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Westworld 1×02 – La bellezza del come

Westworld 1×02 – La bellezza del come My rating: 4.5 out of 5

E siamo alla seconda di Westworld gente. Rispetto alla prima puntata c’è qualche risposta in più ma anche moltissimi dubbi. Una certezza l’abbiamo però: gli standard sono rimasti altissimi. E meno male, dato che una delle mie più grandi preoccupazioni dopo il botto della prima era questa: “riuscirà Jonathan Nolan a tenere alto il ritmo fino alla fine?”. Il Nolanfratello per ora ha fatto due su due, quindi che dici, andiamo per le dieci su dieci e non ci pensiamo più? Secondo me si può fare, voglio crederci davvero.

Anche perché qualcuno tempo fa ha detto una cosa parecchio importante: “l’enigma è ciò che stimola la nostra capacità di domandare”. E non l’ha detto la signora Crisafulli del terzo piano, ma un certo Martin Heidegger, di professione filosofo. Anche se la Crisafulli forse è più ferrata sui sofisti, ma non divaghiamo.

Il punto è questo: Westworld continua a tenere molto alto il tasso enigmatico della serie, senza però dover dipendere totalmente da esso. Non è vero Lost? Eh? Appunto. Quindi, anche se il rischio a là Lindelof c’è, perché c’è, però c’è anche la gioia tutto ciò che la serie sta costruendo attorno, in primis il parco stesso.

Ora, a me piace parecchio quando un prodotto del genere, dopo aver posto le basi, spiega il suo funzionamento. Non fraintendetemi, non voglio lo spiegone in stile Beautiful, ma è bello vedere quanto Westworld stia dosando Westworld. Questo secondo episodio sposta infatti l’attenzione sul come, lanciando uno spiraglio di luce sulle dinamiche tecniche che gestiscono il parco. La vestizione dei partecipanti, questo dubbio su chi sia un host e chi no, e sul fatto che l’esperienza di Westworld cominci anche prima di addentrarsi nelle radure polverose del, boh, Texas? Alabama? Kentucky? Sia quel che sia, l’episodio inizia a farci capire qualcosa in più senza sbatterci tutto in faccia, dandoci quel tanto che basta per mantenere alti i livelli di scimmia urlatrice sulla spalla.

Ora però mi tocca fare un po’ di spoilerz, chiedo venia, ma ci sono delle cose che vorrei analizzare, quindi achtung! siete avvertiti. Che il tedesco suona più perentorio.

westworld episode 2

Intanto ho trovato perfetti sia Ben Barnes nel suo “faccio lo stracazzo che mi pare e fanculo tanto vi sto pagando io” sia l’altro, l’hacker di House of Cards. Che è esattamente come mi comporterei io se fossi dentro Westworld, farei troppa fatica ad essere cattivo anche sapendo di trovarmi dei robot davanti. Però un giro sulle signorine… no! Che non è ancora stato inventato un termine adatto per i robotlovers e potrei incorrere nell’ira delle masse. Bisogna aspettare purtroppo, l’amore con il tostapane resta ancora un tabù in questa società mentalmente chiusa.

Ma uno degli aspetti migliori della serie è sempre questo gioco al chi è vero e chi no, sempre sul filo di lana, sempre con la domanda che resta in noi spettatori, che vogliamo sapere e capire, perché Westworld ancora non ci ha dato tutti gli strumenti per farlo. Sempre che qualcuno non appoggi un origami a forma di unicorno accanto alla gente, sarebbe tutto più facile.

Qualcosa però iniziamo a capirlo. Innanzi tutto lo scienziato Bernard Lowe/Jeffrey Wright non ce la racconta per niente giusta, perché ha un ruolo decisamente da protagonista nella futura ribellione delle macchine. Io pensavo sarebbe stata tutta colpa del Dr. Ford/Hopkins, mentre Lowe è molto più intenzionato a spingere oltre i limiti gli host, più del previsto. Che bel personaggio, già così sfaccettato al secondo episodio.

westworld thandie newton

E che brava che è Thandie Newton. La storyline della sua campionessa di salto sull’asta apre ad un possibile binomio tra lei che prende coscienza di sé stessa fuori dal parco e Dolores che invece inizia a farlo dentro, rendendo plausibile una ribellione su due fronti per i robot, mentre tutti guardano da un’altra parte, vuoi per paura, vuoi per scetticismo, vuoi per incompetenza o perché è proprio quello a cui vogliono arrivare. E intanto il grande apporto a Westworld del fu Ciclope Marsden continua, sempre più in alto. Se lo ammazzano in ogni puntata però c’è da fargli un sincero applauso, sarebbe un record assoluto.

westworld ed harris

Poi Ed Harris gente, Ed Harris. Siamo sicuri che stia recitando? La sua ricerca verso questo labirinto, il maze che rappresenta un più che ipotetico secondo livello del parco, è ipnotizzante. Sempre più cattivo, ma ormai stanco dei suoi metodi, necessari solo al raggiungimento di uno scopo ben preciso. La convinzione che sarà lui a cambiare le sorti di Westworld diventa ogni secondo più concreta. Col cavolo che sono solo robot, l’empatia che fanno provare è fin troppo reale.

Ah, altra cosa, i “controllori” del parco possono quindi mettere un freno agli ospiti? Così sembra, visto che il pistolero in nero Harris stava quasi per essere fermato dall’implacabile mano di Thor numero 3. Già, dopo Chris e Liam c’è pure il terzo Hemsworth (che anagraficamente è in realtà il primo). Che famiglia paraculata però, peggio degli Inzaghi o dei Maldini. Le ingiustizie della vita.

westworld 2wrighthopkins

Perciò ora non ci resta che ripartire dal fantastico discorso finale del Dr. Ford, che ha messo a tacere il caro direttore narrativo di Westworld, palesemente affetto dalla sindrome di Tourette. E, soprattutto, sono io che mi sono perso la Chiesa o la religione dentro la storia del parco non era ancora stata inserita? Oppure pensavamo tutti fosse sottintesa quando in realtà non lo è? O Ford ha in mente tutt’altro con quella croce in mezzo al deserto? Staremo a vedere, l’hype resta sempre a mille.

“Questi violenti piaceri hanno una violenta fine”.

 

P.s. ricordatevi di passare dai nostri amici di Westworld Italia!

Article written by:

Edoardo Ferrarese

Folgorato sul Viale del Tramonto da Charles Foster Kane. Bene, ora che vi ho fatto vedere quanto ne so di cinema e vi starò già sulle balle, passiamo alle cagate: classe 1992, fagocito libri da quando sono nato. Con i film il feeling è più recente, ma non posso farne a meno, un po' come con la birra. Scrivere è l'unica cosa che so e amo fare. (Beh, poteva andare peggio. Poteva piovere).

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