Twin Peaks 3 David Lynch Mark Frost Kyle MacLachlan Angelo Badalamenti Sherilyn Fenn, Lauura Dern, Tim Roth Jennifer Jason Leigh
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Twin Peaks 3 – Episodio 15: Chiudile, due sottotrame, che ti porti avanti

Twin Peaks 3 – Episodio 15: Chiudile, due sottotrame, che ti porti avanti My rating: 4 out of 5

Si sa, la vita è un luogo amaro: l’episodio più figo di tutto Twin Peaks 3 è uscito quando io stavo in vacanza tra le mucche e ho dovuto affidarne la recensione al nostro Edoardo. Sono tornata trasudando ottimismo, convinta che l’episodio 15 sarebbe stato altrettanto rivelatore. E invece, come sempre (più che mai?) Lynch ci odya.

Ripassate le puntate precedenti e allontanatevi indietreggiando in silenzio da questo articolo se vi siete persi l’ultima: hic sunt spoilers.

Romanticismo non richiesto a Twin Peaks 3

Nadine, armata di pala dorata del dottor Jacoby, si reca con fare risoluto da Big Ed (so che per un momento avete pregustato lo splatter pure voi, non fate i timidini). Decisa a liberarsi dei fardelli esistenziali, ammette con quei 25 anni di ritardo di averlo manipolato come una stronza per tenerlo legato a sé (ma dai?). Sa che Ed ha sempre amato Norma e gli dice di andarsela a riprendere, perché vuole vederlo felice.

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“Non restartene lì imPALAto. ImPALAto. Ahah. L’hai capita, Ed? Ahah. Buona questa”.

Per quanto adori il personaggio di Nadine tutto questo mi è parso vagamente ridondante rispetto alla seconda stagione: Nadine aveva già “liberato” Ed durante il suo delirio adolescenziale. Nell’ultima puntata di Twin Peaks 2l’equivalente anni ’90 della “scena dell’attentato” di Boris – tornava in sé e apparentemente si rimangiava tutto: voleva riprendersi il marito. Ma si trattava di una piccola sequenza conclusiva dei personaggi (catastrofica, come tutte le altre) che francamente non avevo letto come “incisiva” nel filo rosso di Ed e Norma. Tra l’altro anche durante la crisi della stagione 2 Nadine veniva seguita nel suo percorso “catartico” da Jacoby: si sentiva veramente il bisogno di riproporre questo sviluppo?

Ed si fionda da Norma a comunicarle la bella notizia ma la trova con WALTER, lo sfigato del franchising. Tutto sembra perduto (ad eccezione della vastità del cazzo che ce ne frega) ma Norma a sorpresa scarica WALTER e il franchising, si limona Ed, decidono di sposarsi e vissero per sempre felici e contenti.

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#UnaGioia

Fine. Immagino. Spero. Lynch, tutto molto grazyoso, ma non dovevi disturbarti, stavamo bene anche senza.

Welcome to the Dutchman

Doppel Cooper raggiunge finalmente il fantomatico “the Dutchman”, alla ricerca di Phillip Jeffries. Scopriamo che il “non luogo” si trova giusto sopra al “convenience store” che già conosciamo bene: lo accoglie un “taglialegna”, con una macchina che fa crepitare nella penombra un volto umano. Sembrerebbe quello di Sarah Palmer.

Una spaventosissima portinaia in vestaglia (interpretata da un attore maschio) lo accompagna da Jeffries al capanno numero 8. E qui si infrangono tutte le nostre speranze: mi sa che David Bowie è morto davvero, gente. Il ruolo di Jeffries viene interpretato da un macchinario che comunica attraverso una sfera di fumo, e che somiglia al grande radar della Loggia Bianca.

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“Ciao, sono l’incubo che stai per fare stanotte, se ti eri ripigliato da Sarah Palmer che si toglie la faccia.”

