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Westworld, seconda stagione: cosa ha funzionato, cosa no e cosa aspettarsi

È una rottura di balle cominciare questo articolo, perché ci sarà sia gente che ha seguito le mie recensioni della seconda stagione di Westworld, sia internauti apparsi qui per qualche guasto o perché quelle pillole per ingrossare il membro non ingrossavano davvero il membro. Ma comunque.

Io metto qui tutte le recensioni delle scorse puntate, sia mai che qualcuno abbia voglia di aprirle e avventurarsi in commenti frizzanti, arguti e simpatici (attenzione, questa frase potrebbe non corrispondere alla realtà): 2×01 2×02 2×03 2×04 2×05 2×06 2×07 2×08 2×09 2×10.

Perché ora c’è da tirare le somme di questa seconda stagione, capendo cosa ha funzionato, cosa no e, soprattutto, cosa diavolo aspettarci dalla terza. Magari qualche tetta in più, tanto per gradire. Perciò via che si va, abbiamo parecchio di cui discutere.

Ah, ovviamente, spoilerz che usciranno dalle fottute pareti.

LA ROBA BUONA (E L’ALTALENA)

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Che non è quella del parchetto. Cioè, magari Nolan2 e company la usano per scrivere, questo non lo so. Fatto sta che ci sono puntate davvero magistrali, proprio quelle scritte dal fratello di Nolan, vedi la splendida 2×04. Che però resta la migliore della seconda stagione, e non è proprio il massimo che quella spicchi così tanto sulle altre (contando che non è nemmeno al giro di boa). Anche perché la successiva è la lenta e farraginosa quest a Sushiworld, della quale si poteva benissimo fare a meno. Insomma, mentre nella prima stagione di Westworld si andava a salire mantenendo il livello molto alto (e alzandolo gradualmente), qua si è un po’ fatto su e giù, allungando il brodo di roba eseguita sempre molto bene, ma in fin dei conti dimenticabile.

IL LAVORO SUI PERSONAGGI

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Akecheta ne è il simbolo. Westworld ha fatto un grande lavoro sui suoi personaggi, scrostando ancora di più la patina che la prima stagione poteva lasciare. Il Black Man di Ed Harris, Ford, e soprattutto Bernard sono ormai perfettamente a fuoco, quasi da poter anticipare le loro mosse (anche se questo è Westworld e le cose cambiano in un secondo). La 2×09 non ci dice quasi niente in più di William? Forse, ma la lenta erosione sugli scogli del suo passato (mista alla bravura magistrale di Ed Harris che mammamia levatevi tutti subito) ci tiene incollati a ogni piccolo frammento della sua psiche, perché la serie ci ha portato a un tale punto di amore (oppure odio) per il personaggio che noi vogliamo una puntata del genere.

THE WESTWORLD CONTRADICTION®

Figo mettere la ®, eh? Ho sempre sognato di farlo. Perché è innegabile: Westworld ha una grossa contraddizione: racconta e tratta temi apicali per il nostro prossimo futuro ma, diegeticamente, spesso non riesce a metterli in scena come dovrebbe (o come vorrebbe).

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Facciamo un esempio: Lee Sizemore, lo sceneggiatore. La parabola del personaggio è sostanzialmente questa: da coglioncello ubriacone cazzone e menefreghista si rende conto (magari avendolo sempre saputo) che tiene più alle sue creature (gli host) che a sé stesso o al genere umano, fino a sacrificarsi per loro. Wow, in teoria. Perché il climax di tutto, il momento in cui recita le sue stesse battute, scritte e riscritte per gli host (e che mai avrebbe sognato di pronunciare nella sua vita reale) è tristemente depotenziato. Perché? Beh, l’evoluzione di Lee non era ancora arrivata a quel punto. E lo ribadisco: si sacrifica (quando potrebbe salvarsi, invece) per far guadagnare tempo a Maeve e compagnia cantante. Non è roba da poco. Lee, verso la fine della seconda stagione, ha questi scatti improvvisi di bontà non propriamente costruiti, e dati invece per certi. Le soluzioni qua erano due: dare un ruolo maggiore al suo personaggio (proprio perché portatore di una metafora splendida) e chiuderlo nella seconda stagione oppure fargli avere crollo/consapevolezza in questa e portarlo al cambiamento finale nella terza. Così, purtroppo, è un’occasione un po’ sprecata.

