Serie TV

The Outsider: tanto uomo nero, poco raziocinio, un po’ troppa noia

The Outsider: tanto uomo nero, poco raziocinio, un po’ troppa noia My rating: 2 out of 5

Diciamocelo: i primi giorni faceva pure ridere la parola “quarantena” e tutte le battute del caso – dai che è la volta che imparo a cucinare, ho pulito stanze che non sapevo di avere e via dicendo. Ora, dopo un mesetto in cui il massimo della vita sociale è fare la coda al supermercato sperando che la vecchia di turno non impazzisca perché avete osato uscire di casa sprovvisti di mascherina, possiamo dire apertamente di esserci un po’ tutti rotti le palle. Epperò, visto che pare ci godremo almeno un altro paio di settimane di questo tenore, armatevi della sola cosa che può salvarvi la vita senza richiedere un uso eccessivo di energie: il binge watching, che vi consentirà di continuare a fare schifo sul divano ma allo stesso tempo vi darà argomenti di conversazione per i vostri aperitivi virtuali, cancellando così ogni residuo senso di colpa. Io ho deciso di riempire ben dieci ore di questo mese con The Outsider, serie ideata da Richard Price, prodotta da HBO nel 2020 e approdata recentemente su Sky.

Tratta dall’omonimo romanzo di Stephen King, The Outsider è ambientata nella solita provincia americana tanto amata dall’autore e racconta del solito, raccapricciante omicidio che nessuno si aspettava nella solita, tranquilla cittadina: un bambino è stato orrendamente brutalizzato e ucciso. Le prove sono apparentemente schiaccianti: filmati, tesimonianze e tracce di DNA incastrano Terry Maitland (Jason Bateman), il classico, insospettabile padre di famiglia che nel tempo libero allena la squadra di baseball della scuola. Caso chiuso, se non fosse che nello stesso momento in cui il bambino passava a miglior vita, Terry era a un convegno fuori città: filmati e testimonianze certi anche da quella sponda.

Dove sta la verità? È quanto si chiede Ralph (Ben Mendelsohn), poliziotto con un enorme scheletro nell’armadio, ancora più schiacciato dai sensi di colpa dopo che Terry verrà ucciso dal fratello della vittima appena prima del processo. In una spirale crescente di morti e dolore, Ralph decide di approfondire le indagini con l’aiuto dell’avvocato della moglie di Terry (Julianne Nicholson) Howie (Bill Camp), dell’amico e collega Yunis (Yul Vazquez), e soprattutto di Holly (Cynthia Erivo), una detective taciturna con una vocazione per il paranormale. Inutile dire che non tutto è come sembra, e che bisognerà mettere da parte la ragione per affidarsi al sentimento.

Ecco, a mio avviso è proprio questo il grande limite di The Outsider: dalla seconda puntata il soprannaturale prende il sopravvento. Per carità, King è un amante del genere; ma in Shining questo lato era molto meno strillato – o quantomeno reso meglio. In The Outsider, allo spettatore viene mostrato sin dall’inizio e in modo inequivocabile che il vero cattivo altri non è che l’uomo nero, togliendo così ogni gusto all’indagine. Eppoi: per le prime cinque puntate il ritmo è lento, quasi noioso, una specie di documentario su una domenica pomeriggio in uno degli Stati quadrati made in the U.S.A., ma senza la necessaria dose di malessere; per poi ammassare tutta l’azione nelle restanti cinque, sfilacciando così la storia e perdendo inevitabilmente dei pezzi per strada – uno su tutti, la causa della vedova Maitland contro la polizia, annunciata e mai approfondita.

Per carità, The Outsider resta un discreto modo per passare il tempo, ma nulla di più. Niente a che vedere con Twin Peaks, per intenderci, che aveva già brillantemente sviscerato il tema con trent’anni di anticipo. E che, pur distribuendo tonnellate di paranormale a destra e a manca, non risultava irritante; mentre con The Outsider la tentazione di ringraziare ogni tre minuti di essere venuti al mondo nel continente dell’Illuminismo c’è. Un esempio? A un certo punto, parlando con il suo psicologo, Ralph gli chiede provocatoriamente se secondo lui il male debba per forza scaturire da contesto sbagliato, geni cattivi, povertà. Meglio così che aggrapparsi alla storia dell’uomo nero, verrebbe da rispondere, quantomeno per amore del proprio cervello.

Insomma, se volete immergervi nelle atmosfere di Stephen King datevi piuttosto all’ottimo Misery non deve morire; non vi riempirà una settimana inera, ma la serata che passerete in sua compagnia sarà decisamente più piacevole. E all’aperitivo su Instagram farete una figura migliore.

Article written by:

Avatar

Classe 1990, internazionalista di professione e giornalista per passione, si laurea nel 2014 saltellando tra Pavia, Pechino e Bordeaux, dove impara ad affrontare ombre e nebbia, temperature tropicali e acquazzoni improvvisi. Ama l'arte, i viaggi, la letteratura, l'arte e guess what?, il cinema; si diletta di fotografia, e per dirla con Steve McCurry vorrebbe riuscire ad essere "part of the conversation".

By continuing to use the site, you agree to the use of cookies. more information

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi