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Su Marte non c’è il mare. Parola di Lucio Laugelli!

Oggi ho posto sotto interrogatorio serrato fatto due amabili chiacchiere con Lucio Laugelli, alessandrino classe 1987, giovane regista nostrano con un curriculum di tutto rispetto: fondatore dello Stan Wood Studio, direttore esecutivo della rivista culturale online Paper Street, ha vinto numerosi riconoscimenti grazie ai suoi cortometraggi e documentari, e i suoi lavori sono stati pubblicati da svariate testate nazionali tra cui RepubblicaTV, Panorama, Wired, Rolling Stone, Mymovies, TGcom, Il Fatto Quotidiano, Gazzetta Tv, La Stampa, Roxy Bar TV e Rockit.

Insomma, un alessandrino coi contro… fiocchi, non c’è che dire, che ho avuto il piacere di intervistare a proposito della sua ultima fatica, la webserie Su Marte non c’è il mare, la cui prima puntata, trasmessa sull’online de La Stampa, è già diventata un fenomeno virale.

Bando alle ciance, sotto con l’intervista!

Buongiorno Lucio, innanzitutto ti becchi subito la classica domanda per iniziare la nostra intervista con originalità: com’è nata l’idea di una webserie, e per quale motivo hai scelto questa forma? Avevi in mente un target ben preciso di pubblico?

L’idea era quella di realizzare un prodotto multipiattaforma: una mini-serie per il web e, al contempo, un lungometraggio per i festival. Con il budget a disposizione era fondamentale cercare di essere elastici e tenersi più strade possibili aperte. Il soggetto l’ho scritto nell’estate del 2014: mi interessava incuriosire lo spettatore con un meccanismo che lo portasse a chiedersi, minuto dopo minuto, cosa succedesse dall’altra parte del muro. 

Il protagonista è un ragazzo di trent’anni: qualche analogia dal sapore autobiografico, o magari ti sei ispirato a conoscenti e amici per tratteggiare il tuo personaggio?

Credo che si debba raccontare di quello che meglio si conosce senza però sconfinare nella mera autobiografia. Mi piacerebbe scrivere un soggetto su un pescatore norvegese ma non conosco il suo lavoro né la sua nazione e, probabilmente, con i miei limiti da sceneggiatore, verrebbe fuori qualcosa di insensato. Invece se parlo di provincia, di una generazione che varca (o sta per varcare) la soglia dei trent’anni ecco che mi trovo a mio agio. Per quel che riguarda l’ispirazione dei personaggi principali… sicuramente Giulio (interpretato da Christian Bellomo – ndr), il quasi avvocato, è ispirato ad un mio caro amico, Enrico, che però fa l’ingegnere. 

Il linguaggio, l’età, il contesto nel quale si muovono i personaggi rispecchiano la realtà del giorno d’oggi, e le difficoltà che si trovano ad affrontare i trentenni contemporanei, né carne né pesce, speso costretti in una sorta di limbo dov’è difficile trovare la propria strada? Insomma, una generazione per certi versi un po’ sfigata?

Siamo una generazione, com’è noto e come scrivi, un po’ sfigata… però poteva andarci peggio, mio nonno alla mia età aveva già combattuto nella Seconda Guerra Mondiale. E poi siamo una generazione che è costretta, spesso, a reinventarsi, ad improvvisare: nel lavoro, nel quotidiano. E improvvisare è bellissimo. 

La scelta del tema e lo sviluppo della trama risultano molto particolari: come ti è venuto in mente di venare di noir una storia apparentemente quotidiana? Si tratta proprio di quel coup de théâtre, di quel MacGuffin che ha dato il nome anche al nostro sito?

Raccontare la provincia e basta è molto complicato, lo dico spesso a chi me lo chiede nelle ultime settimane: o sei un genio come Fellini e giri I vitelloni (e allora la storia noir non ti serve) oppure devi saper tenere alta l’attenzione dello spettatore sennò dopo un po’ si stufa del tuo racconto sulla quotidianità. Io adoro i MacGuffin: il titolo stesso di questa mini-serie lo è…

E già che parliamo di originalità: com’è nato il titolo della serie, Su Marte non c’è il mare?

Un giorno ero in macchina, guidavo… e pensavo al fatto che, se un domani conquistassimo Marte e riuscissimo a vivere là… comunque non potremmo sederci a bere una birra lungo il mare. Perché il mare non c’è su Marte. Lo so… sono un cretino. 

Assolutamente no, il ragionamento non fa una piega. Proseguendo, quanto impegno c’è dietro questa serie, parliamo di tempistiche, difficoltà incontrare sul set, etc. etc?

10 giorni di set, 12 settimane di pre-produzione, 4 mesi di post-produzione. Le difficoltà sono legate, come spesso accade nei progetti indipendenti, al poco tempo e al budget esile: 10 giorni per 52 scene… una follia. Ma è grazie a macchine da guerra tipo il mio dop Paolo Bernadotti o a Giacomo Franzoso (con cui ho lavorato fianco a fianco sia sul set che in montaggio) che ce l’abbiamo fatta… perlomeno a finire in tempo e a portare a casa il girato (poi, sui risultati, lascio che si esprimano gli altri). Anche gli attori sono stati bravi e ho avuto la fortuna di avere una bella squadra coordinata, a distanza, da Giacomo Lamborizio con cui divido queste esperienze audiovisive fin dai primi corti no-budget dei tempi dell’università. 

