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Il Trono di Spade 6×05 – The Door

Il Trono di Spade 6×05 – The Door My rating: 4 out of 5

In redazione si litiga settimanalmente per accaparrarsi la recensione dell’ultimo episodio de Il Trono di Spade. Soprattutto quest’anno, dato che per ora la serie sembra solo giovare della separazione dai libri di provenienza (fan dei libri, non assalitemi). Questa sesta stagione fino ad ora è stata piena di avvenimenti e colpi di scena, senza tempi morti ed è riuscita addirittura a riproporre le grazie di Emilia Clarke, aspetto da non sottovalutare.

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The Door è un episodio non meno bello dei precedenti, anche se all’appello mancano diversi personaggi importanti. Sicuramente il finale farà discutere, ma ci arriviamo poi.

L’episodio inizia con l’inevitabile scontro tra Sansa e Ditocorto. Lei lo accusa giustamente di averla data in pasto ad un sadico scuoiatore di uomini (e non solo, anche animali e vecchiette), lui abbassa le orecchie e forse per la prima volta nella serie teme per la sua incolumità. Per un attimo si spera addirittura che Sansa ne chieda l’esecuzione a Brienne, ma niente da fare. Bene l’evoluzione caratteriale, ma c’è ancora da lavorare. Per il resto, alla Barriera iniziano a delinearsi le possibili alleanze per Jon Snow, con l’incognita del Tully a Delta delle Acque.

Nel frattempo Arya ottiene una seconda possibilità per entrare a far parte degli Uomini Senza Volto: deve uccidere un’attrice teatrale. Recatasi allo spettacolo, si trova di fronte ad una ridicola messinscena della decapitazione di suo padre Ned Stark, avvenuta sul finale della prima stagione (ma cosa lo scrivo a fare?), che personalmente mi ha ricordato anche lo spettacolo dei cinque re, interpretati da dei nani alle nozze di Joffrey. Brava Maisie Williams ad incarnare il dolore e il conflitto interiore del personaggio.

A Daenerys è bastato sopravvivere all’ennesimo falò e mostrare le minne (scusate la volgarità, ho pure cercato tra i sinonimi per non essere troppo sgarbato) per far inginocchiare davanti a sé l’intera popolazione Dothraki. Difficile credere che siano disposti a seguirla per così poco, ma d’altronde i ritmi si sono alzati e gli autori hanno già annunciato che alla fine della serie mancano ormai solo 20 episodi circa. A pagare sono sicuramente i tempi più dilatati ma realistici delle prime stagioni. Da segnalare anche la riconciliazione e l’inevitabile addio tra la regina dei draghi e Jorah. Certo, lei gli ha ordinato di trovare una cura per poi tornare finalmente tra le sue braccia, ma conoscendo gli autori darei Jorah morto entro il finale di stagione. Rimane comunque una scena intensa e ben recitata tra i due attori.

Ormai non c’è tempo per respirare, perciò eccoci subito alle Isole di Ferro, dove Theon e sua sorella si fronteggiano con lo zio regicida Euron per il Trono di Sale (fa un po’ ridere, ma volevo troppo scriverlo). Siccome siamo ne Il Trono di Spade e vige la legge secondo la quale a Theon una va bene e cento vanno male, Euron viene acclamato Re dal popolo e i due fratelli sono costretti a scappare. Nel frattempo, a Meereen, Tyrion e Varys incontrano una sacerdotessa rossa che ci regala qualche dettaglio sull’oscuro passato di quest’ultimo.

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Infine, tocca alla portata principale dell’episodio: Bran. Sicuramente una delle svolte narrative più eccitanti viste fino ad ora (non che non ce ne siano state). Innanzitutto viene rivelato uno dei principali misteri della serie, ovvero l’origine degli Estranei, anche se il tutto pare piuttosto banale e troppo semplificato. D’altronde la nascita del Re della Notte è causata dai Figli della Foresta, anch’essi a loro volta per niente approfonditi nell’opera televisiva. Detto ciò, è sicuramente presto per dare un giudizio su qualcosa che probabilmente verrà ripreso in futuro. La curiosità è sempre tanta.

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Inoltre l’azione è gestita benissimo e gli Estranei sono inquietanti il giusto. Peccato per qualche carenza in termini di effetti speciali e qualche altra piccola svista (Meera scaglia una lancia con la gestualità di un lanciatore di freccette del venerdì sera). Però nel complesso non si può criticare molto. Le uscite di scena del Corvo a Tre Occhi e Hodor hanno il giusto pathos, l’intera sequenza è spettacolare e movimenta una parte della narrazione che rischiava sennò di rimanere ancorata ad un unico motivo d’esistere: “rivelaci cosa succede nella Torre della Gioia”.

 

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Article written by:

Mauro Paolino

Classe 1996, inizia a scrivere recensioni cinematografiche all'età di 15 anni. Appassionato di cinema, scrittura e storia dell'arte moderna, passa le sue giornate a guardare film, scrivere sceneggiature scadenti e coltivare la sua barba, nella falsa convinzione di sembrare un ragazzo intellettualmente impegnato.

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