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Mishima: the last debate – La ricostruzione del mito

Mishima: the last debate – La ricostruzione del mito My rating: 3 out of 5

Comincia la 18esima edizione del Ravenna Nightmare Film Fest, che si apre con Mishima: the last debate di Toyoshima Keisuke. Questo è il primo film non solo del Festival, ma anche di Ottobre giapponese. Essa è una sezione che nasce con lo scopo di promuovere la cinematografia nipponica indipendente grazie a numerose anteprime internazionali.

Il documentario ci mostra gli ultimi momenti della vita del poeta Yukio Mishima, in un’accesa discussione con i mille membri del movimento studentesco dell’Università di Tokyo, appena un anno prima del tragico suicidio.

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La primissima parte del documentario ci delinea la figura di Mishima, che definirei poliedrica. Egli è stato scrittore, drammaturgo, saggista e poeta (chi più ne ha più ne metta). Inizialmente, infatti, vengono presentate alcune delle sue opere.

Mishima fu uno dei pochi autori giapponesi a riscuotere immediato successo anche all’estero. Le sue numerose opere spaziarono dal romanzo alle forme modernizzate e riadattate di teatro tradizionale giapponese. Come prima cosa, quindi, emerge la figura di autore.

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Ma non è finita qui, perché successivamente il buon scrittore iniziò a fare bodybuiling e, con il suo fisico scolpito, si fece fare qualche scatto. Ma non solo. Egli divenne famoso anche come attore, regista cinematografico e artista marziale. Che comunque, se posso permettermi era proprio figo.

Però dai, a parte gli scherzi. Veniamo al sodo. Nel documentario intercorrono diverse testimonianze sull’autore giapponese, tra cui quella del suo editore e di vari studenti che parteciparono al dibattito. E ciò che ritengo essere fondamentale, è che non si percepisce il bisogno di ricordare Mishima in chiave sentimentale, patetica o umana. Anzi. Ne emerge un’immagine assolutamente oggettiva, che è proprio ciò che, a mio modesto parere, dovrebbe fare un documentario.

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Il periodo in cui c’è stato il dibattito tra gli studenti e Mishima era, ovviamente, un periodo di grande fermento. Siamo nel 1969, quindi nella piena stagione delle rivoluzioni. Non stupisce che, a fianco della Primavera di Praga, dei moti francesi e americani, anche il Giappone si stesse mobilitando.

Infatti, nel paese del Sol Levante si era creato il All Campus Joint Struggle Committee, più comunemente conosciuto col nome di Zenkyoto. Si trattava di un’organizzazione studentesca che si scagliava contro il partito comunista giapponese. Tra i gruppi più famosi c’era quello dell’Università di Tokyo.

Dall’altra parte, Mishima aveva fondato la Tatenokai o Shield Society, una milizia privata dedicata ai valori tradizionali giapponesi e alla venerazione dell’Imperatore. Essa fu attiva proprio tra il 1968 e il 1970, quando Mishima si suicidò.

Si trattava di un suicidio rituale, in quanto Mishima, da sempre ossessionato dall’idea della morte, sia a livello personale sia artistico, decide di unire questo disagio esistenziale al suo ideale politico di patriottismo tradizionalista.

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«Una vita a cui basti trovarsi faccia a faccia con la morte per esserne sfregiata e spezzata, forse non è altro che un fragile vetro.»

Non serve star qui a dilungarsi sull’orientamento politico degli studenti e su quello di Mishima. Ciò che mi preme sottolineare è, prima di tutto, la grande compostezza (nipponica) con cui è stato affrontato il dibattito. E, infine, il fatto che è meraviglioso poter osservare altre culture e venire a conoscenza di fatti e personaggi che, probabilmente, in pochi conoscono.

Ho sempre avuto un debole per il Giappone, e poter arricchire la propria cultura (anche) tramite racconti cinematografici è un’occasione unica. Perciò mi aspetto che seguiate quest’Ottobre giapponese eh (daii).

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“Io credo nella vostra passione e nient’altro. Credo nella vostra passione e voglio che lo sappiate”.

“Passione, rispetto e parole: questa è la verità che abbiamo trovato in Lecture Hall 900, 50 anni dopo”.

 

Article written by:

Martina Catrambone

Affetta da cinefilia sin dalla nascita, cresciuta a suon di film e cartoni. Sono andata al cinema per la prima volta a quattro anni e da lì non ho più smesso. Mi faccio tanti film mentali e studio cinema per provare a fare film reali.

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