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Venezia 74 – Daily 10: Il nostro tifo prima della Cerimonia di Premiazione

Sembra ieri che siamo arrivate al Lido per questo lungo Festival ed eccoci invece all’ultimo Daily prima della cerimonia di premiazione!

Oggi pomeriggio, dalle ore 19:00, la vostra amabile Fra Bu di quartiere (io) seguirà la cerimonia in diretta e vi aggiornerà sui vincitori minuto per minuto.

Il nostro tifo è abbastanza allineato: sia Sara sia io mettiamo sul podio

  1. Three Billboards Outside Ebbing, Missouri (Martin McDonagh)
  2. The Shape of Water (Guillermo Del Toro)
  3. Suburbicon (George Clooney)

Mentre temiamo tantissimo una vittoria di EX LIBRIS, il documentario realizzato da Frederick Wiseman sulla Biblioteca di New York.

Di 200 minuti.

Se volete recuperare le puntate precedenti del Daily, cliccate qui. Altrimenti, ecco il fondo del nostro barile… Volevo dire, i film dell’ultima parte di Festival, visti oggi:

Jusqu’à la garde

Jusqu'à la garde

Sono stata trascinata di peso a vedere un film francese, che è la mia criptonite.

So che è un pregiudizio. Ma.

Però devo spezzare una lancia in questo caso per il film di Xavier Legrand: è fatto bene. È pure un film che mostrerei nei centri anti-violenza, poiché tratta il tema della separazione problematica in maniera non banale.

Il grande disagio iniziale, che innesca la violenza, è che entrambe le parti vedono se stessi come vittima: sia la moglie che vuole separarsi dal marito e agire nell’interesse dei figli che non vogliono frequentarlo, sia il marito (interpretato da Denis Ménochet, il francese che nascondeva gli ebrei nell’incipit di Bastardi senza gloria) che si sente messo da parte e discriminato dai figli in favore della madre. Nella prima parte, è difficile per lo spettatore capire chi ha ragione e chi torto. Diventa ovviamente più chiaro mano a mano che il film va avanti, e per quanto la dinamica sia molto semplice, il regista è capace di comunicare la tensione dei suoi personaggi, fino all’esplosione finale.

Girata come se fosse un horror, ma estremamente realistica.

Life Guidance

Life Guidance

Siamo di nuovo cadute nel solito tranello del Festival, fidandoci a scatola chiusa di una trama che sembrava promettente.

Sulla carta, Life Guidance di Ruth Mader doveva essere un film di fantascienza distopico su una società regolata dal successo, in cui i membri mediocri della popolazione venivano messi da parte e addormentati.

Nel concreto, il film è una Merda.

Ci siamo fatte fregare in maniera colossale.

Certo, il fatto che la produzione sia austriaca doveva insospettirci: è evidente che, per fare un film di fantascienza, alla regista mancava il budget.

E allora si sprecano inquadrature a caso di condomini, di case, di boschi, e il film è al 75% il protagonista – il sosia triste di Colin Firth – che cammina, e al 15% nonsense. La mancanza di soldi non è una giustificazione bastante a motivare la presa per il culo.

A onor del vero il film era talmente osceno da farmi trattenere la ridarella per due ore. Alla fine, quando il protagonista dopo tanto vagare sbuca senza motivo da dietro un albero come Homer Simpson sbucava dalla siepe, avevo le convulsioni.

MANHUNT

Manhunt

Di sera invece abbiamo visto un film che divertente lo era genuinamente e volontariamente: Manhunt di John Woo, presentato fuori concorso, quelle quality trashate dall’Asia che a noi piacciono tanto e che al Festival fanno subito “midnight madness” con tifo e svacco generale.

In sala al solito erano presenti almeno sei file di addetti ai lavori del film, dal regista all’aiuto-catering, come sempre accade quando ci sono di mezzo pellicole orientali. Il film è divertente senza impegno, pieno di sparatorie coreografate e inseguimenti, con quelle leggerezze di messa in scena che fanno subito B movie (a un dato punto i due protagonisti maschili si scontrano sulle moto d’acqua e sono zuppi, nella scena dopo, appena toccano la terraferma, sono di nuovo asciutti e impeccabili) ma evidentemente volute e anzi, ricercate.

Queste proiezioni sono il nostro vaccino all’intellettualismo. Abbiamo notato un pattern con l’aumentare dell’età: a vent’anni fresco di università ancora ci credi che i film di sei ore di cui cinque di pianosequenza sugli stormi di uccelli siano arte.

A trent’anni, dopo dieci giorni di Lido, vuoi solo arti staccati con la mannaia, mostri della laguna innamorati e cinesi e giapponesi che se le danno (a voi scoprire in sala in quali particolari film si verificano queste tre variabili).

Vicenda, svolgimento, conclusione.

Santamaria docet. È il nostro Messia in questa battaglia senza esclusione di colpi.

Oggi pomeriggio sapremo se il Bene trionferà, o verrà ancora una volta sopraffatto. Restate collegati dalle 19 in poi, continuate ad aggiornare, e soffrite con me (soffrirò fisicamente: con ogni probabilità mi toccherà sedere per terra…)

Nel frattempo vi saluto anch’io con il mio ultimo Daily per quest’anno: è stata un’esperienza molto emozionante e un’onore rappresentare TheMacguffin.it con Sara al Festival di Venezia. Non vedo l’ora di ripeterla, l’anno prossimo – e mille altre volte ancora.

A più tardi col momento della Verità.

Article written by:

Francesca Bulian

Posata su uno scoglio da un gabbiano nell'agosto '86. Storica dell'arte, fangirl, cinefila. Ama i blockbusteroni ma guarda di nascosto i film d'autore (o era il contrario?). Abbonata al festival di Venezia. Lettrice compulsiva e consumatrice di serie tv. Ha sempre un occhio di riguardo per i suoi attori feticcio - per meriti professionali ma più spesso estetici.

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