Marilyn Monroe
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L’omicidio di Marilyn Monroe

Per una serie di esigenze narrative con cui non intendo smenazzarvela, tra il 2006 e il 2010 circa ho letto ogni biografia e ogni articolo che trovavo su Marilyn Monroe. Non credo neanche lontanamente di aver esaurito la bibliografia sterminata dedicata a quest’icona, ma almeno sul pubblicato in Italia ci vado vicina.

E se c’è una cosa di cui mi sono convinta è che il suo suicidio sia verosimile quanto un Bianconiglio vestito da frate. Ecco, cercate di non guardarmi con quell’occhiata di sufficienza sprezzante che si riserva ai complottisti sociopatici. Non vado in giro con una mascherina bianca, non credo nelle scie chimiche e sono (purtroppo) convinta che Elvis sia morto. Ma la vecchia Marilyn l’hanno fatta secca.

Adesso vi racconto come e perché, o almeno qualche ipotesi. Per rendere questo articolo più delirante possibile, nel caso la CIA decidesse che è il caso di venirmi a prendere, andrò a memoria: giuro che tengo le manine legate e non apro manco Wikipedia. Così potrete decidere liberamente di credere che mi sia inventata tutto, oppure andare a spulciare la bibliografia che vi lascio in fondo all’articolo per verificare le mie fonti. Fate un po’ voi. Tutto dipende dalla voglia che avete di calcarvi un Fedora sulla fronte e indagare su uno dei noir più torbidi del 20esimo secolo.

5 agosto 1962, Brentwood, Los Angeles

Marilyn MonroeLe quattro del mattino sono passate da un pezzo quando la polizia riceve una telefonata confusionaria da Eunice Murray, governante e segretaria personale di Marilyn Monroe. L’attrice è stata trovata morta, probabile suicidio, overdose di barbiturici. Visti i numerosi incidenti con le pillolette di Marilyn, da anni in cura psichiatrica e con tendenze depressive gravissime, la notizia non è di quelle da far cadere dalla sedia.

Ma la telefonata alla centrale di polizia non è la prima a partire dalla villa in quella lunga notte horror: dopo le tre del mattino viene convocato sul posto Ralph Greenson, psichiatra che ha Marilyn in cura e suo amico personale (il che ve la dice lunga sull’aura di deontologia professionale che circonda la terapia). Nell’ora scarsa che intercorre tra l’arrivo di Greenson e la notifica del decesso alle autorità, Brentwood è più affollata di un cesso chimico al Gods of Metal. C’è chi giura che siano arrivate sul posto due ambulanze, a venti minuti l’una dall’altra. E che se ne siano prontamente andate. Vuote. C’è chi giura che persino Bob Kennedy si sia precipitato a casa di Marilyn. A fare che?

Il fatto è che quella notte a Brentwood non è Marilyn a morire. È Norma.

Marilyn Monroe, Norma Jean e le relazioni pericolose

Marilyn Monroe, icona di bellezza e sensualità, per Norma Jean Mortenson era una vera e propria doppia personalità. Un’ossessione, uno specchio deformante. Con una lunga storia di schizofrenia femminile famigliare alle spalle, un padre inesistente, un impressionante curriculum di abusi e affidi sbagliati, Norma Jean vince a mani basse l’Oscar per l’Infanzia Più Sfigata di Hollywood. Non la supera mai del tutto e diventa una donna fragile, insicura, sessualmente frigida, tremendamente bisognosa d’amore e attenzioni. Essere eletta a Sogno Erotico Americano certo non è un toccasana per il suo quadro clinico già piuttosto barcollante. Passa da un amante all’altro e da un marito all’altro, alla ricerca di quella figura paterna sicura e impossibile che non ha mai conosciuto.

Marilyn Monroe

Impalma, tra gli altri, il grande drammaturgo Arthur Miller, all’epoca sulla lista nera dei servizi segreti americani per sospetta affiliazione comunista (la caccia alle streghe andava ancora forte). Marilyn stessa viene messa sotto controllo, ed entra effettivamente in contatto con intellettuali di estrema sinistra, anche provenienti da paesi comunisti. Quando il suo matrimonio è ormai agli sgoccioli decide, per non saper né leggere né scrivere, di bombarsi il presidente (e nel tempo libero, il fratello del presidente).

John Kennedy è un bamboccione: l’uomo più potente del mondo non resiste a quel pasticcino ripieno di burro e zucchero, e con la bella diva si diverte a fare il gallo. Tra una chiavata insoddisfacente per almeno il 50% dei partecipanti e l’altra, la intrattiene con piacevoli chiacchiere da letto. I classici topic potenzialmente distruttivi per la sicurezza nazionale che affronta ogni coppia di amanti: la crisi missilistica di Cuba, la Baia dei Porci, robetta così.

C’è una cosa che dovete sapere di Marilyn: era ignorante come una scarpa. Non era affatto scema ma la cultura era il suo tallone d’Achille. Ci soffriva e cercava di porci rimedio leggendo e informandosi. Per tenersi stretto l’amante pensa bene di far tesoro di quelle conversazioni e di prendere appunti su un taccuino rosso. Un taccuino rosso che tutti conoscevano benissimo. E che non verrà mai ritrovato.

