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Tim Burton: il genio del gotico che mi ha rubato il cuore

Lasciate ogni speranza, o voi (non fan di Burton) che entrate.

No dai scherzo, qui sul Macguffin non facciamo nessun tipo di discriminazione (forse). Parto, or dunque, con l’augurarvi un felicissimo anno nuovo. E quale miglior modo per iniziare un nuovo anno se non con il parlare del meraviglioso, del magnifico, del maestoso (sto cercando tutte le parole che iniziano con la lettera M.. se non l’avete capita vi odio per sempre) Tim Burton?

tim burton
quanto si belloooo

Si sarà capito che Burton mi fa cagare. Ovviamente non lo amo, non me lo sposerei mai, non lo considero un genio, non sono ossessionata da lui sin da quando sono alta come un gerbillo (altra cit. che se non avete capito siete dei fan falsi). No, mava.

Preparatevi: se non avete voglia di smielati e sdolcinati commenti non proseguite la lettura di questo articolo. Ah, e ovviamente anche se non volete spoiler, però certo che se non avete visto ALMENO questi film siete delle brutte persone.

Dunque, quello che vorrei proporvi oggi è un compendio (lo so, sto citando solo Alice) dei film di Burton che più amo. Vorrei parlarvi di tutto ciò che ha realizzato, corti e poesie inclusi (sì, ho anche il suo libro di poesie), ma purtroppo non mi basterebbero tutte le pagine del mondo per parlarne. Perciò, senza ulteriori indugi, avventuriamoci nel mondo più bello (e oscuro) che ci sia.

stregatto

Beetlejuice

Non v’azzardate neanche a pensare che avrei dovuto inserire quell’obbrobrioso titolo italiano che hanno affibbiato a questo povero film perché vi giuro che vi mando una sberla virtuale. “Spiritello porcello” sembra il titolo di un porno anni ’80 di serie B.

COMUNQUE. Beetlejuice è il secondo film di Burton, annata 1988. Lo reputo la genesi della poetica burtoniana, costellata di vari elementi che ritroveremo di film in film. Partiamo, innanzitutto, dal tema della morte. Burton non sembra temere la morte. Non la dipinge, come siamo abituati noi occidentali, come una fine, come un qualcosa di triste e spaventoso, anzi. Il regista ci presenta i due protagonisti, marito e moglie, e poi boom, ce li fa morire praticamente subito. E ciò che ritengo estremamente originale e personale, è che questa coppia non è disperata per essere morta. Manco se ne sono accorti.

Questo è quello che caratterizza maggiormente Burton: prendere il mostruoso, il freak, il dark e rovesciarli, per presentarceli in un modo completamente diverso da quello a cui siamo abituati. Avete mai visto un film, prima di questo, che rappresenta la morte con colori, risate e uffici postali? Io non credo. Per non parlare dell’assurda performance di Michael Keaton, nei panni dell’incarnazione della mente creativa e stravagante del regista. Aggiungiamoci poi una spolveratina di Winona Ryder diciassettenne e la ricetta è completa.

tim burton

Edward mani di forbice

Facciamo un piccolo salto in avanti e passiamo al 1990, in cui esce LA storia d’amore (gotica) più dolce di sempre. Partiamo dal fatto che i capelli di Winona Ryder in questo film sono qualcosa di spettacolare. Ma poi, vogliamo parlare di Johnny Depp? I capelli, il costume, il trucco, l’espressione, la gestualità. Tutto di lui m’incanta (shcussate sono un po’ emozionata).

In questa bellissima favola dark, troviamo altri due elementi caratteristici della poetica burtoniana: il freak e la critica alla società americana. Ma andiamo con ordine. Burton si è sempre sentito un “diverso”, sin da quando era piccolo. E, infatti, quasi tutti i personaggi dei suoi film sono la sua personificazione. Lui è Edward. Lui è quel ragazzo con le forbici al posto delle mani che tutti guardano come se fosse strano.

