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The Night Manager

The Night Manager My rating: 4 out of 5

Oggi, 20 aprile, arriva anche in Italia sui canali satellitari The Night Manager, ambiziosa co-produzione americana ed europea tratta dal libro Il direttore di notte di uno dei più famosi scrittori viventi di romanzi spy, John Le Carré (autore anche de La talpa, su cui è stato basato nel 2011 l’omonimo film con Gary Oldman).
Una doverosa premessa: è uno sforzo notevole per la sottoscritta essere imparziale, posata ed equa nello scrivere questa recensione, visto che il progetto coinvolge l’attore che è il mio sogno erotico su gambe. Lunghe. Da fenicottero.
Quindi non sarò né imparziale, né posata né equa – e sbaverò pure un po’ sulla tastiera scrivendo -, tuttavia tenterò lo stesso di fornirvi un po’ di buone ragioni per vedere su Sky Atlantic Italia questa serie, che affianca per la prima volta due attori accomunati dal fatto di essere British ma amati dal grande pubblico grazie a famose produzioni americane.

La trama ve la faccio più breve possibile: ruota attorno a Jonathan Pine (Tom Hiddleston), un giovane uomo bellissimo che nasconde un fosco passato e che ora lavora come portiere di notte in un albergo di lusso de Il Cairo durante la primavera araba (il telefilm è aggiornato temporalmente rispetto al libro): incrocerà suo malgrado i loschi traffici di un affarista che lucra sul traffico d’armi illegale, Richard Roper (Hugh Laurie), e scoprirà che l’uomo non ha nessuno scrupolo a spazzare via chiunque si interponga sulla sua strada. La casualità porterà Jonathan a ritrovarsi suo malgrado nell’ombra di questo individuo, fino a decidere di collaborare con i servizi segreti di Londra nella persona di Angela Burr (Olivia Colman), agente dell’MI6, in costante contatto con lui mentre questi riuscirà secondo il loro piano gradualmente a entrare nelle grazie di Roper e diventare il suo protetto. Le cose, però, si complicano nel momento in cui Jonathan incontra la giovane compagna di Roper, la bionda spilungona Jed (Elizabeth Debicki), e il piccoletto Corky (Tom Hollander), l’aiutante tuttofare del cattivone, geloso (e invidioso) delle attenzioni che riceve il nuovo arrivato, il quale a lui non la racconta per nulla giusta.

  • Il nostro primo buon motivo per guardare The Night Manager è quello di cui molti di voi sono entrati per leggere: il ritorno in grande spolvero di Hugh Laurie, attore inglese esploso alla fama proprio con un telefilm, grazie all’iconico personaggio di Gregory House in Dr. House. Qui, in un certo qual modo, interpreta un individuo che è una sorta di negativo di House: se lì infatti era un supereroe della medicina nascosto dietro una dura scorza di burbero menefreghista, qua è un personaggio assolutamente spietato, un intrallazzone senza morale, ma celato da una facciata immacolata e sorridente di glamour e filantropia. Da brivido.
  • La seconda attrattiva della serie (dove “attrattiva” è la parola chiave), OVVIAMENTE, è lui. Tom. Per chi avesse bisogno di presentazioni: Tom Hiddleston, classe 1981, purosangue inglese formato nel teatro shakespeariano, compagno di scuola del Principe William d’Inghilterra, pupillo di Kenneth Branagh, visto di recente in Crimson Peak di Guillermo del Toro, è assurto alla notorietà planetaria grazie al personaggio del cattivissimo (ma anche adorabile) Loki nei film Thor Avengers della Marvel ed è ormai lanciato a nuovo uomo oggetto e sex symbol “intellettuale” planetario. Ha quel qualcosa delle star della vecchia Hollywood alla James Stewart, e la serie punta tutto proprio sul suo fascino elegante, limpido e sexy, con inquadrature fin troppo studiate suoi grandi occhi chiari – che, contrariamente alla gratuità dell’indugiarvi che si potrebbe ipotizzare, avranno un ruolo piuttosto rilevante all’interno della trama.
  • Olivia Colman. No, non è la biondona di un metro e novanta, ma colei che secondo me è la vera protagonista femminile del telefilm, la poliziotta incinta che si allea con Jonathan Pine, il personaggio di Tom. La Colman, già molto apprezzata nel telefilm Broadchurch, riveste un ruolo che nel libro era originariamente maschile e si fa presto a capire perché. In un prodotto che rischiava, come spesso sono le opere di Le Carré, di apparire freddo, lei è il vero cuore pulsante, l’anima e la forza della storia. Una di quelle attrici capaci di far recitare anche gli angoli della bocca e degli occhi. La Colman è Dio, punto.

