe. Quella che tira i fili nell’ombra lanciando frasi criptiche e credendo in qualcosa di più grande. Ok, va bene, ma non trasmette mai il senso di poter prendere a calci nel sedere tutti i Difensori. C’è sempre quella sensazione che debba arrivare uno spaccaossa pronto a masticare Devil defecando Luke Cage.

E poi arriva. E chi è? Elektra. Di nuovo. Ma poi non è il problema del già visto, il problema è che Elektra tentenna immediatamente vedendo Matt, nonostante Alexandra avesse usato la carta Resuscita Mostro allenandola per eliminare tutte le emozioni. Black Sky di qua, Black Sky di là, ma a me sembra sempre una vodka costosa più che l’assassina finale promessa alla Mano. E, puntualmente, nemmeno lei trasmette quel senso di pericolo che dovrebbe. Manca un Kingpin, manca un Loki, ma anche un Avvoltoio di Homecoming, cioè un qualsivoglia stronzo carismatico che si ama odiare.

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“Sono giapponese”

Vogliamo davvero passare in rassegna le cinque dita della Mano? Alexandra tira le fila, ok, va bene. Madame Gao sono tre serie che arranca qua e là. Le hanno dato la telecinesi giusto perché altrimenti picchiare una vecchia non era carino. Bakuto ha il carisma di un termosifone rotto. Sowande viene sconfitto fuori campo (cosa che, oltre ad avermi fatto girare le balle perché ridicola di per sé, dovrebbe essere indice dell’inutilità del personaggio). L’unico su cui riponevo speranze era Murakami, ma la sola cosa memorabile che fa è parlare in giapponese per partito preso. Bella Mura, torna a scrivere libri che è meglio.

Vincent D’Onofrio dove sei? Lanciati a bomba e salvaci tutti.

ANAL IRON FIST (QUALSIASI RIFERIMENTO A LORAS TYRELL è PURAMENTE CASUALE)

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La peggiore delle serie Netflix continua a fare danny. Scusate, questa mi è venuta scrivendo e dovevo lasciarla, chiedo perdono. Finn Jones è estremamente fastidioso. Sarà il personaggio, sarà la sua faccia che te giudica (cit.), ma Iron Fist miete vittime tra gli spettatori con estrema facilità. E, paradossalmente, è il perno di tutto The Defenders. Il lumos nel suo pugno deve aprire l’entrata per i resti di Balerion il Terrore Nero, la Mano lo vuole e, quando gli altri tre decidono di tenerlo in gabbia per evitare casini, inizia una delle sequenze peggiori di tutta la serie: la fiera del ridicolo made in Rand. Un bambino capriccioso che ancora non è maturato. Eppure quei tredici episodi di NULLA sembravano durare anni. Maledetto Iron Fist. A parte Colleen, di te sono perdutamente innamorato, fin dai tempi di Game of Thrones.

LE COSE BUONE (?)

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Oh, intendiamoci, non è mica tutto da buttare, per fortuna. I combattimenti sono sempre ben coreografati (soprattutto quelli di Daredevil), Jessica Jones è una delle camioniste/scaricatrici di porto/campionesse di rutto libero più adorabili del mondo, Luke Cage vorresti abbracciarlo. La chimica che si crea fra loro è a tratti splendida ma… diamine, sono tutti frutti che mamma Marvel raccoglie grazie alle cose buone già presenti nelle altre serie. The Defenders non aggiunge davvero nulla al calderone del MCU seriale. Cioè, salutiamo quello psicotico buontempone di Stick (scena telefonatissima che Kylo Ren levati) ma alla fine cosa resta dopo i botti e le macerie crollate in centro a New York? Più o meno quello che c’era all’inizio, tranne il nuovo corso per Matt Murdock (sul quale si prega così forte che Bergoglio ha già telefonato qui a casa un paio di volte chiedendo di smettere).

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“E quindi com’è The Defenders” “Mah, guarda, ci sono un nero, una stronza e un cieco che…”

Il vero rimpianto è che meglio delle due stagioni di Daredevil non si riesce ancora a fare. Anzi, nemmeno a eguagliarle lontanamente. Netflix ci ha abituato bene e noi ora vogliamo sempre il massimo. The Defenders purtroppo viaggia nella marea di serie perdendo quasi subito la bussola, suscitando poca voglia di strafogo televisivo (leggi: binge watching).

Che, detto da un fan come il sottoscritto che ha urlato quando ha visto lo stesso tetto/giardino/chiesa del primo Spider-Man di Raimi, non è proprio una bella cosa. (La scena con Alexandra ed Elektra sedute sulla panchina di marmo, per intenderci).

Frank Castle, ti prego, ammazzali tutti e salvaci, perché non sanno quello che fanno.

Article written by:

Edoardo Ferrarese

Folgorato sul Viale del Tramonto da Charles Foster Kane. Bene, ora che vi ho fatto vedere quanto ne so di cinema e vi starò già sulle balle, passiamo alle cagate: classe 1992, fagocito libri da quando sono nato. Con i film il feeling è più recente, ma non posso farne a meno, un po' come con la birra. Scrivere è l'unica cosa che so e amo fare. (Beh, poteva andare peggio. Poteva piovere).

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