Ma poi, ecco la sua magia. Quei pochi che valicheranno la soglia del suo minaccioso castello posto sull’oscura collina, troveranno un giardino pieno di meraviglie, di sculture, di fiori e di colori. E troveranno un uomo solo. Buono, ma solo. E siamo proprio noi spettatori che, insieme a Peggy, attraversiamo la soglia, che andiamo oltre.

tim burton

Edward verrà poi portato in mezzo a quella società borghese americana che Burton prende palesemente per il culo. Infatti, un altro elemento ricorrente nei suoi film è il contrasto cromatico, che qui si esplica in case e macchine color pastello ai piedi di un castello inquietante, nero, che lo spettatore medio penserebbe appartenere a chissà quale mostro. Ma, come ho già detto, Burton rovescia tutto. Noi siamo abituati a pensare all’oscurità, al freak, alla morte come a qualcosa di spaventoso, di brutto, di terrificante. Ma ad essere mostruose, qui, sono le persone.  

Di fatti, gli appartenenti a questa piccola comunità della suburby americana sono davvero mostruosi. E applicano il classico meccanismo a cui vengono sottoposti i freak: ne hanno paura, ma allo stesso tempo ne sono incuriositi, lo avvicinano, lo ridicolizzano, e poi lo temono, espellendolo definitivamente dalla loro sfera. Questo, perché l’essere umano è di per sé terrorizzato da ciò che è diverso da lui.

Concludo, poi, dicendo che, a mio parere, la storia d’amore tra Edward e Kim sia una delle più belle e struggenti che io abbia mai visto. “Stringimi“- “Non posso“: quella scena mi lacera l’anima ancora oggi dopo averlo visto migliaia di volte.

edward

Big Fish

Passiamo ora al nuovo millennio, e avventuriamoci dentro Big Fish, film del 2003 in cui troviamo Ewan McGregor, che ho trovato assai adatto per questo ruolo. Ah, e tra l’altro compare anche il sublime Danny DeVito, che nella prossima vita sarà il proprietario di un circo. Perché dai, dopo Pinguino gli hanno davvero cucito questo ruolo su misura (e che ritroveremo in Dumbo).

In questo film, Burton ci parla della narrazione. Il nostro protagonista Edward Bloom è infatti un grande cantastorie, che da sempre cerca di vivere la vita al suo massimo e di raccontarla agli altri come una meravigliosa avventura. E lo fa fino alla fine, nonostante il figlio fosse stanco di sentire storie, poiché lui voleva la verità su suo padre, e non la favola. Ma non è forse questo il punto? Non viviamo forse attraverso le storie che raccontiamo di noi stessi? 

Sottolineiamo poi gli elementi burtoniani caratteristici quali la fiaba, la morte, anche qui vista come il passaggio a una nuova vita e non come una fine, e l’amore. Ecco, l’amore è un altro tratto del cinema di Burton che mi affascina particolarmente. Un giorno una persona a me molto cara mi ha chiesto come descriverei l’amore burtoniano. Io ho risposto: “intenso, ma pieno di solitudine“.

Pensiamo a Edward e Kim, per esempio, che alla fine non sono mai riusciti a stare insieme. E pensiamo, in questo caso, al rapporto padre-figlio, che ritornerà. Abbiamo qui un figlio triste, che non si sente capito e che non sente di conoscere un padre che invece sostiene di essere stato sempre se stesso. I due non si sono addirittura parlati per tre anni, ma indovinate cosa li legherà indissolubilmente alla fine? Una storia. La storia di come ci lascia il grande Edward Bloom, un pesce che non si può catturare.

big fish

La fabbrica di cioccolato 

Arriviamo al 2005 con uno dei miei film preferiti del sommo regista. Partiamo dal fatto che trovo incredibile la performance di Johnny Depp in questo film. Voi non lo sapete, ma in realtà lui si chiama Willy Wonka, perché chi altro poteva interpretare questo personaggio meglio di lui?

