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Twin Peaks 3 – Episodio 8: durata percepita quattro settimane

Twin Peaks 3 – Episodio 8: durata percepita quattro settimane My rating: 3 out of 5

Ciao, come state? Tutti bene? Vi sentite ancora il cervello, dopo il severo abuso non consenziente che Lynch ne ha fatto ieri? Bene. Allora siete pronti ad accedere alla seduta di terapia settimanale dedicata a Twin Peaks 3. Manco facciamo in tempo a tirare un sospiro di sollievo e a dirci “meno male, adesso ci sto capendo qualcosa” che il merda vi inquadra 30 minuti di esplosione che nemmeno Malick in pieno hangover.

Riassunto delle puntate precedenti per le menti accaldate e stanchine. Astenersi ritardatari: da qui in poi si sudano spoiler.

Twin Peaks 3: l’episodio 8 e i suoi 12 minuti circa di trama lineare

Riprendiamo esattamente dove abbiamo lasciato, illudendo i nostri neuroni che anche oggi ci aspetterà un miracoloso sviluppo narrativo liscio come l’olio. Poveri, stolti, ingenui, noi. Doppel Cooper sta ancora evadendo: alla guida dell’auto c’è Ray, il ragazzotto con gli occhi troppo vicini che aveva cercato di fregarlo nel primo episodio, in combutta con la fanciulla defunta. Ray ha memorizzato qualcosa (un codice? Una filastrocca? Una lista della spesa? Mystero!) che Doppel Cooper vuole. Quando Ray capisce che non è disposto a pagarlo per l’informazione gli spara, a quanto sembra uccidendolo.

Dall’ombra sbuca una fitta schiera di boscaioli/spirito bruciacchiati (che per comodità d’ora in avanti chiameremo Dotto, Gongolo, Eolo, Mammolo, Cucciolo, Brontolo e Pisolo): si affollano intorno al corpo esanime di Doppel C., e letteralmente lo “riparano”, chiudendo le ferite e smarmellandolo di sangue. Molto giudiziosamente Ray se la batte e fa una mysteriosa telefonata a Phillip (sul quale ormai alzo direttamente bandiera bianca. David Bowie da Marte continua a far danni).

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No, purtroppo non è uno zombie movie allegrotto.

Bene. La trama lineare della puntata 8 di Twin Peaks 3 si chiude qui. Cortina, vero? Aspettate di sentire il resto. Per adesso chiediamoci solo tutti insieme: ma quindi Doppel Cooper non può morire? O meglio, adesso che è “morto” Bob è ancora dentro di lui? Lo scopriremo nella prossima puntata. O tra cinque.

Vuoi non metterci i Nine Inch Nails?

Ricordate di quando scherzavo sul fatto che la Roadhouse è diventata un locale fighettino coi gruppi della Madonna? Ecco, io credevo di scherzare. Poi David Lynch ha deciso di dedicare sei minuti di puntata all’esibizione dei Nine Inch Nails sul palco del baraccio più nefando di Twin Peaks. E noi siamo rimasti lì zitti. Inermi. Incapaci di farcene una ragione e totalmente impreparati a ciò che sarebbe venuto dopo.

I Nine Inch Nails suonano in quel buco di Twin Peaks? Ma davvero?

16 luglio 1945, calde esplosioni in New Mexico

Qui inizia quella parte di episodio che ci ha fatti saltare sulla sedia urlando “cazzo David, ma io 2001: Odissea nello spazio l’ho già visto!”

Assistiamo a un’esplosione nucleare, un esperimento nel deserto a metà degli anni ’40. E quando dico “assistiamo” intendo proprio che non ci perdiamo neanche UN SECONDO dell’esplosione nucleare. Ve le ricordate le cornici digitali? Quei gadget vagamente inutili che andavano per la maggiore sulle liste nozze nei primi anni 2000? Ecco: Lynch trasforma per un tempo indefinito la vostra TV in un simpatico elemento d’arredo con vortici di stelle e nuvole fiammeggianti. E voi, pie anime ingenue, penserete che da un momento all’altro finirà.

No. Peggiora solo. Ci aspetta un’altra lunga sequenza a camera fissa davanti a un Convenience Store (lo stesso di cui si parla in Fuoco cammina con me?) che sembra un quadro di Hopper particolarmente etilico.

L’origine del male secondo Twin Peaks 3

Una figura femminile fluttuante nell’aria, che ricorda tanto la creatura omicida del box di vetro (e a onor del vero bruttina: quando gioca sull’effetto speciale Lynch va a perdere), stimolata probabilmente dall’esplosione, comincia a vomitare un vapore bianco che sembra garmonbozia: in mezzo a quel vapore vediamo una sfera nera con dentro il volto ghignante di Bob.

Lynch sembra volerci dire che anche se il male è sempre esistito (così come le Logge, nella tradizione dei nativi americani di Twin Peaks) è stato un evento preciso e definito a “liberarlo”, o meglio a liberare Bob, il segugio del male. Tutta la seconda parte della puntata, dall’esplosione in poi, è una sorta di cosmogonia psichedelica: dalla genesi di Bob ci è dolorosamente chiaro che non ne usciremo fino alla prossima settimana, e che ci aspettano lunghe notti di incubi in cui il faccione di Lynch in una bolla nera emerge da una pozza di vomito urlando “coraggio bello, prendi la pallina!

Benvenuti nella… Loggia Bianca?

La Loggia Bianca è quel bel posto in cui è stato solo il Maggiore Briggs. Un luogo di cui abbiamo sentito blaterare nelle prime due stagioni, ma che in Twin Peaks 3 forse (e dico forse) stiamo spiando da un paio di puntate senza rendercene conto. Ricordate la stanza viola nello spazio in cui si ritrova Dale prima di tornare sulla terra? Ecco. Lynch ce ne propone una versione 40s, con tanto di donnino retrò e Gigante buono.

