Film

Zack Snyder’s Justice League è il film che i fan DC hanno sempre sognato

Lo ammetto, aspettavo l’uscita della Snyder Cut come la seconda venuta di Cristo. Principalmente per tre motivi. Primo: a differenza del 99% della critica di settore, adoro Zack Snyder. Secondo: sono un fanatico delle versioni estese. Terzo: perché il Justice League uscito nel 2017 a malapena si poteva considerare un film. Al contrario era un rivoltante ibrido di due visioni cinematografiche agli antipodi tenute insieme con lo sputo, che era riuscito nella non comune impresa di non piacere a nessuno (me compreso).

Ovvio che la curiosità di vedere cosa avrebbe tirato fuori Snyder, finalmente libero di completare la sua opera senza interferenze esterne, era tanta. E questo nonostante le voci contrarie dei detrattori, intenti prima a negare l’esistenza di tale versione e poi, dopo essere stati smentiti in maniera plateale, a lamentarsi del fatto che sarebbe comunque stata “lo stesso film”.

Batman, Wonder Woman e Zack Snyder
“Vedete? Quelli dicono che la Snyder Cut è lo stesso film. Mortacci loro!”

La storia di come siamo arrivati a questa situazione è nota. Zack Snyder era in piena post-produzione quando gli giunse la notizia del suicidio della figlia Autumn. Distrutto dal dolore, il regista non aveva più la forza di controbattere alle richieste dei produttori, che premevano affinché aggiungesse più ottimismo e ironia alla pellicola, arrivando addirittura ad assumere Joss Whedon, fresco del successo dei primi due Avengers, per riscrivere alcune scene alleggerendo i toni.

Snyder prese quindi la condivisibile decisione di abbandonare la regia, che fu subito affidata a Whedon. Come ormai sappiamo tutti, il contributo di quest’ultimo fu molto più invasivo del previsto. Tra tagli, reshoot, rimontaggi, palette cromatica modificata, colonna sonora sostituita e baffi di Superman eliminati (male) in CGI, la Justice League cinematografica (simpaticamente ribattezzata JOSStice League) non aveva nulla a che fare con quella concepita da Snyder e, come anticipato, scontentò tutti.

Superman
La reazione di un fan che ha appena visto ‘Josstice League’

Da subito i fan richiesero a gran voce il rilascio della versione originale del film. La campagna andò avanti per tre anni, durante i quali lo stesso Snyder iniziò a interessarsi alla cosa, condividendo sui social immagini dal dietro le quinte e dal montaggio preliminare. Infine, lo scorso maggio, giunse la notizia che il regista avrebbe rimesso mano alla pellicola, realizzando una director’s cut in esclusiva per HBO Max. Neanche un anno è passato e la sua opera è finalmente qui, visibile in Italia su Sky Cinema e NOW. Ora la domanda è lecita: Zack Snyder’s Justice League è davvero “lo stesso film”?

Bisogna dire che la trama è pressoché la medesima: dopo la morte di Superman (Henry Cavill), il supercattivo alieno Steppenwolf arriva sulla Terra per cercare le tre Scatole Madri e conquistare il pianeta; per fermarlo, Batman (Ben Affleck) e Wonder Woman (Gal Gadot) decidono di formare una squadra di supereroi, di cui fanno parte Aquaman (Jason Momoa), Flash (Ezra Miller) e Cyborg (Ray Fisher). Se però il cosa non è tanto diverso, a cambiare completamente è il come.

Justice League
L’epicità!

Epurato di tutte le aggiunte inutili e risarcito dei tagli sconsiderati subiti, Zack Snyder’s Justice League è un film decisamente più coeso e coerente con i capitoli precedenti rispetto alla versione cinematografica. Addirittura corregge molti buchi di trama presenti in quest’ultima. Ma soprattutto è una creatura di Snyder al 100% e in quanto tale ha un respiro più epico, solenne e drammatico, accentuato da una fotografia decisamente più scura e al contempo espressiva di quella vista in sala. Una bella differenza rispetto alla visione family-friendly di Whedon, che si riflette anche nella gestione dei protagonisti.

L’autore di Buffy e Firefly ha sempre dipinto i supereroi come persone normali con proprietà straordinarie. Hanno una forza sovrumana, lanciano fulmini, indossano corazze ipertecnologiche, diventano verdi. Tuttavia a fine giornata si rilassano, chiacchierano, scherzano e discutono esattamente come noi. L’esempio più lampante è la scena della festa in Age of Ultron, in cui il potente martello di Thor diviene l’oggetto di una simpatica sfida tra amici.

Batman e Aquaman
“Ehi, questo non è un martello!”

Whedon ha provato a infondere questo spirito allegro anche nella “sua” Justice League, ma l’esperimento non ha funzionato. Perché Snyder va in un’altra direzione. Per lui i super sono dèi tra gli uomini, impossibilitati a vivere una vita normale e osservati dai comuni mortali dal basso verso l’alto, sia con timore che con rispetto (basta vedere come termina il primo incontro con Aquaman). Non c’è nulla di spensierato nell’eroismo, al contrario è qualcosa di serio, una responsabilità gravosa che richiede enormi sacrifici.

