Venezia74 biennale mostra festival del cinema di venezia 74
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Venezia 74 – Daily 5: L’abbrutimento continua, ma abbiamo il Fior di Loto!

Ho dovuto controllare il Daily di ieri per scoprire che siamo ormai al quinto giorno di mostra. Al giro di boa. Al momento in cui si perde il senso del tempo e inizia lo svacco, il trascinarsi senza forze di sala in sala in pigiama, l’abbrutimento alimentare. Comincia insomma quello che noi definiamo “il Festival della Porchetta”. Le apparizioni della Marini si fanno sempre meno sporadiche, la security ti invita a salire sul red carpet in infradito, le vignette di Disegni diventano più crudeli, subentra il cannibalismo, eccetera.

Trovate le puntate precedenti qui.

Vince Vaughn, lascia fare a Bruce Willis

Trepidavamo letteralmente alla prospettiva della proiezione di mezzanotte di Brawl in Cell Block 99: un po’ perché le sempre più rare proiezioni di mezzanotte son la terra di nessuno in cui succedono le cose interessanti. Un po’ perché sulla carta il film ci era stato presentato come “ultraviolento e più scioccante di Arancia Meccanica“. Ora. Io non so che Arancia Meccanica abbiano visto gli scribani di sinossi, ma non è evidentemente quello che ha girato Kubrick.

Vince Vaught nei panni dell’action hero perde il lavoro e per mantenere la moglie incinta decide di diventare corriere della droga. Finisce nei casini e lo mandano in galera. Al ché dei messicani per vendicarsi gli rapiscono la moglie e minacciano di ucciderla se non trova il modo di farsi trasferire in un carcere di massima sicurezza, dove sarà alla loro mercé. Etc. Il film è cominciato circa a mezzanotte e dieci e non avevo sonno quando sono entrata in sala. Verso l’una mi sono abbioccata: nei miei rari momenti di veglia volgevo gli occhi verso le file adiacenti e vedevo solo le bocche aperte degli spettatori addormentati, a perdita d’occhio.

Ci siamo svegliati tutti a mezz’ora dalla fine, di botto, col rumore del primo cranio esploso, e ci siamo gustati il breve atto di ossa rotte e mandibole volanti. Poi siamo tornati tutti a nanna, con la sensazione di essere stati fregati: i femori iniziano a schizzare veramente solo negli ultimi venti minuti. Un po’ come promettere un porno e poi proporre allo spettatore un’ora e mezza di Antonioni che legge Sartre e a seguire quindici minuti di porno.

L’emigrazione di Paolo Virzì

The Leisure Seeker di Virzì è stato molto figo. La mia fan-theory è che il personaggio di Donald Sutherland sia lo stesso che interpreta in Animal House qualche decennio dopo, ma questa è un’altra storia.

Due anziani coniugi decidono di regalarsi un viaggio verso il Sud degli Stati Uniti sul vecchio camper di famiglia, all’insaputa dei figli. I figli vanno totalmente in acido perché la moglie, malata di cancro, rinuncia in questo modo a tentare un altro ciclo di chemioterapia, e il marito soffre di Alzheimer a uno stadio avanzato. I due tenerissimi vecchini, che sentono di non avere più nulla da perdere, hanno semplicemente deciso di chiudere col botto e concedersi qualche settimana di libertà e amore.

Una dolce avventura senile on the road, che vi farà versare qualche lacrimone.

John Landis uomo meraviglioso

Oggi pomeriggio mi sono regalata due ore distensive con il restauro di Tutto in una notte: John Landis è da qualche anno un affezionato del Festival e domani verrà presentato il making of del suo Thriller.

Vi confermo l’opinione inconscia che avete sempre avuto di John Landis: è un adorabile nonnino tenerello, che si spara dall’inizio alla fine i restauri dei suo vecchi film. Anche l’anno scorso era rimasto in sala per l’intera proiezione di Un lupo mannaro americano a Londra. Quest’anno, per mia grande gioia, era seduto esattamente davanti a me e ho avuto tutto il tempo per volergli bene telepaticamente.

Venezia 74 festival John Landis

Io che voglio bene a John Landis

Victoria & Abdul

Sappiate che ogni volta che Judi Dench sbarca al Lido il tappeto rosso piomba in un ammirato mutismo tipo sacra icona, in mezzo al quale lei incede, regale. L’ho visto succedere più di una volta. Per questo motivo la giuria composta da me e dalle disgraziate che con me abitano la casa ha deciso di attribuirle l’ambito Premio Fior di Loto di quest’anno, conferito ad ogni edizione all’ospite dall’aria più imperturbabile. Un riconoscimento che per la maggior parte delle ultime 12 edizioni è stato vinto da Colin Firth, ma con eccezioni illustri: l’anno del tragico esordio alla regia di James Franco toccò a lui, ad esempio. Per il composto stoicismo con cui riuscì a ringraziare il pubblico al termine della proiezione di mezzanotte di Sal, mentre i superstiti in sala lo fissavano con odio crescente.

Il Lido non dimentica. Sto ancora aspettando la maglietta “I survived…”, per quella notte.

Comunque, Victoria & Abdul: grazioso e leggero film storico sul rapporto di amicizia tra la Regina Vittoria e un giovane servitore indiano, giusto per riconciliare l’Impero Britannico con le ex colonie oppresse. Sinceramente molto divertente per tutta la prima parte, scritto bene il personaggio di Victoria (e cucito addosso alla Dench) un po’ meno curato nelle motivazioni iniziali e nel background quello di Abdul. A Stephen Frears, il regista, in apertura è stato consegnato il Glory to the Film-maker award – un riconoscimento che di cui in tutti questi anni non mi è ancora del tutto chiaro il criterio di attribuzione.

Domani passeremo la giornata a piantonare Woody Harrelson che, l’abbiamo da poco scoperto, è sbarcato al Lido oggi. E non avrà pace nelle prossime 24 ore. Lasciate le domande imbarazzanti che volete gli vengano poste alla conferenza stampa delle 14:00 sulla pagina Facebook di TheMacGuffin: faremo il possibile per renderci ridicole.

Article written by:

Sara Boero

Sua madre dice che è nata nel 1985, a lei sembrano passati secoli. Scrive da quando sa toccarsi la punta del naso con la lingua e poco dopo si è accorta di amare il cinema. È feticista di Tarantino almeno quanto Tarantino dei piedi. Non guardatele mai dentro la borsa, e potrete continuare a coltivare l'illusione che sia una persona pignola.

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