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No, l’allarme che parte nella Loggia non è la vostra sveglia. Non è tutto un incubo. È la puntata.

*Avviso ai naviganti: il miglior modo di sopravvivere alla visione delle scene che seguono con l’anima intatta è ridoppiarle con gli amici in modo scurrile per ingannare l’attesa.*

Nella torre della stanza viola suona un allarme, che avverte il Gigante dell’esplosione avvenuta sulla Terra. Il GGG si reca in una sala cinematografica e osserva sullo schermo la nascita di Bob (“metacinematografico” e “Fellini” sono le due parole che da contratto vanno inserite nella recensione in questo punto preciso, se no Lynch ti toglie il saluto. Fatene l’uso che volete, io ve le ho scritte).

Arriviamo a una svolta davvero interessante: in reazione alla genesi di Bob, il Gigante produce una forza uguale e contraria, in grado di dar vita a un globo dorato con dentro… Laura Palmer, spedita sulla Terra. Laura, in particolare in Fuoco cammina con me, viene raccontata come una martire in grado di resistere fino alla fine al tentativo di possessione di Bob. E anche dopo la sua morte continua a fornire un aiuto prezioso a Dale, dalla Loggia Nera. Quindi potrebbe simbolicamente rappresentare il bene che si oppone al male o… qualcosa di più.

Questo gesto pone anche il Gigante su un “grado di realtà” diverso, su un livello “generazionale” superiore rispetto allo stesso Bob: a parigrado con la Madre. Botte di vita nella mitologia di Twin Peaks, prematurata quasi come se fosse antani.

1956: qualcosa di irragionevolmente ranoso e insettoso

Una giovanissima coppietta torna a casa dopo un appuntamento very awkward, mentre un locustone raniforme nasce da un uovo nel deserto (Lynch, le goccine però, su).

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Lingua! Lingua!

Dotto, Gongolo, Eolo, Mammolo, Cucciolo, Brontolo e Pisolo nel frattempo fanno irruzione in una stazione radio, chiedono da accendere e spappolano il cervello a una povera segretaria e al DJ per impadronirsi del microfono e mandare in onda un messaggio ipnotico, che fa addormentare il circondario (noialtri si dormiva già da un po’). Keep calm and… bevi fino in fondo, il cavallo è come il bianco degli occhi e oscuro all’interno. Sic.

Mentre la ragazza che abbiamo visto all’appuntamento cade addormentata, il locustone le entra nella bocca. Titoli di coda e un francobollo di LSD in omaggio chiamando il numero verde 666-666-666, offre David.

Ecco le mie due teorie su quest’ultima (e a onor del vero molto figa) trovata del nostro Regista Che Ci Odia Preferito:

  1. Il mio primo pensiero, forse per associazione mentale con la sequenza di Laura precedente, è stato che i due ragazzi fossero Leland e Sarah Palmer da giovani. E che quindi l’insettone sia la forma terrestre del globo dorato di Laura, entrato in Sarah cantando a squarciagola quattro tartarughe per difendere la Terra! Questa ipotesi sembra trovare un indizio a conferma nell’immagine del cavallo associato al bianco della filastrocca ipnotica: il cavallo bianco potrebbe rimandare alle visioni di Sarah Palmer.
  2. Per quanto affascinante, la prima teoria fa acqua appena la dici ad alta voce per un paio di motivi tristemente validi: siamo ancora nel New Mexico E soprattutto la locusta aliena sembra coordinarsi con Dotto, Gongolo, Eolo ecc. Il che non farebbe di lei esattamente un’entità positiva. Sparando la seconda cartuccia: potrebbe essere il globo di Bob, e la ragazza la prima vittima della possessione di Bob (quella destinata poi a “contagiare” Leland?)
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Hai da accendere?

Per quanto, da fan, riesca ad apprezzare un episodio del genere (mezz’oretta in meno e me ne stavo, eh, comunque) devo dire che mi dispiace un po’ per la piega che sta prendendo Twin Peaks 3. Un conto è dare (giustamente) per scontato che chi si appresta alla visione abbia già digerito le prime due stagioni, il film e il libro. Ok. Un conto è eliminare per selezione naturale chiunque non li conosca a menadito: sono sicura che per chi non ha visto Twin Peaks almeno tre o quattro volte la situazione, già poco godibile dal principio, sta diventando davvero indigesta. Ed è un peccato, perché la serie è di altissimo livello: vero cinema d’autore senza compromessi, ma incurante di chiunque non rasenti il fanatismo.

Come vedete avrete un sacco di belle cose da raccontare in terapia, e anche oggi grazie a Twin Peaks 3 si sorride domani. Visto che la situazione è quella che è per tutti, fate i bravi e lasciatemi i vostri rasponi mentali sulla pagina di TheMacGuffin: magari se mettiamo cinquemila teste insieme troviamo il bandolo della matass… nah.


P.s. Se gli horror sono la vostra passione, fate un salto dai nostri amici di Horror Italia 24!

P.p.s. e ricordatevi anche di visitare la pagina Twin Peaks – La Gazzetta Italiana e Twin Peaks Italia!

 

Article written by:

Sara Boero

Sua madre dice che è nata nel 1985, a lei sembrano passati secoli. Scrive da quando sa toccarsi la punta del naso con la lingua e poco dopo si è accorta di amare il cinema. È feticista di Tarantino almeno quanto Tarantino dei piedi. Non guardatele mai dentro la borsa, e potrete continuare a coltivare l'illusione che sia una persona pignola.

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