In Zack Snyder’s Justice League c’è una gravitas che rimanda alla letteratura classica. Da questo punto di vista, ha senso la contestata scelta di distribuire il film in 4:3 al posto del tradizionale 16:9. Aldilà degli aspetti pratici (l’opera era stata pensata per gli schermi IMAX), solo la verticalità offerta da questo formato poteva restituire la grandezza dei suoi protagonisti, figure statuarie, esseri mitologici che hanno poco da spartire con il resto dell’umanità.

Justice League
L’immancabile posa da supereroi

Eppure, nonostante l’atmosfera cupa e violenta (il film è classificato R in America), sorprende trovare all’interno più ironia del previsto. E sto parlando di un’ironia naturale, mai forzata, e soprattutto che fa ridere. Possiamo quindi dire addio alle battute tristi di Whedon (“Qui c’è senz’altro qualcosa che sanguina”), sostituite da un umorismo più dosato, capace di alleggerire la tensione senza risultare fuori luogo. Viene quasi da chiedersi che motivo ci fosse di ordinare i reshoot se il tono era stato stemperato fin dal principio. In tale contesto, a dare il contributo maggiore è sempre Flash.

Barry Allen continua ad essere (giustamente) la spalla comica del gruppo, senza però essere fastidioso o essere mortificato da insensate gag sul brunch. In più acquista maggior spessore, si guadagna un’esilarante introduzione in cui appare Iris West (Kiersey Clemons) e agisce in maniera più matura ed eroica. Senza contare che nel terzo atto diventa assoluto protagonista di uno dei momenti più spettacolari ed esaltanti del film, evidente omaggio al finale del Superman di Donner.

Flash e Iris West
“Piacere, sono il tuo futuro marito (ops, spoiler)”

A guadagnarci di più nel passaggio dalla Josstice League alla Snyder Cut è però Cyborg. Snyder l’ha sempre considerato il cuore del film, eppure nell’edizione del 2017 il suo ruolo era quasi marginale. Al contrario qui Victor Stone gode della profondità che avrebbe sempre meritato, grazie anche a una bellissima sequenza di origini che è praticamente un mini-film a sé stante.

Nelle mani di Snyder, Cyborg diviene un personaggio complesso, tragico e tormentato: un ragazzo nel fiore degli anni che, dopo aver subito un trauma devastante, non riesce ad accettare il “mostro” che è diventato e colpevolizza il padre per l’accaduto. Il percorso che deve affrontare per convincersi di non essere “spezzato” e sanare il rapporto con il genitore costituisce di fatto la spina dorsale della pellicola, nonché la fonte dei momenti più emozionanti e commoventi. Alla luce di ciò, viene da capire come mai Ray Fisher si sia risentito così tanto per i tagli operati da Whedon.

Cyborg
Qualcuno dia uno stand-alone movie a quest’uomo!

I restanti membri della Justice League mantengono più o meno le stesse caratteristiche, seppur con qualche gradita variazione. Aquaman è meno guascone, ma sempre badass. Diana è più guerriera qui che nel suo secondo film da solista. Batman (un Ben Affleck semplicemente perfetto) si comporta come un vero leader e non come un Tony Stark idiota. Dulcis in fundo, Superman compare meno di quanto mi aspettassi, ma finalmente possiamo ammirarlo senza quell’orribile effetto digitale sulla faccia. Oltretutto Snyder gli fa indossare l’iconico costume nero dei fumetti. Una chicca per i fan che, malgrado l’assenza di una vera e propria giustificazione, fa comunque la sua porca figura.

Superman
“Ar cavaliere nero non je devi cacà er cazzo!” (cit.)

In generale, la squadra rimane il punto forte della pellicola, pur con qualche riserva. Non mi vergogno di confessare che, se c’è una cosa che ho preferito nella Josstice League piuttosto che nella nuova edizione, quella è il rapporto tra Bruce e Diana. Più specificatamente, avevo apprezzato la tensione sessuale suggerita da Whedon. Nella Snyder Cut ovviamente di ciò non vi è traccia e un po’ mi dispiace, per quanto tra i due non manchi certo l’intesa.

Riguardo al cattivo, siamo proprio su altri livelli. Non solo il design più aggressivo e spaventoso è un notevole upgrade rispetto a quel residuato della PS3 visto in precedenza. Adesso Steppenwolf è un villain con una personalità ben definita e delle motivazioni che vanno aldilà del semplice “voglio dominare il mondo” (e che coinvolgono la celeberrima Equazione Anti-Vita). Magari non sarà memorabile come Zod o (piaccia o meno) il Lex Luthor di Eisenberg, in ogni caso si tratta di un enorme passo in avanti.

Steppenwolf
Come si fa a resistere a due occhioni così?