Mi prudono le mani

Se qualcuno ha teorie valide sul dialogo che segue per favore mi illumini nei commenti sulla pagina di TheMacGuffin, perché io mi sono innervosita come un Umpa Lumpa diabetico: Jeffries cade dal pero. Dà risposte vaghe alle domande di Cooper, nega di avergli telefonato, abbozza sull’aver mandato Ray a cercare di ucciderlo. Ricorda i bei tempi andati, a Philadelphia nell’89, quando i treni arrivavano in orario e lui era ancora David Bowie. Accenna al personaggio di “Judy”, davanti alle insistenze di Cooper gli dà il suo numero ma senza chiarire chi sia. Insomma, vi fa prudere le mani per cinque minuti buoni e sul più bello vi congeda, ricatapultando Doppel Cooper in una cabina telefonica del mondo reale. E non una a caso, no. Quella davanti alla “gas station” (che quando Cooper si allontana svanirà in un crepitio elettrico, insieme al nostro ultimo, gracile, denutrito, neurone).

Ad attendere Bad Dale, dall’altra parte di una pistola carica, c’è Richard Horne: ha riconosciuto l’agente Cooper sugli schermi di sicurezza del covo di Mastro Lindo. E quando mai l’aveva visto, chiederete voi. La risposta arriva in omaggio con un pacchetto di Cleenex: Audrey ha conservato una foto di Dale per tutti questi anni (sappiate che io a Richard figlio di Doppel Dale ci credo ancora). Coop malandrino ci mette tre secondi a sculacciare Richard e se lo carica sul furgone, scrive a Diane “Las Vegas” e per oggi lo salutiamo qui. Viva viva l’emicrania, viva viva Twin Peaks 3.

Suicidi e Carrambate

Mark Frost (sì, è proprio lui) è a passeggio nei boschi col cane. Steven e Gersten (che mi rendo conto solo ora essere la sorella minore di Donna e Harriet, quella che suonava il piano per Leland) invece se ne stanno sotto a un albero a meditare il suicidio. Ma sì. Botta di vita. Non è dato sapere la causa scatenante: l’ultima volta che li abbiamo visti stavano scappando da una Becky incazzata come una biscia e armata di fucile, ma sembravano tutto sommato di umore alto.

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Come siano arrivati a un passo dal suicidio non lo sanno manco loro, ma tant’è.

Steven si lascia andare a dichiarazioni romantiche del tipo “guarda, te lo devo proprio dire, mi piaceva scoparti”. A rovinare questi attimi degni del miglior Petrarca ci pensa Mark Frost, che spuntando dalla radura li spaventa: Gersten si allontana e sente lo sparo della pistola di Steven. Io ci metto una bella croce rossa sopra, non so voi. Mark Frost sembra della stessa opinione, perché corre ad avvisare Carl. Che siamo riusciti a portarci a casa anche questa sottotrama inutile e apparentemente sconnessa dal resto? Ai postumi l’ardua sentenza.

Scazzottate alla Roadhouse e omycidi mysteriosi

Con gli ZZ Top in sottofondo, quel vecchio mandrillo di James entra nel locale e si dirige subito a salutare Renée. Il marito di lei per un attimo porta sullo schermo le nostre fantasie più proibite, alzandosi per prenderlo a pugni. Visto che Lynch ci odia, la goduriosa sequenza viene interrotta sul più bello dal tizio inglese col superguanto, che manda gli aggressori al tappeto. Provocando qualche lesione celebrale evidentemente gravissima, perché lui e il bietolone vengono spediti in carcere.

Le galere di Twin Peaks non erano così affollate da quando Bobby e Mike ci abbaiavano in faccia a James 25 anni fa: Billy e la tizia senza occhi continuano a emettere versi animali per la gioia del povero Chad, cui rinnovo ulteriormente tutta la mia solidarietà.

La sequenza che segue è per me un autentico mystero: Jennifer Jason Leigh va a freddare Duncan Todd e il suo assistente, e poi si allontana in auto con Tim Roth. Illudendoci per quei soliti quaranta secondi che dietro la macchina da presa ci sia un Tarantino che non ha digerito il burrito.

Perché Duncan viene fatto fuori? Stava lavorando per cercare di eliminare Dougie Cooper. Non aveva avuto un gran successo ma faceva del suo meglio: si tratta solo di una vendetta per non aver rispettato la consegna o c’è qualcosa di più?

Lazzaro, alzati e cammina

Dougie è ancora imbalsamato in cucina, a farsi rimpinzare di torta da una cinguettante Naomi Watts. Schiaccia pulsanti a caso sul telecomando fino ad accendere la TV: stanno passando Viale del tramonto. Al nome di “Norma” sembra avere un piccolo spasmo muscolare ma quello che lo triggera davvero è la battuta “chiamatemi Gordon Cole” (il personaggio interpretato da Lynch in Twin Peaks è realmente ispirato al Gordon Cole di Viale del tramonto).

