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Venezia 73 – Daily 6 settembre – Cannibali e sex toys tentacolari

Tentacle porn

Per tutti i Kraken di Venezia! Il Daily di oggi sarà (non volutamente) a tema bizzarro movies. Quello di ieri un po’ meno.

Infatti si parte col botto grazie al film messicano delle 17 di ieri, che avevamo programmato di vedere a scatola chiusa: La región salvaje (The Untamed) di Amat Escalante. Qualche sospetto ha cominciato a serpeggiare – è la parola giusta – quando scorrendo le informazioni sul film mezz’oretta prima di vederlo ci è caduto l’occhio sulla tag “tentacle porn”.

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Sarebbe infatti una pellicola di fantascienza, la cui idea di base è che un gruppo di persone sulla Terra entra in contatto con una creatura proveniente dallo spazio dotata di… molti tentacoli, appunto, che scatena in uomini, donne e animali pulsioni sessuali irrefrenabili… e intrattiene rapporti fisici veri e propri con gli esseri umani. Vi direte: sarà un film proiettato in qualche categoria minore, un film di mezzanotte magari, settore più sperimentale?

No, è in concorso a Venezia 73. Si batte per il Leone d’Oro. Tanta stima, di base, a chi l’ha proposto e ai selezionatori per averlo accettato.

La storia ruota attorno a una coppia messicana sposata con figli. Il marito ha una relazione illecita con il fratello di lei, infermiere. Quest’ultimo, un giorno, medica al pronto soccorso una ragazza con strane lesioni sul corpo e ne diventa amico. Si confidano reciprocamente i loro problemi riguardo le loro relazioni sessuali, e la ragazza racconta di non saper proprio resistere al suo amante. Poi, chiede all’infermiere se vuole provare a incontrarlo. Non sarà, esattamente, come se lo aspetta.

La creatura, in realtà, si mostra abbastanza tardi nel corso del film, probabilmente per questioni di budget. L’enorme polipone falliforme è infatti realizzato con una computer grafica stranamente molto raffinata per un film del genere – quando lo spettatore interrompe un secondo di vomitare e trova tempo e voglia di guardarlo bene. Pare esista una vera e propria perversione sessuale verso i tentacoli. Questo spiega forse in parte le persone che a film terminato si sono alzate intorno a me urlando al capolavoro.

tentacoli

Non fraintendetemi: non sono una di quelle spettatrici che si fa spaventare dal tema in sé. Il problema, qui, è che semmai il regista poteva spingere un po’ di più. Hai fatto 30, fai 31. E invece il film pare un’occasione persa per creare qualcosa che davvero rimanga impresso a fuoco nella retina (anche se ci ha tentato, lo giuro) e dopo un po’, sembra girare attorno a sé stesso. Soprattutto non è chiaro esattamente che cosa il grosso sex toy tentacolato volesse simboleggiare, come allegoria. La liberazione della donna? La protagonista è, in effetti, intrappolata in un matrimonio sessualmente insoddisfacente, e trova nel grosso calamaro amoroso e dudu e dada tutto ciò che non ha mai avuto prima tra le lenzuola. Sticazzi (letteralmente). Comunque il pubblico sembra abbastanza soddisfatto, potrebbe persino racimolare un Leone, un’Osella o un Tentacolo d’Oro.

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Un documentario su Nick Cave?

Breve pausa tra i film strani del festival per la proiezione di One More Time With Feeling in Sala Grande alle 22. Il documentario su Nick Cave – presentato in 3D senza alcuna valida ragione – è sicuramente fatto per un pubblico di fan dell’artista, ma non funziona sulle proprie gambe e non è nemmeno chiaro che direzione voglia prendere. È un backstage della realizzazione del suo ultimo album? È un documentario su di lui? È un tributo al figlio, morto nel 2015? La pellicola tocca molto tutti questi punti senza offrire un quadro preciso su nessuno. Non è chiaro lo scopo di presentare questo materiale a un Festival del Cinema.

Bad Batch

Stamattina, invece, mi sono infiltrata di primo mattino alla proiezione per la stampa di Bad Batch di Ana Lily Amirpour, di cui posso perciò parlarvi in super-anteprima. Il contesto è distopico, ricorda vagamente Mad Max: siamo nel deserto americano, dove gli scarti di una società al di fuori dei confini, evidentemente dedita ormai alla purificazione della specie umana, vagano vivendo di stenti. Ma più che di stenti, in gran parte di cannibalismo. I più deboli vengono infatti praticamente cacciati come animali e tenuti poi in catene per essere mangiati a poco a poco.

Non tutti condividono queste velleità: c’è una piccola cittadina, Comfort, che tutti anelano di raggiungere per poter vivere in pace e soprattutto senza il rischio continuo di ritrovarsi con una gamba staccata e rosolata a fuoco lento. Lì vive una sorta di spacciatore/predicatore religioso – interpretato da Keanu Reeves – che basa la sua filosofia sul concetto di Dream, sogno, un desiderio di miglioramento che affascina (e asservisce) tutti i reietti che ci vivono. La protagonista Arlen, una ragazza di Comfort che ha un conto in sospeso con i cannibali, entra in contatto con una delle loro bimbe e decide di portarla con sé. Avrà, però, alle calcagna il padre della bambina, Miami Man, cannibale, killer efferato – e ritrattista! – con cui non si scherza. Ma tutto sommato ad Arlen non dispiacerà poi così tanto essere braccata. Voglio dire, è Khal Drogo. Aquaman. Insomma, Jason Momoa.

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E se c’è una morale in questo film – e penso di no – credo che si possa trovare nella seguente massima: “tira più un pelo di Jason Momoa che un carro di buoi”. So che non si è capito niente (meglio, così non ho fatto spoiler), ma quando vedrete, saprete. Nel cast, anche un irriconoscibile Jim Carrey nel ruolo di un barbone muto – se non avessi saputo che c’era, non l’avrei mai notato.

Alla fine, Bad Batch è un film parecchio strano. Tanto che non so se mi è piaciuto o no. Non so nemmeno se possedeva una comicità volontaria o involontaria. Alla fine ho comunque riso. Sicuramente, conferma una buona tendenza di questo Festival: nel bene e nel male, tutti i film che ho visto sono piacevoli, godibili o quantomeno seguibili.

Oggi, per me, è giorno di valigie: domani me ne ritorno a Genova, ricca dopo i film di oggi di un nuovo grande trauma edipico. Nei prossimi giorni la staffetta del Daily torna nei tentacoli di Sara, che sennò mi batte la fiacca. Amica mia, mi dispiace per te: dopo i cannibali e i polipi porno, non so come riuscirai a fare meglio!

(Mai sfidare il Festival.)

Hasta la vista, babies!

Article written by:

Francesca Bulian

Posata su uno scoglio da un gabbiano nell'agosto '86. Storica dell'arte, fangirl, cinefila. Ama i blockbusteroni ma guarda di nascosto i film d'autore (o era il contrario?). Abbonata al festival di Venezia. Lettrice compulsiva e consumatrice di serie tv. Ha sempre un occhio di riguardo per i suoi attori feticcio - per meriti professionali ma più spesso estetici.

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