Qui Burton prende una storia, già rappresentata cinematograficamente nel 1971 (in malo modo aggiungerei), e la rende il più burtoniana possibile. Anche qui, infatti, vediamo un amore intenso ma profondamente solitario, e ancora una volta riguarda il rapporto padre-figlio (mi riferisco a Willy Wonka). Poi le scenografie sono burtoniane all’ennesima potenza. Dai, la casa di Charlie Bucket isolata dalle altre case, tutte uguali (critica), con quella porta sbilenca e obliqua? Se dovessero chiedermi di disegnare una casa alla Burton la farei così.

Anche le atmosfere sono più cupe rispetto al film precedente, gli Umpa Lumpa sono caratterizzati meglio, le canzoni sono più belle, anche perché variano da bambino a bambino. Ma poi volete mettere la scena della TV dove Burton ci aggiunge 2001:Odissea nello spazio? Dai, ma di cosa stiamo parlando. Quest’uomo è un genio indiscusso, e gli dovrebbero dare un Oscar per il solo fatto di esistere. Anzi, dovrebbero inventare un premio solo per lui.

johnny depp

E non dimentichiamo MAI, che Burton ci presenta spesso, nei suoi film, dei genitori inadeguati(ssimi). Già solo qui i genitori di ogni bambino, a parte Charlie, sono da prendere a bastonate sulle gengive. Il padre di Veruca l’ha viziata a iosa (due schiaffi ben assestati e vedi come la metti in riga, altro che scoiattoli); la madre di Violetta è una competizione vivente; i genitori di Mike lo hanno concepito con un joystick in mano e con la televisione negli occhi; e i genitori di Augustus secondo me lo stavano facendo ingrassare apposta per mangiarselo loro (mi dissocio da qualunque commento offensivo).

È una storia estremamente poetica, con una solida morale, rappresentata visivamente in maniera decisamente accattivante. Fa sempre piacere riguardarlo e penso anche che sia esteticamente e registicamente uno dei suoi migliori film. A mani basse, sfiora la perfezione. E schcussate se è poco.

fabbrica di cioccolato
ma io posso vincere Johnny Depp anziché la fabbrica?

La sposa cadavere

Lo stesso anno, Burton ci dimostra quanto sa essere bravo anche con la stop motion, anche se già potevamo intuirlo nel 1993 con Nightmare Before Christmas, che purtroppo non è stato diretto dal mio amore, in quanto era impegnato sul set di Batman Returns. Però insomma, di elementi burtoniani ce ne sono a profusione anche se il film lo ha diretto Henry Selick (quello di Coraline per intenderci). Cioè, quella collina a ricciolo su cui canta Jack è una delle cose più burtoniane che esistano.

Spendo solo due parole a riguardo: il film lo adoro, le musiche sono fantastiche, i personaggi sono realizzati in modo assai originale e poi quale festa migliore se non Halloween poteva caratterizzare Burton? Gli unici difettucci che a mio parere presenta questo film sono il fatto che, a tratti, c’è qualche buco di sceneggiatura, e la storia tra Jack e Sally è un po’ sempliciotta. Ma insomma, nel complesso è un film spettacolare.

nightmare before christmas

Torniamo però al contenuto principe. La sposa cadavere è sicuramente uno dei miei preferiti, e vi dico subito perché. Innanzitutto qui il concetto di “finché morte non vi separi” Burton lo prende e lo asfalta, e ci sputa pure sopra. Poi, il contrasto cromatico e d’atmosfera che si genera fra il mondo dei vivi e quello dei morti è qualcosa di spettacolare, e che riprende peraltro Beetlejuice.

Insomma, qua sulla terra non facciamo un cheiz, siamo noiosi, arroganti, pensiamo solo ai soldi, ci facciamo tutti gli affaracci altrui. Invece appena schiattiamo ce la godiamo, balliamo, cantiamo (il Jazz dell’Aldilà è una canzone bellissima) e siamo tutti più felici e spensierati. Ovviamente Burton non ci sta dicendo che dobbiamo morire per essere felici, ma che non dobbiamo vedere la morte come qualcosa che ferma la nostra felicità.

la sposa cadavere

La cosa che più mi ha colpito di questo film è l’essenza di Emily, la sposa cadavere. Il suo sogno più grande era quello di poter amare ed essere amata, di sposarsi ed essere felice (ritorna quindi l’amore intenso ma pieno di solitudine). Tuttavia, la bella sposina viene accoppata proprio il giorno del suo matrimonio dal suo stesso marito (oltre al danno la beffa). Eppure lei non perde mai la speranza di potersi innamorare e di sposarsi. Però, probabilmente, questo la teneva incastrata, prigioniera di se stessa.