 

  • Le location: Egitto, Svizzera, Maiorca, Inghilterra, Spagna, Turchia, Marocco… The Night Manager è sicuramente una serie tv col passaporto, che si fa forte della sua multi-produzione – pure Sky Italia ci ha messo qualche palanca – e ne fa un punto di forza. I luoghi in cui è ambientata l’azione, in un certo qual modo, sono anch’essi un personaggio in scena, e molto importante.
  • La scena di sesso che ha crashato Twitter: vi sono in realtà più sequenze passionali nella serie, ma in particolare quella presente nella quarta puntata (dal minuto 27; non c’è di che) è assurta a inaspettata fama per il fatto che, quando è andata in onda, ha letteralmente intasato il social coi tweet – come immaginerete, la trama spionistica e la psicologia dei personaggi non erano proprio al centro dell’attenzione generale in quel momento. Ovviamente la pietra principale dello scandalo era lui, Tom, noto per avere una legione di fan sfegatate (anche se il femminile è quasi improprio), le Hiddlestoners, che impazziscono per lui e che, temo, dopo questo telefilm non faranno che aumentare (io ormai ho la tessera gold).
  • Il rapporto tra Roper e Pine, tra criminale mentore e criminale allievo, tra malvagio vendicativo e il doppiogiochista che teme di essere scoperto in ogni momento: se Roper vede nel giovane del potenziale, non si può evitare di comprendere che anche Pine, pur nell’ostilità, è suo malgrado affascinato da quest’uomo, dal suo mondo. Diventa un pretesto per mettere a confronto anche due attori inglesi di diverse generazioni – ovviamente, se possibile, in lingua originale, per recuperare la wit naturale di Laurie e il timbro dolce di Tom.
  • La regista, Susanne Bier, ha successo nel dare un po’ più di dinamismo allo stile originale di Le Carré, famoso per funzionare bene sulla carta ma essere sicuramente un po’ soporifero lento e anti-cinematografico.
  • Il telefilm ha il merito di proporre una sorta di versione 2.0 di James Bond: un uomo affascinante, magnetico, elegante, coraggioso, anche donnaiolo, ma allo stesso tempo sensibile, umano, fortemente empatico. Un eroe buono caratterizzato in un modo inedito e che è cucito perfettamente addosso al suo interprete. C’è chi sostiene che Tom con questa serie si sia dimostrato il candidato ideale per il futuro passaggio di testimone del personaggio di 007 a un altro attore, dopo che Daniel Craig avrà appeso gli orologi esplosivi al chiodo… Io non credo che gli convenga invischiarsi in un altro personaggio cinematograficamente seriale, dopo Loki, ma tutto è possibile.

La serie ha avuto successo, c’è chi auspica una seconda stagione – che sarebbe, stavolta, del tutto originale, essendo il libro auto-conclusivo. Personalmente penso che non mi dispiacerebbe: avere meno legami con il prodotto di partenza permetterebbe agli autori di sperimentare in direzioni meno classiche.

In ogni caso, consiglio vivamente la visione di questa serie; per l’apparato tecnico notevole, la pregevole scrittura, per il ritorno del mitico Hugh Laurie a una serie tv, per la presenza di una grande interprete donna, perché c’è Tom Hiddleston con degli splendidi completi su misura – e, cosa più importante, anche senza.

 

Giustappunto.

Se del bel Tom Hiddlestone non potete proprio fare a meno, volate sulla pagina Tom Hiddlestone Italy 

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Article written by:

Francesca Bulian

Posata su uno scoglio da un gabbiano nell'agosto '86. Storica dell'arte, fangirl, cinefila. Ama i blockbusteroni ma guarda di nascosto i film d'autore (o era il contrario?). Abbonata al festival di Venezia. Lettrice compulsiva e consumatrice di serie tv. Ha sempre un occhio di riguardo per i suoi attori feticcio - per meriti professionali ma più spesso estetici.

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