L’aver a disposizione un maggior minutaggio per introdurre i personaggi di sicuro aiuta. Zack Snyder’s Justice League dura infatti la bellezza di 4 ore, contro le 2 della versione cinematografica. Il che, ad essere onesti, è un’arma a doppio taglio, poiché oltre a scoraggiare i possibili spettatori causa anche alcuni problemi di ritmo. Ad esempio, la pellicola soffre di una prima metà eccessivamente lunga e preparatoria. Un difetto condiviso con Avengers: Endgame, ma qui moltiplicato per due.

Fossi stato in Snyder, avrei accorciato qualche scena e ridotto considerevolmente l’uso del rallenty nelle pur notevoli sequenze d’azione. Tuttavia, complice una seconda parte che è una cavalcata sfrenata (nel senso migliore del termine), non posso dire di essermi annoiato. Paradossalmente ho trovato molto più scorrevoli i quasi 240 minuti della Snyder Cut che i 150 di Wonder Woman 1984.

Aquaman, Wonder Woman e Cyborg
Solo Snyder è riuscito a mettere il “Wonder” in Wonder Woman.

Sospetto che parte del merito vada alla colonna sonora di Tom Holkenborg (aka Junkie XL), che è trascinante, trionfale e sorprendentemente metal. Ho adorato il riff di chitarra che parte quando compare Batman, così come il coro greco alla 300 che accompagna Wonder Woman in ogni scena (dettaglio che è già oggetto di meme, ma tant’è). Per quanto mi riguarda, si tratta del miglior lavoro del compositore olandese dopo Mad Max: Fury Road e batte senza alcuna difficoltà la precedente e anonima partitura di Danny Elfman.

L’unica parte che mi ha suscitato reazioni contrastanti è l’epilogo. Il mio criticismo non è rivolto alla sovrabbondanza di finali (comunque discutibile), né alla loro qualità, tutt’altro che scadente. La scena con Joker specialmente è oro: in soli 5 minuti, Jared Leto tira fuori un’interpretazione magnifica del Clown del Crimine, con cui riesce finalmente a riscattarsi dalla sua pessima prova in Suicide Squad.

Joker
Ok Jared, ti sei guadagnato il mio perdono.

Quel che lascia l’amaro in bocca è che l’ultimo quarto d’ora lascia le porte aperte a un proseguo che probabilmente non avverrà, da un sequel con Darkseid a uno spin-off dedicato a Deathstroke. Tutti progetti che difficilmente verranno realizzati, vista la riluttanza della Warner a perseguire la visione di Snyder. A questo punto, forse sarebbe stata meglio per tutti una conclusione “secca”.

Darkseid
“We’ll meet again / don’t know where / don’t know when…” (cit.)

Tolto questo piccolo neo, Zack Snyder’s Justice League resta un’opera monumentale che non lascia indifferenti. Non è perfetta, ma garantisce l’intrattenimento che ci si aspetta da un cinecomic da 300 milioni di dollari. Certo, chi detesta il regista di Watchmen e L’Uomo d’Acciaio, il suo stile barocco e patinato, il suo gusto per le pose plastiche, i riferimenti cristologici e gli (insostenibili a volte) slow motion, probabilmente non cambierà opinione. Tutti gli altri però potrebbero rimanere affascinati da questo blockbuster che tanto ricorda una graphic novel in movimento, già a partire dalla divisione in capitoli. I fan DC poi troveranno tutto ciò che hanno sempre desiderato in un film sulla Justice League. Dopotutto è per loro se tale pellicola esiste.

Flash
Se non vi emozionate in questa scena, avete un bidone dell’immondizia al posto del cuore! (semi-cit.)

Non capita tutti i giorni che un film difettoso venga ripreso e risistemato a distanza di tempo. Se con Justice League è successo, il merito è di tutti gli appassionati che si sono stretti intorno a un padre in lutto e lo hanno incoraggiato a terminare il suo lavoro. Una vittoria dei nerd contro il sistema che per alcuni costituisce un precedente negativo. Lungi da me stabilire se sia vero o no.

Quel che so è che la Snyder Cut è un regalo per i fan, una lettera d’addio a una figlia che non c’è più (come dimostra quel “Per Autumn” alla fine), un riconoscimento della superiorità della visione autoriale sulle politiche dello studio. Inoltre è l’ennesima prova della cecità organizzativa della Warner, che aveva tra le mani uno dei capitoli migliori del DCEU e l’ha letteralmente gettato alle ortiche 4 anni fa.

Ho già detto che è improbabile che l’universo di Batman, Superman e compagni riparta da qui. Però anche l’uscita di Zack Snyder’s Justice League sembrava impossibile. Se i fan sono riusciti ad ottenere quello che volevano una volta, chi può dire che non possano farcela ancora? Il prossimo passo quindi è #ReleaseTheAyerCut, dopodiché #RestoreTheSnyderverse!

Fabio Ferrari

Classe 1993, laureato al DAMS di Torino, sono un appassionato di cinema (soprattutto di genere) da quando sono rimasto stregato dai dinosauri di "Jurassic Park" e dalle spade laser di "Star Wars". Quando valuto un film di solito cerco di vedere il bicchiere mezzo pieno, ma talvolta so essere veramente spietato. Oltre che qui, mi potete trovare su Facebook, sulla pagina "Cinefabio93".
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