Perché è proprio alla fine, infatti, che Emily, rinunciando a sposare Victor perché sapeva di star “rubando il sogno di qualcun altro“, è finalmente libera. Non sposandosi, ma lasciando Victor e Victoria liberi di amarsi e amando se stessa. È proprio così che non rimane una sposa in eterno, ma può librarsi nell’aria finalmente sciolta da questo eterno legame che si era creata.

È una storia bellissima, ricca di elementi visivi eccentrici, colorati e fantasiosi. E anche i costumi sono qualcosa di spettacolare. Quell’abito stracciato sotto cui si vedono le ossa rimarrà nell’immaginario cinematografico per sempre.

la sposa cadavere

Alice in Wonderland 

Chiudo questo mio inno verso il grande Burton con questo meraviglioso film del 2010. Insomma, dopo il libro di Carroll e il fantastico adattamento Disney, non poteva mancare una spruzzatina dark per dare un po’ di sprint a questa fiaba. Tuttavia, il grande genio burtoniano non ci presenta una ragazzina ingenua che cade nella tana del coniglio per poi ritrovarsi in un mondo incantato. No no.

Qui Burton ci presenta un’Alice cresciuta, che attraversa nuovamente LA soglia (la tana del coniglio è la soglia per antonomasia) e si ritrova in un mondo distrutto, corrotto. Il Sottomondo è devastato, schiavo della Regina rossa, a cui tra l’altro Helena Bonham Carter dà un tocco superlativo. È un mondo oscuro, grigio, cupo. Insomma, è il mondo di Burton, e lei è la sua Alice. E, soprattutto, qui troviamo il suo Cappellaio.

Johnny Depp secondo me nel tempo libero va a bersi il tè con quel cappello, perché per questo personaggio è perfetto, rappresenta la sua quintessenza. Certo, sicuramente notiamo delle venature alla Jack Sparrow, ma non possiamo dirgli nulla. Questo Cappellaio è IL Cappellaio, e su questo non ci piove. Il suo trucco è magistrale, i capelli sono perfetti, e il suo vestito… Oh mio Dio, non cominciate a farmi parlare dei vestiti di questo film perché potrei mettermi a piangere di gioia.

Comunque, qui Burton ci delinea meglio la Regina rossa e il Cappellaio rispetto al cartone del 1951, anche giustamente direi, poiché, seppur entrambi firmati Disney, il film di Burton non è proprio riferito allo stesso target di età del suo precedente animato. E, inoltre, qui troviamo anche la Regina bianca, interpretata da una super figa Anne Hathaway. Insomma, a me questo film piace un sacco, anche perché la storia di Alice nel paese delle meraviglie mi ha sempre affascinata.

alice in wonderland

Concludo sottolineando che Burton fa un uso della musica che è solo suo. Di fatti, in tutti i film di cui vi ho parlato le musiche sono curate dal grande Danny Elfman, che secondo me si è fatto un giro nella mente di Burton per scrivere musiche così azzeccate.

Detto ciò, spero di avervi trasmesso un pochino (taaaanta) della mia passione burtoniana e vi invito a guardare TUTTI i suoi film, perché ognuno a modo suo è strabiliante. Baci e abbracci.

 

 

Martina Catrambone

Affetta da cinefilia sin dalla nascita, cresciuta a suon di film e cartoni. Sono andata al cinema per la prima volta a quattro anni e da lì non ho più smesso. Mi faccio tanti film mentali e studio cinema per provare a fare film reali.

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