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Vedi Marseille e poi muori: perché godersi la nuova proposta Netflix

Vedi Marseille e poi muori: perché godersi la nuova proposta Netflix My rating: 4 out of 5

UN GRANDE (IN TUTTI I SENSI) GÉRARD DEPARDIEU CI FA STRADA DIETRO LE QUINTE DELLA NAPOLI DI FRANCIA

Il potere di aggregazione del calcio, superiore a ogni altro sport in questo senso, ha in Marsiglia una delle testimonial più efficaci per un eventuale spot pubblicitario. Mai come nella seconda città di Francia il melting pot di culture venutosi a creare dagli anni ’60 in poi è riuscito ad amalgamarsi nel segno di uno sport. A Parigi c’è la curva dei “francesi” e quella degli immigrati. A Marsiglia si grida un solo Allez l’OM.

Ed è proprio al Vélodrome, celebre teatro delle battaglie dell’Olympique de Marseille, che ha inizio la prima stagione della nuova proposta targata Netflix, una produzione che regala al pubblico il ritorno da protagonista di Gérard Depardieu, nei panni di Robert Taro, sindaco della città.

Al suo fianco troviamo Lucas Barrès (Benoît Magimel), abile politico nominato vicesindaco proprio grazie al suo acume e alla sua scaltrezza, oltre alla “leccaculaggine”, che lo accompagna sin dai suoi esordi, nei confronti del primo cittadino. Taro lo considera come un figlio, a tal punto da rinunciare a candidarsi nuovamente per le prossime elezioni e lasciandogli il posto da capolista. Inevitabile dire che qualcosa va storto, con mille intrecci che andranno a palesarsi dinanzi allo sguardo attonito dello spettatore, che grazie alla misericordia della “formula Netflix” potrà fucilarsi tutti e 8 gli episodi senza pause e dignità.

I protagonisti della serie: Lucas Barrès e Robert Taro

I protagonisti della serie: Lucas Barrès e Robert Taro

Nel complesso la serie si rivela molto buona, con tanti punti di forza a giocare a proprio favore. Innanzitutto la trama: la storia è fitta, gli intrecci coinvolgenti e i colpi di scena dietro l’angolo. Mai dare nulla per scontato a Marsiglia, dove – nonostante i vari inciuci – per fortuna non si scende nel terribile “effetto Beautiful”.

L’ottima caratterizzazione dei personaggi permette allo spettatore di arrivare a immedesimarsi nei vari ruoli, con profili precisi e ben delineati che riescono a rivelare le principali sfaccettature del carattere e della vita di tutti i protagonisti nei soli 8 episodi. Interessantissime sono le figure della moglie di Taro, Rachel, sfortunata violoncellista alle prese con un matrimonio complicato, della figlia Julia, giornalista in erba con la passione per la cronaca dei quartieri malfamati, e Selim, spacciatore che fa capo alla mala di Félix-Pyat, uno dei quartieri più poveri di Francia, vero e proprio ghetto in centro città.

Selim e Julia, solamente due tra i tanti personaggi coinvolti nelle vicende narrate

Selim e Julia, solamente due tra i tanti personaggi coinvolti nelle vicende narrate

In Italia, dove abbiamo il paragone facile, sono stati subito azzardati confronti con la serie “best-seller” di Sollima Gomorra. A prima vista il parallelismo può sembrare azzeccato (Marsiglia e Napoli sono città molto simili, i quartieri poveri e più pericolosi sono relativamente vicini al centro, il porto è cuore pulsante dell’economia cittadina) ma la discrepanza maggiore è nella trama: Gomorra è praticamente improntata solo sulle vicende della malavita, con la politica a fare solo da cornice agli eventi, mentre in Marseille è il sindaco il protagonista, con gli intrecci ai piani alti a rubare la scena alle vicende tra malavitosi, appunto qui solo una cornice.

Volendo azzardare un paragone, che come dicevo piace tanto alla gente, si potrebbe parlare di una sorta di mix francese tra Gomorra ed House of Cards, con un attore carismatico al centro (in HoC Kevin Spacey, in Marseille Gérard Depardieu), vicende intricate e stretti legami con la criminalità organizzata.

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Article written by:

Giuseppe D'Amico

Classe '93, venuto al mondo in una metropoli di 5000 anime sull'Appennino abruzzese. Da ragazzino ascolta musica, legge libri e soprattutto guarda un sacco di film con i suoi teneri amichetti in cameretta, proseguendo poi fino ai 23 anni. Osserva molto e scrive bene, almeno questo è quello che gli dice sua madre.

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