Marilyn Monroe

“Azz… mi sa che mi hanno fatta fuori davvero”.

I problemi veri cominciano quando Kennedy vuole chiudere la relazione clandestina. Non è plausibile che Marilyn (è bene ricordarlo, comunque in stretto contatto con ambienti comunisti) lo abbia ricattato, ma è certo che inizia a chiamare insistentemente la Casa Bianca in momenti decisamente poco opportuni. Un “no” come risposta non le funziona. A Brentwood si intrecciano e si intensificano controlli doppi, tripli, quadrupli: CIA, sindacati mafiosi che godono della ricattabilità del presidente, amicizie di dubbio giudizio. Taglio corto e arrivo al 5 agosto, raccontandovi un po’ di random facts dall’autopsia e dalla scena del delitto. La storia poi completatela voi.

  1. La causa del decesso di Marilyn è effettivamente un’overdose di barbiturici nel sangue (idrato di cloralio, Pentobarbital). Peccato che le tracce che avrebbero dovuto lasciare le pillole nell’apparato digerente, durante l’autopsia, non siano state trovate. Qui troverete maggiori informazioni sull’overdose.
  2. Anche volendo, Marilyn non avrebbe potuto ingoiarne tante e sperare di deglutirle: è accertato che per dei lavori di ristrutturazione all’impianto quella sera la villetta era rimasta senz’acqua, e sul comodino non sono stati trovati bicchieri.
  3. Il cadavere presentava tracce di lacerazione anale. Non c’erano segni di violenza sessuale sul corpo, ma se non sono state le pillole a portare nel sangue di Marilyn la dose letale una supposta iniettata a forza per via rettale non sembra, improvvisamente, un’ipotesi così peregrina. Anche se, dati dell’autopsia alla mano, e tenuto conto delle dosi eccessive delle sostanze trovate nel sangue, la causa di morte più probabile è senza dubbio quella di un’iniezione (e le lacerazioni potrebbero essere dovute a ulcere).
  4. Al momento dell’autopsia il medico legale aveva messo da parte dei campioni di organi per esaminarli in un secondo momento: non trovando traccia delle pillole, degli esami specifici su quei campioni avrebbero potuto stabilire se la dose letale era stata somministrata con un’iniezione. I campioni sono spariti dal laboratorio di Los Angeles, prima e unica volta nella storia.
  5. Il corpo di Marilyn presentava segni di violenza mai spiegati, tra cui una grossa ecchimosi sull’anca, chiaro indizio di una colluttazione.
  6. Vero è che Marilyn aveva tentato il suicidio in passato, ma guarda un po’ il caso, in quel periodo stava benone. Quella stessa sera aveva piacevolmente chiacchierato al telefono con diversi amici, apparendo allegra e rilassata, propositiva, entusiasta dei futuri progetti lavorativi. Decisamente non le ultime parole di qualcuno che vuol farla finita. I suoi precedenti tentativi di suicidio erano stati corredati da segnali e anticipazioni evidenti, da vera Drama Queen.
  7. Mancano segnali, lettere d’addio, manca soprattutto il taccuino dalla scena del delitto. Manca la volontà della presunta suicida di ammazzarsi. L’andirivieni da e per la villa e il tempo lunghissimo prima che qualcuno si decida a chiamare la polizia non sono razionalmente spiegabili, e fascicoli interi riguardanti quella notte, registri telefonici, chiamate al pronto soccorso, sono immediatamente diventati classified.

Se non siete ancora convinti al 100% che l’abbiano ammazzata, mettiamola così e tagliamo la testa al toro: qualcuno le ha dato un aiutino a morire. E odio che sia passata alla storia come tragica icona suicida perché questo terribile, oscuro e incantevole noir meritava un finale migliore.

Bibliografia

Di seguito un po’ di libri random per chi volesse approfondire, incuriosirsi, incazzarsi insieme a me:

Marilyn Monroe: Storia di un omicidio, Donald H. Wolfe
Hollywood Book of Death
, James Parish

Hollywood Babilonia, Kenneth Anger
American Tabloid, James Ellroy
Marilyn Monroe – La vita segreta
Fragments, Marilyn Monroe, Antonio Tabucchi
La mia vita, Marilyn Monroe
Marilyn, Mike Evans
Compagna Marilyn, Mario La Ferla
Marilyn e JFK, Françoise Forestier
Marilyn, tutti i segreti di una vita, Anthony Summers
Marilyn Monroe, Vanna Cercenà
Marilyn Monroe: vita, carriera, amori e film, Enrico Giacovelli

 

Fate un salto anche dai nostri amici Cinema amore mio.

Article written by:

Sara Boero

Sua madre dice che è nata nel 1985, a lei sembrano passati secoli. Scrive da quando sa toccarsi la punta del naso con la lingua e poco dopo si è accorta di amare il cinema. È feticista di Tarantino almeno quanto Tarantino dei piedi. Non guardatele mai dentro la borsa, e potrete continuare a coltivare l'illusione che sia una persona pignola.

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