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The End of the F***ing World: l’adolescenza fa schifo, la serie è una bomba

The End of the F***ing World: l’adolescenza fa schifo, la serie è una bomba My rating: 4.5 out of 5

[NO SPOILER]

The End of the F***ing World è la serie dove c’è tutto quello che vi aspettereste da un titolo del genere. Senza censura di asterischi.

Immaginatevi un attimo Moonrise Kingdom, aggiungeteci un pizzico del video di Sleep on the Floor, una bella manciata di tutti i film sui road trip e un’altra ancora più abbondante di disagio adolescenziale. Lasciatevi scappare un po’ troppo la mano su quest’ultimo ingrediente e avrete un’idea di cosa può essere The End of the F***ing World.

La serie The End of the F***ing World è stata prodotta e trasmessa per la prima volta da Channel 4, quelli che quando loro facevano la campagna promozionale di Skins con i vlog dei personaggi su YouTube e MySpace, noi guardavamo ancora l’ennesima replica di Dawson’s Creek – comunque attività degna di tutto rispetto e anzi, consigliata da praticare con regolarità. Quindi, ecco, già partiamo benissimo parlando di chi le serie tv le sa fare, e bene, e da parecchio.

Netflix ha fatto la mossa tattica di farla uscire l’ultimo fine settimana delle feste, e ha funzionato in pieno, considerato quanta gente se l’è divorata (mio record personale: un pomeriggio solo). Nel frattempo che io me la sono anche digerita, prima di scriverne per voi, hanno iniziato a fioccare recensioni entusiaste da tutte le parti – si sa, succede così quando arriva “la serie del momento“, anche se pare che le ultime uscite siano più o meno tutte le serie del momento. A me è piaciuta tantissimo, e quindi, amici, anche il MacGuffin ve la stra-consiglia.

The End of the F***ing World è la storia di James e Alyssa: lui (Alex Lawther) è taciturno, inquietante, si presenta dicendo “sono abbastanza sicuro di essere uno psicopatico”; lei (Jessica Barden) è la nuova arrivata a scuola, la outsider, la ragazza arrogante. Niente di particolarmente innovativo fin qui, se non vi dicessi (e non è uno spoiler) che James vuole uccidere Alyssa. Avendo fatto pratica su diversi animaletti fin da piccolo, decide di passare a un livello successivo misurandosi con un soggetto umano, qualcuno di interessante da uccidere – parole sue. Alyssa non ha la minima idea di quello a cui sta andando incontro quando propone a James di partire con lei – o meglio, visti i suoi modi, forse lo costringe.

La ragazza vuole ritrovare suo padre, da cui riceve solo un bigliettino di auguri per ogni compleanno; la sua unica finestra di affetto in famiglia è questa, perché la madre si è risposata, ha fatto altri figli, vive una vita meravigliosa che sembra uscita da una pubblicità anni ’90 di Ralph Lauren, in cui Alyssa, in maniera neanche troppo velata, è un elemento di disturbo e una stonatura. Le cose vanno ancora peggio per James, con un padre poco avvezzo al mestiere genitoriale e un trauma legato alla morte della madre.

Ma il freddo James e l’aggressiva Alyssa non sono semplicemente due adolescenti borderline da esperimento sociale: sono due ragazzi vulnerabili, danneggiati dall’abbandono, che all’abbandono reagiscono ciascuno a modo suo e per tentativi a errori. Se James dichiara di essere insensibile, di non provare alcuna emozione, Alyssa si fa vedere spavalda e fin troppo casual; e niente di tutto questo risulta mai pesante, anzi: proprio la componente più punk dello stile britannico riesce a colorare di humor (nero) anche momenti tesi e imbarazzanti, complice l’utilizzo del voice over dei due protagonisti che crea dei meravigliosi cortocircuiti fra pensieri e realtà – come nella scena in cui all’ennesima avance (una mano appoggiata sulla gamba), James pensa “credo che Alyssa sia una specie di ninfomane”.

Questo folle viaggio in The End of the F***ing World, che unisce i due grandi temi del road trip e dello scappare di casa, non filerà per niente liscio, e ci saranno complicazioni nel fare auto-avverare la profezia omicida di James. Succedono cose impreviste che ribaltano tutto e che costringono i due ragazzi a capire come salvarsi la pelle, vivendo alla giornata e tentando disperatamente di frenare un effetto domino di eventi più grandi di loro, per non finirne schiacciati a loro volta.

La storia (…il mondo? La vita?) prende il sopravvento sui suoi protagonisti, e con un andamento del genere The End of the F***ing World sembra quasi diviso in due parti, di cui la seconda potrebbe risultare a brevi tratti un po’ dispersiva e frettolosa, complice anche l’arrivo di altri personaggi e una sotto-trama poliziesca non sviluppata – ecco il perché della mezza stella mancante. Ma vi tranquillizzo, non è una sensazione così evidente durante la visione: i cliffhanger e i pochi episodi (8 in tutto e da circa 20 minuti l’uno) invitano a guardarla tutta insieme quasi fosse un film parecchio lungo, il ritmo è incalzante e la narrazione scorre che è un piacere; se pensate che è tratta da un graphic novel, non poteva essere altrimenti.

The End of the F***ing World non è Tredici, non c’è morale, nessuna espiazione: James e Alyssa sono letteralmente abbandonati a loro stessi, non sanno come relazionarsi eppure sono costretti a contare l’uno sull’altra quasi per forza, e tu spettatore non puoi fare niente per loro, se non schierarti dalla loro parte e sperare che si salvino in qualche modo – dagli eventi, dal mondo, dal grande casino che è l’adolescenza. Perché qui l’adolescenza non è mistificata per niente, non ci sono balli della scuola e cottarelle romantiche, c’è solo l’andare a tentoni in un mondo che non si conosce, con il rischio costante di essere portati fuori strada da paranoie, insicurezze, tempeste ormonali e fretta di crescere. Tutto questo con un sottofondo di paesaggi inglesi che si vestono da Route 66, gag al limite dell’assurdo, travestimenti, immancabili momenti “wtf” e l’accento del nord Inghilterra di Alyssa, ipnotico per quanto irritante. Nel bene e nel male, questa serie potrebbe essere veramente la fine del mondo.

Ciliegina su questa torta al veleno: una colonna sonora pazzesca, curata da Graham Coxon dei Blur, che è già la mia playlist giornaliera preferita su Spotify – ma tanto dopo aver visto la serie diventerà anche la vostra, no?

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La mia data di nascita è il primo pezzetto della tabellina del 3. Campo di grammar nazismo in più lingue, teatro amatoriale, tè e altre splendide cose che non fanno curriculum. Finché non mi crasha photoshop faccio anche l'illustratrice. Se esistesse un posto con i tramonti del Lago Trasimeno e le porte di Bologna, abiterei lì. Guardo film per poter dire che vabè comunque il libro era meglio.

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