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Dougie nel suo momento “ma allora l’assassino è Kevin Spacey!”

Quello che aspettiamo dall’inizio di Twin Peaks 3 sembra lentamente succedere: che Dougie sia uscito dal Fantabosco? Reagisce al nome dell’amico cambiando totalmente espressione: si guarda intorno e vede una presa elettrica. Per non saper leggere né scrivere, ci infila dentro il manico della forchetta, pigliando la scossa e generando un blackout. Che si direbbe la classica “Dougieata”, se non fosse che l’elettricità in Twin Peaks 3 gioca un ruolo effettivamente fondamentale: è un mezzo di trasporto tra i mondi, ogni materializzazione e smaterializzazione si annuncia con crepitii elettrici, circonda dall’inizio della stagione il Great Northern, eccetera. Torna a casa, Cooper. Ci manchi.

Lutto a Twin Peaks

Visto che eravamo tutti troppo sorridenti e felici, a questo punto Lynch decide di farci il cuore a pezzi chiudendo il personaggio della Signora del Ceppo. Margaret telefona (plausibilmente per l’ultima volta) ad Hawk e gli annuncia che sta per morire. Gli rinnova le varie raccomandazioni: stare attento a quel tizio sotto la luna di Blue Pine Mountain, portare nello zaino una maglia di lana, non fare il bagno dopo mangiato eccetera. Poi si dicono addio. E voi frignate che manco a sei anni per la mamma di Dumbo in carcere.

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“Quando parti chiudi il gas. Se vai a Londra vestiti a cipolla. Asciugati i capelli che poi ti si infiamma la cervicale”.

Il momento è solenne (e nettamente metacinematografico, con il ricordo di Catherine Coulson), al punto che Hawk convoca in riunione Bobby, Andy, Lucy e Truman per dare l’annuncio. Cordoglio generale. Dissolvenza al nero.

Il teatro dell’assurdo a Twin Peaks 3

Audrey è ancora sulla soglia della stanza, pronta a uscire per cercare Billy alla Roadhouse. Charlie si offre finalmente di accompagnarla e indossa il cappotto, invitandola a fare altrettanto. Ma questa volta è lei a temporeggiare: comincia ad attaccargli una pezza, anche se fino a poco prima sembrava aver fretta di andarsene. Charlie, esausto, si leva il cappotto per tornare a sedersi, lei lo aggredisce fisicamente e verbalmente.

È sempre più evidente che c’è qualcosa di dissonante nelle loro sequenze di dialogo: la sensazione è che non possano uscire dalla stanza se prima non emerge il pezzo di verità che ci manca. Potrebbe trattarsi ancora dell’ipotesi del coma. O di qualsiasi altra cosa. Speculate liberamente, che è Twin Peaks 3, mica Peppa Pig.

La puntata si chiude alla Roadhouse: due tizi spostano (sic) una ragazza per prendere il suo tavolo. Lei non sembra curarsene e comincia a camminare carponi sul pavimento, mettendosi a strillare alla fine della canzone. Non saprei cos’altro aggiungere se non: per me un gin tonic, grazie.

Seriamente. Che ne è stato di Sarah Palmer? Mancano solo tre puntate alla fine di Twin Peaks 3 e sembra tutto ancora orrendamente complycato.

Come va la vostra fiducia nei confronti del Regista che Ci Odia? Fatemelo sapere al solito nei commenti. La mia è altalenante come la salute mentale di Nadine. Ora vi saluto che il corriere mi ha portato un’altra pala dorata.


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P.p.s. e ricordatevi anche di visitare la pagina Twin Peaks – La Gazzetta Italiana!

Article written by:

Sara Boero

Sua madre dice che è nata nel 1985, a lei sembrano passati secoli. Scrive da quando sa toccarsi la punta del naso con la lingua e poco dopo si è accorta di amare il cinema. È feticista di Tarantino almeno quanto Tarantino dei piedi. Non guardatele mai dentro la borsa, e potrete continuare a coltivare l'illusione che sia una persona pignola.

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