Ironia, suspense, quotidianità: qual è il segreto per miscelare al meglio questi ingredienti, e come tenere accesa la curiosità dello spettatore? Io, personalmente, non vedo l’ora di godermi la prossima puntata… (e non lo dico soltanto perché sei il mio Direttore a Paper Street, giuro!).

(ride di gusto alla battuta sul direttore di Paper Street – ndr). Intanto sono davvero contento che tu voglia andare avanti con la storia: tanti sconosciuti in questi giorni mi hanno scritto dicendomi che non vedono l’ora di vedere come prosegue… non mi aspettavo tutte queste mail, davvero. 

Guardando il primo episodio, mi viene da fare una considerazione in pieno stile macguffiniano: sei riuscito a far sembrare bella anche Alessandria, solo per questo meriteresti fior fior di riconoscimenti artistici… scherzi a parte, la tua camera indugia molto spesso, e a lungo, su scorci cittadini più o meno affollati, più o meno conosciuti, fattore che denota, presumo, un certo amore per la tua città natale. Quanto è importante l’ambientazione in questa serie? Attraverso il tuo lavoro, hai voluto omaggiare Alessandria e sfatare una volta per tutte il mito di città grigia e anonima?

Per quel che riguarda Alessandria, non sono tra quelli che la esaltano (pochi, credo) ma neanche tra quelli che ne parlano male. Credo che sia piuttosto normale lamentarsi della città da cui si proviene, soprattutto se è una città di provincia. Non è un problema di Alessandria ma un problema comune a quelle città che stanno a metà tra il paese e la metropoli e non hanno grandissime attrattive turistiche, storiche (anche se ho sentito compagni di università lamentarsi delle loro città natali, Siena e Firenze). Quanto al cercare di rappresentare al meglio la mia città in questo lavoro, beh, era un passo abbastanza obbligato: la Fondazione CRAL mi ha supportato a livello economico e se facevo sembrare Alessandria tipo Gotham City… non sarei stato molto riconoscente nei confronti di chi ha creduto nel mio progetto. 

Lucio Laugelli

Sempre parlando di Alessandria, come hanno reagito i tuoi concittadini, nel vederti a spasso per le vie del centro armato di telecamera, cast e affini? Solita, proverbiale diffidenza piemontese, o entusiasmo al primo ciak? 

La maggior parte delle persone che hanno sfiorato il nostro set in giro per la città è stata gentile con noi. Un episodio divertente è avvenuto il primo giorno: un paio di passanti hanno chiesto all’organizzatore di produzione Giovanni Pesce (che ha anche una piccola parte nelle serie) se stessimo girando un film porno. Non chiedetemi perché!

Dai su su, ammettilo che vi sarete gasati come pochi dopo questa! Proprio parlando del cast, già dalla prima puntata risulta preparato, spontaneo, e il risultato è assolutamente godibile: ti sei avvalso di attori professionisti, o tra i giovani che vediamo sullo schermo si nasconde anche qualche esordiente?

Sono quasi tutti attori che han fatto per tanti anni teatro e girato altri corti. Però sono stati in gamba perché non è detto che uno molto bravo a teatro riesca a essere convincente anche in un prodotto audiovisivo. 

Parlaci un po’ di te: com’è nata la passione per questo mestiere, sogni, progetti per il futuro, insomma dacci anche qualche anticipazione gustosa, mi raccomando, altrimenti ci vediamo costretti a eliminarti definitivamente dalla programmazione del nostro portale, se non fisicamente…

Oddio, di colpo mi avete fatto paura a parlare di eliminazioni varie (ride): la passione è nata da bambino, lo racconto volentieri a chi me lo domanda… invece di guardare i cartoni animati facevo compagnia a mio padre mentre guardava film “proibiti” per la mia età. Buñuel, Ferreri, Kubrick, Fassbinder, Wenders, eccetera: certo, non sono venuto su molto normale guardando Intolleranza: Simon del deserto a 10 anni… ma se non altro ho scoperto di amare moltissimo il cinema, da subito. 

Anticipazione gustosa sul prossimo episodio? Marco Lana, il protagonista, incontrerà una lei. Una lei molto rassicurante…

Per concludere, non possiamo che attendere la prossima puntata, la seconda di quattro in tutto, che andrà in onda online sul sito de La Stampa proprio domani… e a te, caro Lucio, non resta che convincere i lettori di TheMacGuffin.it a non perdersela per nulla al mondo, in una manciata di poche, pregnanti parole!

Lettori di TheMacguffin.it, guardate la prossima puntata e poi quella dopo ancora… per scoprire cosa succede al di là del muro. E soprattutto perché sennò Puleio aka Marco Lana piange. E mi scrive su WhatsApp a orari strani della notte chiedendomi spiegazioni… 

Article written by:

Arianna Borgoglio

Giornalista freelance, 26 anni, laureata in Conservazione dei Beni Culturali e in Informazione ed Editoria, coltivo le mie passioni con tenacia e voglia di mettermi in gioco. Tra queste scrittura, letteratura, cinema, storia dell’arte, cucina – intesa come amore per il buon cibo più che predisposizione verso i fornelli! - viaggi, musica e chi più ne ha più ne metta. Nelle mie recensioni sono spietata... q.b., ma non è colpa mia: è che mi disegnano così ;)

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