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Venezia 73 – Daily 1 Settembre – La La Lido!

La La Land: Emma Stone e Ryan Gosling

Dopo l’annuale (e costosa) transumanza del bestiame agli amici nota come “traghetto per il Lido”, io e Sara siamo alfine giunte sulle coste del Festival di Venezia, appena in tempo per inciampare nel vestito di Emma Stone entrando attraverso le porte girevoli dell’Excelsior.

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Mi aspettano sette lunghi giorni di rimpallo della patata bollente del daily con Sara (il che significa vari tentativi di pugnalamento alle spalle mano a mano che una di noi due dovrà restare in casa a scrivere e l’altra si sollazzerà sulla terrazza a bere Martini con Chris Pratt o Keanu Reeves).
Perciò ciancio alle bande ed entriamo nel vivo.

Note interessanti del primo giorno:
All’Excelsior dan via birra Forst come se non fosse loro. E questa è già un’ottima notizia.
Le misure di sicurezza sono vertiginosamente aumentate: ci sono ben TRE, e non una, TRE transenne blu nuove di zecca con il logo del Festival che chiudono la strada dell’Excelsior, obbligando il pubblico a un difficoltoso slalom per passare.
A breve le nuove soluzioni sicurezza a base di cocci di bottiglia sui muri e coccodrilli nei canali.
Comunque, una cara vecchia tradizione si conferma immutata: l’importanza dell’Attitudine.
Se infatti le bodyguard tamponano a mani nude le orde di umani che si affollano davanti all’Excelsior come solo Hodor con le porte sa fare, basta entrare ordinatamente ed educatamente dalla porta principale, senza schiamazzi e senza fotografare attori non consenzienti da due cm di distanza, per passare incolumi la sorveglianza.
Per cui, ragazzi che ardentemente volete fare una foto con il vostro VIP del cuore:
Urlare alla sua vista, corrergli incontro, mettergli un braccio sulle spalle e scattare un selfie: NO.
Avvicinarsi un secondo con calma quando li si vede tranquilli e in rispetto del loro spazio fisico, salutare, fare i complimenti per il loro lavoro, chiedere una foto con gentilezza: OK.
Il film di apertura era, appunto, La La Land: presente in sala era la simpaticissima e bravissima Emma Stone, già ospite al Lido due anni fa per quel capolavoro che era Birdman. Leggenda narra che Emma sia entrata in sala con un vestito (stile Frozen) e sia uscita con un altro, e nostri infiltrati alla festa confermano.
Assente invece il protagonista maschile Ryan Gosling, con sommo scorno – per me inspiegabile – di un sacco di esponenti della mia categoria. Ecco, non sono la persona più giusta per parlare di lui perché, se per molte ragazze rappresenta IL sex symbol per antonomasia, personalmente… lo prenderei a schiaffi, è più forte di me.
E sì, ho visto Drive.
E sì, ora non sopporto neanche Drive.
Come se non bastasse, il motivo per cui è assente è che sta girando il remake (o il sequel? Non ho nemmeno osato approfondire) di Blade Runner.th
No, Ryan. Stuprare uno dei film più belli della storia del cinema non è una strategia giusta per avere il mio affetto.
Mentre devo ammettere che, se anche Emma Stone non mi fa impazzire esteticamente, in La La Land è veramente brava e capisco perché così tanti registi la vogliono: il suo viso, così particolare, ha un’incredibile espressività, oltre a essere naturalmente simpatica e piena di talento – nel film canta, balla e recita da dio. Interpreta, tra l’altro, un’attrice ed è straordinariamente efficace nel recitare la parte di chi recita e però si sforza di essere naturale recitando (compro una vocale) e riuscire a comunicare perfettamente e nell’immediato tutti questi livelli.
J-J-JAMESON-LAUGHMenzione speciale anche per J.K. Simmons, un attore (vincitore dell’Oscar come non protagonista con Whiplash, dello stesso regista) che può apparire in un cameo di 2 minuti e nobilitare qualunque cosa, anche uno spot della Whiskas. Stiamo parlando dell’eroe nazionale che è riuscito a tirare su con la sua sola presenza persino quella merda atomica di Spider Man 3.
Il film La La Land secondo me è carino, non eccezionale o il capolavoro di cui parlano certi quotidiani. Molto “già visto”, molto prevedibile in alcuni snodi, si riscatta per la bellezza e complessità della messa in scena ed è certamente una commedia romantica sicuramente e dolceamara.
Uno di quei film che poi il festival, con le pellicole sui cinesi che muoiono nelle fosse, sui piccioni che riflettono sull’esistenza, piccioni che muoiono nelle fosse, tendenzialmente ti fa rimpiangere per tutta la durata del soggiorno.

Laavor et Hakir 

Forse, da come ho parlato, potreste avere inteso che io e Sara abbiamo visto La La Land alla prima: grazie, molto gentili, ma ovviamente l’abbiamo potuto recuperare solo stamattina tra i comuni mortali, alla replica del Palabiennale, noto soprattutto ai più per condividere la climatizzazione interna con la vasca dei pinguini all’Acquario di Genova.
Perché tu sei un povero accreditato e devi soffrire.
Oggi mi aspettano altri due film che spero non vincano l’ambito premio “chi me l’ha fatto fare”: Laavor et Hakir (Through the Wall), ebraico e riguardante una futura sposa abbandonata sull’altare che si mette in testa di non annullare il matrimonio e trovare uno sposo con cui sostituire quello vecchio entro la data stabilita.Laavor-et-Hakir-425
Una di quelle trame che, sulla carta, paiono molto interessanti, se non fosse che la regista Rama Burshtein ci aveva deliziato qualche anno fa con La sposa promessa, ALTRO film con un presupposto praticamente rovesciato: neo-sposa muore lasciando un bimbo e allora il marito ebreo ortodosso decide di sostituirla a piè pari, sposando la sorella minore. Che prima non vuole, poi vuole, poi non vuole, poi vuole, poi… Poi vuole perché sono ebrei ortodossi e l’opinione di una donna non conta comunque una sega.
Non è un bel ricordo.
Più speranze ce le offre il film delle 22.00, Arrival di Denis Villeneuve, in concorso, perché… ci sono gli alieni. E Jeremy Renner (per gli amici, Occhio di Falco degli Avengers). E Amy Adams. E gli alieni.
Non sappiamo altro finora, dunque ne parleremo meglio nel daily di domani.
Però ci sono gli alieni e questo comunque ci dà coraggio.

PS: al posto del film ebraico in realtà avremmo voluto TANTO vedere il nuovo lavoro del maestro Wenders (starring Stanis La Rochelle, credo), ma PER DISDETTA i biglietti al nostro arrivo erano finiti.

Potremmo anche metterci in coda fuori nella speranza che ci facciano entrare all’ultimo.

Ma…

Article written by:

Francesca Bulian

Posata su uno scoglio da un gabbiano nell'agosto '86. Storica dell'arte, fangirl, cinefila. Ama i blockbusteroni ma guarda di nascosto i film d'autore (o era il contrario?). Abbonata al festival di Venezia. Lettrice compulsiva e consumatrice di serie tv. Ha sempre un occhio di riguardo per i suoi attori feticcio - per meriti professionali ma più spesso estetici.

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