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Stessa cosa vale per Maeve e i suoi power-up che neanche Rufy in One Piece. Più funzionali alla trama che altro, quando invece potevano essere sfruttati come metafora della macchina che diventa come il suo creatore. E poi, il personaggio di Anthony Hopkins è splendido e non c’è niente da dire, però questa scusa del “eh, ma l’aveva già programmato Ford ed era nei suoi piani fin dall’inizio” era diventata fin troppo comoda, andava a coprire ogni buco di trama in Westworld peggio del miglior costruttore di Fortnite. (Ok, non ho mai giocato a Fortnite ma sta roba è dappertutto e volevo citarla anche io, chiedo venia).

UN NUOVO MONDO?

Perché adesso, gente, sono belini molto poco dolci. La terza stagione di Westworld potrebbe essere sensibilmente diversa dalle precedenti. Come? Beh, Charlores è uscita dal parco, così come Bernard che… merda. Scusate, ma per sta cagata devo dedicare un paragrafo a parte.

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Il cambio di idea da un momento all’altro di Dolores continua a farmi incazzare. Nolan2, ma dai, non prendiamoci in giro. Questa vuole distruggere tutto e tutti praticamente dal primo momento in cui diventa Wyatt, Bernard la ferma e, giocando malamente d’azzardo nel riportarla in vita dentro l’host di Charlotte, si aspetta che lei cambi idea così, senza battere ciglio? Fare free-climbing sugli specchi. L’unica spiegazione potrebbe essere che Bernard abbia manomesso il codice di Dolores per farle credere, inconsciamente, di aver cambiato idea, e quindi per “convincerla” a ricrearlo una volta uscita dal parco con le Perle. Altrimenti avete svaccato male.

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Stavo dicendo, la terza stagione. C’è la seria possibilità che si chiami Westworld senza essere ambientata nel parco. Perché noi, ora, a parte vedere gli altri parchi mancanti oltre a Sashimiworld e Curryworld, che dobbiamo scoprire di più dentro la baracca di Delos? Sappiamo perché il parco è stato creato, gli host hanno attraversato la Porta, sappiamo della mappatura della coscienza umana, della volontà di creare humanhost funzionanti. Perciò io ora vedo due strade, entrambe allettanti e molto rischiose.

  1. Seguiamo Charlores vs Bernard nel mondo reale, dove una scalerà Delos per crearsi il suo esercito di host e l’altro tenterà di fermare in ogni modo la fine del genere umano, magari promuovendo una pacifica convivenza fra le due “razze”. Il tutto con il parco in sottofondo che viene in qualche maniera ricostruito, arrivando a creare un humanhost perfetto che andrà a scontrarsi con Charlores, probabilmente.
  2. Skip temporale di chissà quanti anni nel futuro. Qualcuno tra host e umani ha vinto (oppure ha vinto Bernard), e Westworld è stato ricreato perché ogni coscienza umana, rivivendo le sue avventure nel parco, possa accettare il passaggio nel corpo robotico. William è uno dei primi (o degli ultimi) a subire questo processo, così come vediamo nella scena post-credit del finale di stagione.
  3. Che sarà probabilmente quello che Nolan2 e Lisa Joy vorranno fare per complicarsi la vita: entrambe le cose, sfalsando nuovamente le linee temporali. E qui ci si gioca il tutto per tutto: salto definitivo di qualità o crollo totale.

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Sono molto curioso e molto impaurito per la prossima stagione. Westworld, nonostante i difetti e le incazzature, mi ha fatto affezionare al suo mondo, e vorrei mantenesse alti gli standard, perché le possibilità per farlo ci sono tutte. Bisogna solo evitare le cagate semplicistiche (vero, mappatura della gente attraverso i cappelli quando non tutti indossano i cappelli?). Staremo a vedere, l’hype resta altissimo e ci accompagnerà per un bel po’. Fino alla mia prossima recensione, ma questo lo sapevate già anche voi.

(Una chiusa un po’ egocentrica, vero, ma non sapevo come salutarvi, quindi facciamo così che va bene).

 

Ah, già che ci siete ricordatevi di fare un salto dai nostri amici di Westworld Italia e Westworld – Italia!

Article written by:

Edoardo Ferrarese

Folgorato sul Viale del Tramonto da Charles Foster Kane. Bene, ora che vi ho fatto vedere quanto ne so di cinema e vi starò già sulle balle, passiamo alle cagate: classe 1992, fagocito libri da quando sono nato. Con i film il feeling è più recente, ma non posso farne a meno, un po' come con la birra. Scrivere è l'unica cosa che so e amo fare. (Beh, poteva andare peggio. Poteva piovere).

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